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Inchiesta sanità, quanti sono i gettonisti nei pronto soccorso? "Ad Arco il 50%, a Trento circa un terzo dei camici bianchi". Sanò: "Il medico d'urgenza non è un 'tappa buchi'"

Una "situazione intollerabile" quella riportata da tutte le sigle sindacali della dirigenza medica, sanitaria e veterinaria riguardo la sanità pubblica trentina. Brugnara: "Il reparto che soffre oltre al pronto soccorso è radiologia e le strutture in periferia". La situazione al Santa Chiara? Sanò: "Manca personale specializzato in medicina d'urgenza, scarsa considerazione di questa branca specialistica"

Di Francesca Cristoforetti - 05 December 2022 - 05:01

TRENTO. Quanti sono i medici gettonisti nei pronto soccorso? "Tre e mezzo su 7 totali ad Arco, quindi il 50% del personale", confermano i medici rappresentanti dei sindacati presenti in conferenza stampa all'Auditorium dell’Ospedale S. Chiara di Trento, intervistati da il Dolomiti. E a Trento? "Su 27 medici sono in 10 i gettonisti. E per noi sono fondamentali", dichiara Mjriam Sanò, referente Anaao e dirigente medico dell'Unità operativa medicina d’urgenza e pronto soccorso dell'Ospedale di Trento. Anche in questa occasione riemerge il tema del personale "a gettone", quindi sempre più liberi professionisti che compensano la carenza di personale nel pubblico.

 

Una "situazione intollerabile" quella riportata da tutte le sigle sindacali della dirigenza medica, sanitaria e veterinaria Aaroi Emac, Anaao Assomed, Cimo-Fesmed (Anpo, Ascoti, Cimo, Cimop E Fesmed), Fials Medici, Fp Cgil, Fassid, Fvm e Uil Dirigenza medica, pronti a ricorrere a ogni forma di protesta per portare in piazza tutto il disappunto riguardo non solo dal punto di vista contrattuale ma anche della gestione del sistema sanitario trentino.

 

"Manca una visione e una progettualità da parte dei vertici aziendali e politici", sostengono i medici. E' noto infatti che l'Azienda sanitaria faccia ricorso in modo sempre più ingente a personale "a gettone" per coprire i "buchinella turnistica e far fronte alla carenza di personale. Ma come in più riprese è stato dichiarato, questa non può essere la soluzione a lungo termine. Alla domanda se ci siano dei numeri per quantificare il fenomeno, i rappresentanti dei sindacati rispondono "non abbiamo dati precisi".

 

Insieme ai pronto soccorso i reparti che più sembrano soffrire e dove si ricorre maggiormente al "privato" "sono anche le strutture di periferia e  radiologia", spiega Sonia Brugnara di Cimo Fesmed. "Ricordiamo che i gettonisti - aggiunge - non fanno parte di un team e non possono garantire continuità ai pazienti, potendo stare da una settimana a qualche mese".

 

Proprio come al pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria del Carmine di Rovereto, anche nel reparto di Arco i medici avevano minacciato le "dimissioni in blocco" se non fossero cambiati turnistica, riposi e ferie. Ma la situazione non sembra essere migliorata da giugno, visto che il numero è rimasto lo stesso: 3 a tempo pieno e 1 part-time. Per il resto si è riscorso ai liberi professionisti.

 

E al pronto soccorso dell'Ospedale Santa Chiara? "Qui da noi ci sono 10 liberi professionisti - spiega Sanò -. Per noi sono una risorsa importantissima, senza la quale non potremmo andare avanti perché i carichi di lavoro sono molto elevati. Se sono una soluzione? Sì, stante la necessità di dover coprire i turni, vista l'impossibilità da parte del ps di governare il massiccio afflusso di pazienti. Rimane il problema della carenza di personale specializzato in medicina d'urgenza, e la scarsa considerazione di questa branca specialistica".

 

I pronto soccorso non solo in Trentino, ma in tutta Italia, "non deve più essere considerato una risorsa alternativa - prosegue Sanò alle urgenza differibili del territorio, né i medici posso essere considerati 'tappa buchi', e un luogo dove le persone aspettano di essere poi spostate e indirizzate nei reparti di competenza. Il medico d'emergenza è uno specialista con competenze elevate e specifiche".

 

Il sistema sanitario trentino, anche per le condizioni contrattuali vigenti, non riesce essere attrattivo. "La fuga dai pronto soccorso? - sostiene Giorgio Temporin, coordinatore provinciale Fassid e Fvm -. Non bastano qualche centinaio di euro al mese in più e qualche bonus ai professionisti. Non abbiamo bisogno di 'mancette' ma di un programma strutturale". Un malessere che emerge dalle molte assemblee organizzate nelle ultime settimane in tutta la provincia.

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