Senza sede, senza certezze, e con un drop-in promesso ma mai realizzato: che fine farà l'Associazione Famiglie Tossicodipendenti? A rischio un presidio storico della città
A giugno 2026 l'associazione dovrà lasciare la storica struttura di via Verruca e fino ad oggi non è stata trovata un'alternativa. Manca ancora in città un drop-in nonostante l'ordine approvato a febbraio in Comune. L’Associazione Famigliari Tossicodipendenti, fondata nel 1981, grazie all’impegno dei volontari, registra ogni anno circa 4.000 accessi, fornendo servizi essenziali e percorsi di accompagnamento personalizzati

TRENTO. Con il rischio di trovarsi senza una sede e non riuscire a portare avanti i servizi. L’Associazione Famigliari Tossicodipendenti, Centro educativo per le dipendenze, è una realtà che da anni rappresenta un punto di riferimento per chi lotta contro la dipendenza, cerca una sponda, una voce, una mano tesa.
A giugno del prossimo anno, l'associazione dovrà lasciare la sede storica di via Verruca. Fino ad oggi, purtroppo, c'è la più totale incertezza sulla prossima collocazione, un luogo che dovrà essere strategico al fine di garantire una condizione di lavoro ottimale agli operatori e ai volontari dell’associazione e, soprattutto, consentire il mantenimento di tutti gli importanti servizi che vengono svolti quotidianamente.
Una scadenza che si avvicina a passi rapidi. L’unica ipotesi ventilata sarebbe quella di un trasferimento a Villazzano, ma che è stata immediatamente scartata e da alcuni addirittura non considerata. Sarebbe in una zona troppo periferica.
Intanto, da Aft le bocche sono cucite, forse per prudenza o forse perché, più semplicemente, non si sa più cosa dire. Di certo cresce la preoccupazione su quale fine farà uno dei più importanti presìdi della città.
Trento, inoltre, è ancora una delle poche realtà italiane a non avere un drop-in, un luogo di accoglienza per persone che hanno problemi di dipendenza e di abuso di sostanze, che offre la possibilità agli ospiti di trascorrere del tempo al suo interno, in alternativa ai ritmi e ai rischi sanitari e sociali della vita di strada. Inoltre, prevede servizi di informazione e orientamento e di soddisfacimento di alcuni bisogni primari.
Anche in questo caso, l'Associazione Famigliari Tossicodipendenti, che già svolge un servizio sociale importante, dovrebbe essere la “candidata” naturale per portare un vero e proprio drop-in con l'accreditamento sanitario.
Eppure il consiglio comunale aveva parlato chiaro, solo pochi mesi fa: il drop-in si farà. Un primo passo importante, salutato da operatori e associazioni come una svolta. Ma oggi, di quella decisione politica, resta solo una promessa rimasta sulla carta. Solo voci di chi avrebbe proposto un’“alternativa” che consisterebbe solo ed unicamente in un servizio di distribuzione di materiale di profilassi, comprese le siringhe. Per gli addetti ai lavori sarebbe devastante. Un gesto parziale che rischia di trasformare una misura di aiuto in abbandono.
Il progetto di un drop-in a Trento era stato proposto già nel 2014. Nessuna concessione, ma una necessità, vista la situazione che si sta vivendo sul territorio, con sempre più persone che fanno uso di droga e famiglie devastate. E non consiste certamente in una semplice distribuzione di siringhe, ma in un servizio che accompagna le persone ai servizi, che aiuta chi si trova con problemi di tossicodipendenza ad uscirne.
Ma a Trento, per il momento, si tace. Ma non si può continuare a ignorare l’urgenza di avere delle risposte. Il tema è stato messo nero su bianco in un’interrogazione in consiglio comunale presentata nei giorni scorsi dal consigliere di Fratelli d'Italia Daniele Dematte. Un documento nel quale si chiede al sindaco e alla Giunta comunale quale sia la situazione sull’individuazione di una nuova sede per l'associazione e a che punto si sia arrivati sull’effettivo potenziamento dell’attività di “Drop-In” svolta sul territorio cittadino da AFT.
Oggi, purtroppo, le fragilità sociali e il disagio legato alla dipendenza continuano a crescere. Trento rischia di perdere un presidio fondamentale come l’Associazione Famigliari Tossicodipendenti, fondata nel 1981 e che, grazie all’impegno dei volontari, registra ogni anno circa 4.000 accessi, fornendo servizi essenziali e percorsi di accompagnamento personalizzati. Per non parlare dell'attività quotidiana e del servizio di accoglienza in appartamenti.
L’assenza di una sede certa e l’incertezza sul futuro del progetto drop in, di certo, non aiutano.


















