Calo demografico e sempre meno iscritti nelle scuole: ecco le proposte per il futuro dell'istruzione superiore nel Bellunese, dalla fusione degli istituti al convitto nazionale
Le scuole del Bellunese, hanno detto le autorità nel corso di un incontro organizzato a Palazzo Piloni, già cominciano a registrare numeri decrescenti e nell'attuale quadro di calo demografico è necessario ragionare sul futuro dell'istruzione superiore bellunese: ecco le proposte sul tavolo

BELLUNO. Il dato di partenza è uno: il quadro demografico in calo. Una problematica che, nel lungo periodo, preoccupa non poco tutto il Paese (Qui un approfondimento sul mondo del lavoro in Trentino) e che, a livello numerico, si sta facendo sentire anche nella Provincia di Belluno (Qui e Qui Articolo), dove questa mattina (24 febbraio) si è tenuto un incontro per discutere del futuro dell'istruzione superiore sul territorio. Nell'occasione, che ha visto la partecipazione di presidi, sindaci e della consigliera provinciale delegata all'Istruzione Serenella Bogana, sono state lanciate alcune proposte di fronte alle prospettive future, tra le quali il progetto di un convitto nazionale diffuso e la possibile fusione tra istituti. Ma procediamo con ordine.
I dati, è stato detto innanzitutto nell'incontro di ieri mattina a Palazzo Piloni, continuano a mostrare numeri in calo a livello demografico per la montagna, condivisi però anche dalla pianura. “Il Veneto – hanno detto le autorità – avrà 1 milione di abitanti in meno entro il 2050 e di conseguenza l'area bellunese vedrà ridursi ulteriormente il numero di residenti”. A risentirne maggiormente, anche per effetto dell'invecchiamento della popolazione e del calo delle nascite, saranno come detto le scuole che già cominciano a registrare numeri decrescenti.
“Su queste basi – ha detto la consigliera Bogana – è imprescindibile ragionare fin da subito sulle manovre da mettere in campo per un'organizzazione diversa dell'offerta formativa. Abbiamo già cominciato a ragionare sia con l'Ufficio scolastico regionale sia con il Ministero per provare a individuare un perimetro d'azione. La prima proposta riguarda l'offerta ricettiva dei convitti, per i quali siamo in difficoltà da anni, dovendo ricorrere a deroghe continue per avere le figure degli educatori”.
Sul territorio provinciale infatti, è stato illustrato nel corso della mattinata, esistono tre convitti, legati all'istituto agrario di Vellai, al Dolomieu di Longarone e al Follador-De Rossi di Falcade. “I dati recenti – scrive la Provincia – mostrano un trend di calo progressivo negli iscritti: sono 487 nell'anno scolastico in corso (sommando tutti i convitti e aggiungendo anche i ragazzi semiconvittori, che usufruiscono del servizio mensa ma non dell'alloggio), mentre saranno 474 l'anno prossimo”.
Si tratta, insomma, di “numeri che non consentono più di andare avanti e imporrebbero chiusure” ha precisato Bogana: “Date dall'assegnazione non più sostenibile delle figure di educatore. Per questo abbiamo pensato che una soluzione concreta potrebbe essere quella di chiedere il convitto nazionale, data la tipologia della Provincia interamente montana. L'esperimento sarebbe quello di proporre un convitto nazionale 'diffuso', vale a dire dislocato su più sedi, così da lasciare le strutture oggi attive e aggiungerne di altre, nel caso dovesse servire, in funzione di tutte le aree del territorio in cui insistono le scuole superiori. In tal senso, si potrebbe ragione anche per dare un servizio alla Valle del Boite, a Cortina e al Comelico”.
In poche parole infatti, il convitto nazionale è una tipologia prevista dai quadri ministeriali che consentirebbe in sostanza di bypassare i numeri minimi di iscritti previsti per i singoli convitti, raccogliendo dunque in un unico bacino gli studenti di più scuole. L'idea nel Bellunese era già stata lanciata in passato dalla Provincia, che aveva proposto la realizzazione di quello che era stato chiamato "convitto d'ambito".
L'altra partita sul tavolo dell'incontro con i presidi è stata quella delle fusione tra istituti superiori, necessarie laddove i numeri di alcune scuole non permettano di garantire una dotazione di personale adeguata. “In particolare – spiegano le autorità – è emersa la possibilità di un accorpamento tra l'Istituto comprensivo di Cortina (infanzia di Cibiana e San Vito, primaria di Cibiana, Vodo, San Vito e Cortina, medie di San Vito e Cortina) e l'Istituto onnicomprensivo (liceo artistico e scientifico di Cortina, classico di San Vito, Itc e Ipsssar più scuola media annessa alla scuola d'arte) che porterebbe le due realtà a diventare un istituto unico da un migliaio di alunni. E anche la possibilità di unire il Dolomieu e il Calvi”.
Si tratta di ipotesi al momento, ha concluso Bogana: “Dovremo vagliarle attentamente, con la condivisione del territorio. Non si tratta di essere pro o contro con spirito campanilista, bensì di mettere a fuoco il futuro dell'istruzione nella nostra Provincia, puntando sempre sulla qualità”.












