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| 10 giu 2023 | 12:58

Da Legambiente "Bandiera nera" alla Giunta Fugatti: "Gravi carenze nella gestione degli orsi"

Il progetto LifeUrsus di reintroduzione dell’orso bruno nelle Alpi Centrali è stato uno straordinario successo scientifico, spiega nel rapporto Legambiente. "Purtroppo, dopo la prima fase sperimentale gestita dal Parco Adamello-Brenta, da quando la gestione è passata alla Provincia, è calata l’attenzione sugli aspetti scientifici del progetto"

Da Legambiente "Bandiera nera" alla Giunta Fugatti: "Gravi carenze nella gestione degli orsi"

TRENTO. “Gravi carenze nella gestione della convivenza con la popolazione di orsi”. Bandiera Nera per la Giunta Provincia di Trento da parte di Legambiente. E' contenuta nel rapporto annuale all'interno del quale vengono indicate le “bandiere verdi” che indicano il coraggio della sostenibilità, avanguardie di modernità nella montagna e le “bandiere nere” che invece indacano gli sfregi all'ambiente, segni di un'economia che guarda al passato. 

 

A livello nazionale sono diciannove le bandiere verdi assegnate, tutte quante ci parlano di tanti piccoli ma nobili gesti che contribuiscono a migliorare il nostro Paese. Poi ci sono le bandiere nere che sono undici. Nuovamente nel 2023 le verdi prevalgono sulle nere ma non per il fatto che tutto stia andando per il meglio, l’ampliamento della platea dei soggetti virtuosi dipende altresì da una scelta di campo dell’associazione. 

 

BANDIERA NERA ALLA GIUNTA PROVINCIALE DI TRENTO

La motivazione riportata nel rapporto di Legambiente è chiara e riguarda, purtroppo, le tante mancanze gestionali  per quanto riguarda i grandi carnivori. “La Giunta provinciale – viene spiegato - non ha realizzato un piano efficace di comunicazione e non ha gestito in modo scientificamente fondato le situazioni problematiche”. 

 

Il progetto LifeUrsus di reintroduzione dell’orso bruno nelle Alpi Centrali è stato uno straordinario successo scientifico con un importante valorizzazione della biodiversità, come riconosciuto a livello internazionale. 

 

Purtroppo, dopo la prima fase sperimentale gestita dal Parco Adamello-Brenta, spiega Legambiente “da quando la gestione è passata alla Provincia, è calata l’attenzione sugli aspetti scientifici del progetto”.  Anche per quanto riguarda le misure da osservare per prevenire e limitare i rischi di aggressione sull’uomo “non si sono investite sufficienti risorse nella gestione e, in particolare nella comunicazione”. 

 

Per l’attuale Giunta Provinciale viene sottolineato il fatto di non aver realizzato il piano di comunicazione elaborato nel 2016, inoltre di aver “trascurato misure di prevenzione come la sostituzione delle batterie dei radiocollari sugli animali giudicati potenzialmente pericolosi. E’ stata anche trascurata l’informazione sulla presenza di femmine con cuccioli, preferendo suscitare allarmi generici sull’eccessiva abbondanza di orsi”. 

 

Dopo la tragedia che ha visto la morte di Andrea Papi, continua Legambiente, “la Giunta Provinciale sta reagendo esclusivamente con proclami sulla necessità di eliminare 70 orsi. Una risposta probabilmente infattibile e che, se attuata, rischierebbe di compromettere il progetto e di essere comunque di per sé poco efficace nel limitare i rischi. La condanna a morte di un orso rappresenta sempre una sconfitta sia per l’uomo sia per il lavoro di gestione e di tutela che viene messo in campo anche attraverso i progetti Life”. 

 

Troppo spesso, ricorda l'associazione nel rapporto, si dimentica che ci sono diversi strumenti da mettere in atto per il contenimento del conflitto tra umani e grandi predatori. Ad esempio in Appennino tra gli strumenti suggeriti e adottati rivolti agli allevatori ci sono: i cani da guardia, le recinzioni fisse ed elettrificate, la presenza continua del pastore, i dissuasori acustici e ottici, i procedimenti per i risarcimenti economici gestiti online o esperimenti come il gregge del parco che permette di avere subito disponibile la pecora predata riducendo le perdite aziendali. “Le problematiche di gestione di specie emblematiche, come il lupo o l’orso, ci dimostrano che per difendere la biodiversità quello che serve è il supporto della scienza e una grande capacità nella gestione della complessità territoriale e istituzionale, ma anche un nuovo patto di collaborazione tra parchi e comunità locali, da cui è indispensabile ripartire con obiettivi chiari e condivisi” conclude Legambiente. 

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