Sei i cercatori di funghi deceduti nelle ultime settimane. "Vanno da soli, spesso in mimetica, con gli stivali e scelgono zone meno battute: si sottovalutano le difficoltà"
A parlare a Il Dolomiti è il presidente del Soccorso Alpino e Speleologico del Veneto, Giuseppe Zandegiacomo Sampogna che mette in guardia dai rischi di un'attività che - erroneamente - viene considerata semplice. Nel 2024 sono stati ben 411 gli interventi a livello nazionale per soccorrere cercatori e cercatrici di funghi. "Consapevolezza, allenamento ed equipaggiamento. Bisognerebbe muoversi in due, mantenere sempre un contatto e vestirsi con colori che non siano il verde e il marrone"

AURONZO DI CADORE. Andare a funghi è diventato uno sport estremo? E' una provocazione, ovviamente, ma a ben guardare i dati relativi agli incidenti che riguardano i cercatori di miceti si capisce che i "numeri" sono altrettanto preoccupanti.
Sono almeno sei, considerato il solo Nord Italia, le persone che hanno perso la vita, nelle ultime tre settimane, in seguito ad incidenti o malori avvenuti mentre si trovavano nei boschi di Piemonte, Lombardia, Trentino e Veneto durante la ricerca di funghi nei boschi. E, attualmente, un uomo risulta disperso, ormai da giorni.
Il bilancio è pesantissimo, così come lo è stato nel 2024. E, anche in questo caso, lo certificano le cifre: sui 12.063 interventi effettuati lo scorso anno dal Soccorso Alpino e Speleologico, ben 411 hanno riguardato uomini e donne che erano impegnate in un'attività che, all'apparenza, potrebbe essere alla portata "di tutti" ma così non è assolutamente.
Ecco allora che, in vista anche dei prossimi mesi, considerato che la raccolta dei funghi si sviluppa anche in autunno, è bene sottolineare - ancora una volta - che si tratta di un'attività rischiosa e gli esperti sottolineano come, il primo e più grande pericolo, possa essere la sottovalutazione delle difficoltà.
"Andare a funghi nei boschi non è un'attività semplice. Sfatiamo il mito che tutti possano farlo - esordisce Giuseppe Zandegiacomo Sampogna, presidente del Soccorso Alpino e Speleologico del Veneto -: non si tratta di un'escursione con meno insidie rispetto all'affrontare una via ferrata o un sentiero in alta quota perché, come tutto ciò che riguarda la montagna, presenta dei rischi. Bisogna metterselo bene in testa. E, per questo, bisogna assumere tutti gli accorgimenti possibili. Nel 2024, come Soccorso Alpino e Speleologico, in Veneto abbiamo effettuato specificatamente 19 interventi di soccorso a fungaioli e, purtroppo, abbiamo registrato anche un incidente mortale".
Il problema, in tanti casi è l'approccio. In tanti pensano che basti un cestino e qualche "dritta" da parte di altri cercatori.
"Purtroppo notiamo che i rischi in essere vengono sottovalutati quando, invece, continuiamo a ripetere che chi si addentra nei boschi deve avere passo fermo, massima concentrazione e attenzione a dove vengono messi i piedi. E poi, chi cerca funghi, solitamente si allontana dai sentieri e dalle zone più sicure, cercando posti "nascosti", quindi su fondi meno battuti, su terreni impervi, nella boscaglia, magari poche ore dopo un'acquazzone. E quindi si può scivolare, incappare in un salto di roccia, inciampare: Bisogna avere un approccio diverso ed essere allenati, perché la fatica - lo sappiamo - condiziona il cammino e l'equilibrio. Non si può pensare che "tanto resto fuori solamente un paio d'ore". Basta un minuto".
Anche l'equipaggiamento è fondamentale.
"Senza ombra di dubbio, come in tutte le attività che si svolgono in quota. I cercatori di funghi prediligono gli stivali in gomma perché si sentono protetti dai morsi delle vipere e dall'umidità. Tutto vero, ma si tratta di calzature assolutamente inadatte per camminare nel bosco: la suola non è adatta e, dunque, è molto più facile scivolare. Dunque è necessario indossare scarponi e calzettoni rinforzarti e calzoni lunghi, che forniscono la giusta protezione. Ovviamente la ventina non può mancare nello zaino. E poi, non ci stancheremo mai di ripeterlo, bisogna avere sempre con sé il cellulare, che deve essere carico, con installata l'app GeoResQ o il Gps attivo, in modo da poter essere localizzabili in caso di necessità. Per tanti è un qualcosa in più, in realtà è un accorgimento che può salvare la vita".
Sembra paradossale, ma nelle operazioni di soccorso spesso dovete fare i conti anche con un problema "cromatico".
"Assolutamente. Chi va a funghi, nella stragrande maggioranza dei casi, indossa abbigliamento verde o marrone, o addirittura mimetico, quasi per non celare la propria presenza ad altri cercatori e non farsi vedere. Questo crea enormi problemi, quando la persona risulta dispersa, nella successiva fase di ricerca, perché rende l'analisi delle immagini scattate dai droni estremamente complicata. Quindi, il consiglio, è quello d'indossare capi d'abbigliamento di colori diversi rispetto a quelli della vegetazione circostante. Non si pretende che l'abbigliamento sia fluo, ma basterebbe una giacca azzurra o blu per facilitare il lavoro dei soccorritori".
E' una prassi consolidata: chi va a cercare funghi lo fa in solitaria.
"Certamente è un altro aspetto che crea non pochi problemi, perché impedisce - quasi sempre - di avere una segnalazione immediata in caso d'incidente o malore: chi va in cerca di funghi è estremamente "geloso" delle "proprie" zone o di quelli che vengono definiti i posti "sicuri". Ma, allora, perché non uscire in due, percorrere un tratto di strada assieme e poi dividersi, restando però sempre in contatto con la voce, a 50 metri di distanza? Ognuno potrebbe svolgere la propria attività e, ogni tanto, chiedere all'altro se è tutto a posto. Non credo sia così difficile e, soprattutto, in caso di mancata risposta, permetterebbe di avere un feedback rapidissimo. Insomma, stiamo parlando di piccoli accorgimenti che possono salvare la vita".
Qualche altro consiglio per migliorare la propria sicurezza in un ambiente che - va detto per l'ennesima volta - sarà sempre insicuro?
"Portare con sé la bussola ed essere in grado di utilizzarla correttamente. Poi è fondamentale conoscere i percorsi che si andrà ad affrontare e, per questo, è bene informarsi con gli esperti, chi il territorio lo conosce approfonditamente. E procedere con grande prudenza. Sembra un aspetto banale, ma un cercatore di funghi procede spesso con la testa bassa, verso il terreno e questo può portare alla perdita dell'orientamento. Quindi concentrazione e approccio sono fondamentali. Quando si va in montagna bisogna avere consapevolezza".














