Cinghiali, l'Oipa: “Ispra pubblica i dati della strage, si attesta che più ne abbatti più si moltiplicano”
Dopo la pubblicazione dei dati Ispra relativi alla gestione del cinghiale in Italia (tra il 2015 ed il 2021) l'Organizzazione internazionale per la protezione degli animali è intervenuta: “La politica degli abbattimenti è antiscientifica, cruenta, non etica”

TRENTO. “I dati diffusi ieri dall'Ispra sulla popolazione dei cinghiali in Italia e sulla strage che se n'è fatta attestano quello che diciamo da sempre: più ne abbatti, più si moltiplicano”. Sono queste le parole dell'Organizzazione internazionale per la protezione degli animali dopo la pubblicazione dei risultati dell'indagine Ispra sulla gestione del cinghiale in Italia tra il 2015 ed il 2021. Dati che riportano una continua crescita degli abbattimenti accompagnata da un costante aumento dei danni (Qui Articolo).
Secondo l'Oipa “la soluzione è nella prevenzione, purtroppo anche le categorie che dovrebbero adottare misure dissuasive preferiscono poi lamentarsi e chiedere rimborsi pubblici. La politica degli abbattimenti è antiscientifica, cruenta, non etica”. Il tutto senza contare, dice l'organizzazione che: “Un parere degli esperti dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare in tema di peste suina africana, afferma che 'la caccia non è uno strumento efficace per ridurre le dimensioni della popolazione di cinghiali selvatici in Europa'”.
“Negli ultimi anni – dichiara il presidente dell'Oipa Massimo Comparotto – si è ragionato solo su come sguinzagliare i cosiddetti 'selezionatori' fuori e dentro i parchi anche protetti e, da ultimo, persino nelle zone urbane. La caccia e la 'selezione' non sono la soluzione al problema della proliferazione dei cinghiali, ma la causa. Non lo diciamo solo noi: lo attestano etologi, zoologi, naturalisti”.
Il problema della presenza dei cinghiali in città, continua Comparotto: “E' dovuto a una scorretta raccolta dei rifiuti. Dov'è attuata la raccolta porta a porta i cinghiali non si presentano negli abitati. Inoltre, ancor più a monte, vi è la politica dei 'ripopolamenti' degli anni passati: i cinghiali che popolano oggi l'Italia, più grandi e prolifici degli autoctoni, sono stati introdotti dai paesi dell'Est Europa a uso e consumo dei cacciatori, cui ora si ricorre per risolvere il problema che loro stessi hanno determinato”.
Per arginare il fenomeno, conclude l'Oipa: “La politica dovrebbe adottare azioni di prevenzione come la pulizia del territorio, la corretta raccolta dei rifiuti, l'uso di dissuasori, fino alla sterilizzazione farmacologica, oggi allo studio del Ministero della Salute”.


















