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| 22 gen 2023 | 15:11

Controlli sulle "cooperative", medici non formati a gestire parti cesarei in "ostetricia e ginecologia". Brugnara: "Sconfortante, confermati i nostri timori"

I controlli dei Nas, d’intesa con il Ministero della Salute, erano stati condotti da metà novembre dello scorso anno su tutto il territorio nazionale. Brugnara: "Quello che emerge è sconfortante. Non tutte le cooperative garantiscono standard di professionalità, formazione e sicurezza perché il pubblico non ha l'obbligo di verificare"

Controlli sulle "cooperative", medici non formati a gestire parti cesarei in "ostetricia e ginecologia"
di Francesca Cristoforetti

TRENTO. Medici con età anagrafica superiore a quella stabilita da contratto, oltre i 70 anni di età e altri non formati a gestire parti cesarei in reparti di "ostetricia e ginecologia". E' questo che è emerso da alcuni controlli dei Nas, d’intesa con il Ministero della Salute, condotti dalla metà del mese di novembre 2022 su tutto il territorio nazionale in strutture sanitarie e socio-assistenziali che ricorrono a contratti di appalto attraverso società, riconducibili a cooperative, per sopperire alla mancanza di personale.

 

Erano state 205 in totale le persone segnalate alle autorità competenti e 8 i titolari di cooperative deferiti in tutta Italia. Di medici a gettone e cooperative ha parlato anche lo stesso ministro della Salute Orazio Schillaci, mostrandosi preoccupato rispetto al fenomeno.

 

"Con questi controlli vengono confermati i nostri timori. E' sconfortante", dichiara a riguardo Sonia Brugnara, segretaria provinciale del sindacato Cimo-Fesmed che più volte ha sollevato la questione. "Non tutte le cooperative garantiscono standard di professionalità, formazione e sicurezza perché il pubblico non ha l'obbligo di verificare, sono le società ad autocertificare il proprio personale".

 

Più volte questo tema era stato trattato in diversi approfondimenti de il Dolomiti: se le cooperative sono una realtà che si sta affermando in diverse Regioni italiane, in Trentino per ora si parla solo di gettonisti "liberi professionisti" assoldati dal sistema sanitario pubblico per coprire i "buchi" nella turnistica. Diverse però sarebbero le criticità presentate, come riportate dalla testimonianza raccolta: dai turni accorpati fino a 5 notti di fila alla mancata presa in carico del paziente per lunghi periodi.

 

"In alcune Regioni italiane - conclude Brugnara - le aziende sanitarie che hanno definito i bandi con criteri molto specifici, richiedendo determinate figure professionali con un certo tipo di percorso e formazione, sono andati deserti. Molte cooperative in questi casi non sono riuscite a soddisfare le esigenze del pubblico. Non può capitare chiunque a lavorare in determinati settori".

 

Uno dei reparti più colpiti in quanto a carenza di personale sono i pronto soccorsi. A Trento su 27 medici, 10 sono gettonisti, aveva dichiarato Mjriam Sanò, referente Anaao e dirigente medico dell'Unità operativa medicina d’urgenza e pronto soccorso dell'Ospedale di Trento. In altre regioni d'Italia dalle verifiche dei Nas infatti era emerso che le cooperative avessero reclutato personale medico da impiegare nei ps, senza essere però specializzato in "medicina di urgenza".

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