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| 14 gen 2023 | 05:01

Da 'Casa della solidarietà' a 'Casa dell'auto', la Curia pronta a vendere il palazzo delle associazioni all'Aci? Casagranda: ''Quattro realtà in difficoltà, serve una soluzione''

Il Centro Servizi Volontariato, l'Alfid, la Croce Rossa, l'Atas e Cinformi  hanno sede nel palazzo che si trova in via Lunelli a Trento. La struttura, di proprietà dell'Arcidiocesi e data poi in comodato alla Provincia per fini sociali, potrebbe essere a breve venduta all'Automobile Club d'Italia 

TRENTO. Da “Casa della Solidarietà” a “Casa dell'auto” in Trentino il passo è breve. Lo sanno benissimo le associazioni che hanno come sede il grande palazzo che si trova in via Lunelli.

 

Il Centro Servizi Volontariato, l'Alfid (Associazione Laica Famiglie in Difficoltà), la Croce Rossa, Atas (Associazione Trentina Accoglienza Stranieri) e Cinformi nei prossimi mesi potrebbero dover lasciare la struttura e trovarsi una nuova casa.

 

Il motivo? L'Arcidiocesi di Trento, proprietario dell'edificio che aveva deciso di affidare alla Provincia affinché fosse utilizzato per fini sociali, starebbe portando avanti una trattativa per la vendita della struttura all'Automobile Club d'Italia che deve lasciare a sua volta liberi gli spazi di via Brennero per i lavori del bypass ferroviario. A il Dolomiti è stato confermato che è in corso una trattativa ma nulla è stato ancora deciso in via definitiva.  

 

La questione, però, ha messo in allarme le associazioni che, in caso di vendita dell'edificio, dovranno trovare una nuova sede. 

 

“Sono stato avvertito dall'assessorato e poi contattato dall'Aci – spiega a il Dolomiti il presidente del Csv Giorgio Casagranda – che mi hanno spiegato quello che sta accadendo. Hanno bisogno della struttura libera nel più breve tempo possibile, significa entro due o tre mesi. Al momento, però, per noi e le altre associazioni non si è trovato un altro posto e non sappiamo cosa fare”.

 

Le quattro associazioni e Cinformi  sono arrivate nel palazzo di via Lunelli attorno al 2016. Il progetto lanciato dall'allora assessora provinciale Donata Borgonovo Re, era quello di costruire una vera e propria “Casa della solidarietà”. Non si è mai arrivarti a ufficializzarne la nascita ma nel corso degli anni proprio in via Lunelli si è creato un polo importante di solidarietà trentina grazie anche alla collaborazione fra le diverse realtà.

 

Ora, però, se l'Arcidiocesi arrivasse a vendere il palazzo, si rischierebbe di perdere il valore creato a meno che la Provincia non riuscisse a trovare in breve tempo un nuovo luogo dove far stare  tutte le associazioni.

 

“Al momento non sappiamo nulla e questo è preoccupante” ci spiega il presidente del Csv. “Abbiamo bisogno di avere risposte in tempi veloci ed abbiamo chiesto un incontro con l'assessora Segnana per riuscire a trovare una soluzione”.

 

L'attuale situazione in via Lunelli per le associazioni ha un aspetto non di poco conto: si tratta di un comodato d'uso gratuito. “Noi forniamo servizi – spiega il presidente del Csv – a tutto il mondo del volontariato della Provincia. Se noi dovessimo cercarci un posto e pagare anche l'affitto è evidente che i soldi che diamo per questo affitto non potremmo destinarli al personale e ai servizi che offriamo aiutando il terzo settore. Non sarebbe semplice la situazione”.

 

Preoccupata della situazione è anche Sandra Dorigotti di Alfid Trento, l'associazione che si occupa della famiglie in difficoltà.

 

“Noi siamo in comodato gratuito da parte della Provincia – spiega Dorigotti – che ha ricevuto il palazzo dalla Diocesi. Questo ha comportato l'abbattimento di una serie di spese a partire dai costi d'affitto che, per una realtà del terzo settore, costituirebbero un aggravio non indifferente. Stiamo parlando anche di un impegno politico preso di garantire una sede a queste realtà che hanno una rete di attività e una ricchezza di interventi consistente”. La stessa Alfid, infatti, segue dalle 600 alle 700 situazioni famigliari all'anno e si tratta quindi non solo di salvaguardare uno spazio dove lavorare in modo adeguato ma anche di offrire qualità nelle prestazioni.

 

“Un elemento di qualità – spiega la presidente di Alfid a il Dolomiti – sta proprio nell'integrazione stretta che si è creata fra le diverse attività e associazioni. Formalmente fino ad oggi non abbiamo avuto comunicazioni da parte della Provincia e nemmeno da nessun altro. Questo ci preoccupa ulteriormente perché può significare che non c'è una idea su come affrontare la situazione”.

 

Pensieri condivisi anche con Atas, l'Associazione trentina accoglienza stranieri. “Da un lato c'è l'aspetto della tempistica che ci preoccupa” spiega Emiliano Bertoldi. “Se fossero davvero tre i mesi a disposizione sarebbe difficile avviare una ricerca di un altro immobile. Le cose che sappiamo fino ad oggi arrivano da 'voci di corridoio'. C'è poi la questione logistica e quella di carattere economico”. “La condivisione dello stabile con altre realtà – spiega Bertoldi – ci ha consentito di sviluppare collaborazioni importanti e sarebbe davvero un peccato disperdere tutto quello che si è creato. Fermo restando che attendiamo di sapere qualcosa dalla Provincia, possiamo fare di necessità virtù e potremmo pensare di trovare una struttura che possa ospitare più realtà legate al mondo dell'immigrazione ma non solo”.

 

E proprio in queste ore non mancano le ipotesi e tra queste anche un immobile che è di proprietà del Comune. “Sono solo ipotesi ventilate tra noi associazioni  – ci tiene a precisare Bertoldi – ma una struttura come l'ex scuola Bellesini potrebbe essere adatta”.

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