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| 27 set 2023 | 19:17

Assegno unico, niente adeguamento per recuperare l'inflazione. I sindacati: "Famiglie più povere per responsabilità della maggioranza di governo"

Per i sindacati trentini: "La maggioranza di governo mette una pietra tombale alla possibilità di alzare i benefici provinciali per ridurre almeno in parte l’impatto del carovita sui redditi delle famiglie con figli"

Assegno unico, niente adeguamento per recuperare l'inflazione
di Redazione

TRENTO. La maggioranza “mette una pietra tombale alla possibilità di alzare i benefici provinciali per ridurre almeno in parte l’impatto del carovita sui redditi delle famiglie con figli”. E' dura la posizione che arriva dai sindacati dopo il no all’indicizzazione dell’Icef oggi la IV Commissione dove è stata bocciata anche la proposta di adeguare gli importi dell’assegno unico provinciale per recuperare l’inflazione.

 

“La decisione di oggi è una conferma – ammettono amari i segretari provinciali di Cgil Cisl Uil, Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti -. Pur avendo disponibilità di risorse la Provincia decide di non sostenere le famiglie trentine che hanno dei figli. Ci vuole veramente un notevole sforzo di creatività per continuare a sostenere che si aiutano le famiglie e si sostiene la natalità. Perché i figli non basta farli. Bisogna poi mantenerli”.
 

Per i sindacati questa decisione porterà il valore economico reale dell’assegno a continuare ad essere più basso e le famiglie più povere. Gli importi, infatti, sono fermi dal 2018 e nel frattempo il costo della vita in Trentino è cresciuto del 15%, a svantaggio soprattutto dei redditi fissi. Senza adeguamento, inoltre, ci potranno essere famiglie che perdono il beneficio, proprio in un momento in cui i redditi sono già sotto-pressione, come è risultato evidente anche dall’ultima analisi Ispat sulla capacità delle famiglie trentine di far fronte alle spese impreviste.

Per questa ragione Cgil Cisl Uil hanno proposto di alzare la soglia di reddito per accedere al beneficio, portandola dagli attuali 50,5 mila a 57,5 mila euro, un incremento del 10,3% che avrebbe almeno neutralizzato l’inflazione registrata tra il 2018 e il 2022.

Hanno anche proposto di alzare la soglia di deduzione del reddito da lavoro femminile, dagli attuali 6mila euro l’anno a 15mila. Infine le tre sigle hanno chiesto di modificare la disciplina dell’assegno unico, superando il meccanismo di coordinamento tra misure
nazionali e provinciali di contrasto alla povertà, riportando in campo esclusivamente alla Provincia l’intera gestione della misura, come già avveniva prima del reddito di cittadinanza.

 

“Una scelta che permetterebbe anche di rendere più efficaci le misure di condizionalità, cioè il vincolo tra beneficio e attivazione sul mercato del lavoro, tarandole sulle caratteristiche del nostro contesto locale”, concludono i tre sindacalisti.

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