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| 10 giu 2023 | 13:58

Dal via libera alla costruzione di nuovi edifici sul lago di Caldonazzo al rifugio Passo Santner fino alla pista da bob di Cortina: le 'bandiere nere' di Legambiente nel 2023

Come ogni anni, la Carovana delle Alpi di Legambiente ha pubblicato il dossier delle bandiere verdi e nere: si tratta, rispettivamente, di un 'riconoscimento' assegnato a situazioni o progetti con un impatto positivo e negativo sull'ambiente. Due le bandiere nere assegnate al nostro territorio: una alla Giunta provinciale per le “gravi carenze nella gestione della convivenza con la popolazione di orsi” e una al Consiglio comunale di Pergine Valsugana per il via libera all'edificazione di 3mila metri quadri a San Cristoforo. Bocciato anche il progetto di rifacimento del Santner, sul Catinaccio, e la costruzione ex novo della pista da bob a Cortina

Dal via libera alla costruzione di nuovi edifici sul lago di Caldonazzo al rifugio Passo Santner fino alla pista da bob di

TRENTO. Sono diverse le attività ed i progetti bocciati, anche sul territorio regionale, da Legambiente nel dossier delle bandiere verdi e nere all'interno della Carovana delle Alpi dell'associazione: oltre alla Giunta provinciale (Qui Articolo) per la gestione degli orsi, gli esperti dell'associazione hanno infatti assegnato una bandiera nera anche al Consiglio comunale di Pergine Valsugana, per la costruzione di attività commerciali e nuovi edifici residenziali in un terreno già agricolo di San Cristoforo. Bocciato poi in Alto Adige anche il progetto di rifacimento del Santner, sul Catinaccio, e, nel Bellunese, la costruzione ex novo della pista da bob di Cortina. Ma procediamo con ordine. 

 

La seconda bandiera nera in trentino è stata come anticipato assegnata al Consiglio comunale di Pergine Valsugana, per “la variante al Piano regolatore che prevede l'edificazione di 3000 metri quadri (per metà commerciali e per l'altra residenziali) a San Cristoforo, vicino alle rive del Lago di Caldonazzo, aumentando il consumo di suolo e all'interno di una logica antiquata di valorizzazione turistica”. Una questione, come riportato in diverse occasioni da il Dolomiti, che ha portato ultimamente a diversi interventi del mondo ambientalista, con manifestazioni e prese di posizione contrarie alla “devastazione ambientale made in Trentino” (Qui Articolo). “Grazie alla professionalità ed alle competenze dei servizi provinciali dice Legambiente – la variante ha ricevuto un parere negativo dal Servizio urbanistica della Provincia, in quanto non coerente con la Legge provinciale 15 del 2015 che impone la limitazione del consumo di suolo negli strumenti di pianificazione territoriale. La variante è stata confermata senza modifiche sostanziali, alla quasi unanimità, dal Consiglio Comunale ed è in attesa di approvazione da parte della Giunta Provinciale”.

 

Intanto però, continua l'associazione: “Il proprietario ha cominciato con l’abbattere un boschetto di pioppi che si era formato spontaneamente sull’area e proteggeva il paese dall’inquinamento acustico e ambientale della statale della Valsugana. Il progetto di edificazione prevede che 1500 metri quadri siano destinati ad un nuovo polo commerciale che sarebbe un ulteriore attrattore di traffico, quando il Comune di Pergine dispone già di un centro commerciale e di 7 supermercati. Gli altri 1500 metri quadri sarebbero destinati a nuova edilizia residenziale sebbene la zona di San Cristoforo abbia già subito, a partire dagli anni ’60, uno sviluppo edilizio disordinato. Un’area che al contrario avrebbe bisogno di spazi pubblici e dell’allontanamento del traffico dal centro. Contro il progetto si è formato un comitato spontaneo che ha promosso una prima manifestazione il 15 aprile. Ci auguriamo che la mobilitazione faccia sì che la perequazione non venga approvata dalla Giunta Provinciale”.

 

Una bandiera nera, come detto, è stata poi assegnata anche sul territorio altoatesino, per il “rifacimento del rifugio Santner sul Catinaccio con la concessione di ben 900mila euro di contributi pubblici. Un progetto non necessario oltre che impattante dal punto di vista paesaggistico e ambientale” si legge nel report di Legambiente. Una questione, quest'ultima, che ha portato a diverse polemiche anche dal punto di vista politico (Qui Articolo), mentre sono state oltre 50mila le firme per una petizione lanciata sul portale Change.org contro “la svendita delle Dolomiti” (Qui Articolo). “Il rifugio Santner, una casetta di legno con 12 posti letto, è stato costruito nel 1956 – scrive Legambiente – con l’intento di creare un punto di appoggio agli interventi di soccorso sulla parete est del Catinaccio. Ma il suo destino è cambiato poiché ora al suo posto sorge un grande edificio piramidale. Si tratta, infatti, di un hotel a 3 piani, con una volumetria raddoppiata di ben 8 volte, un edificio non necessario dato che vi sono parecchi rifugi nelle vicinanze. Non va dimenticato poi che siamo all’interno del Parco Naturale Sciliar-Catinaccio e in piena area Patrimonio Unesco”.

 

L’intervento, precisa l'associazione: “E' stato oggetto di due esposti (uno alla Procura, l’altro alla Corte dei conti) contro “l’abnorme ampliamento” della struttura e di una petizione dal titolo “Aiutaci a fermare la (s) vendita delle Dolomiti’ che ha raccolto oltre 50mila firme. Ciononostante il progetto è andato avanti anche con il generoso sostegno della provincia di Bolzano che ha destinato quasi 900mila euro di contributi pubblici. Da un’interrogazione presentata in consiglio provinciale inoltre, emerge che al rifugio sarebbero stati dati più soldi di quanto ricevano CAI e AVS per i loro 24 rifugi. Risulta difficile capire come una Giunta provinciale possa annunciare una legge ad hoc per “regolare la gestione e l’ulteriore sviluppo dei siti Unesco presenti sul territorio altoatesino” e nel medesimo tempo sostenga con denaro pubblico progetti turistici privati molto impattanti che nulla hanno a che vedere con la tutela ambientale e paesaggistica del Catinaccio”.

 

Uscendo dal territorio regionale, Legambiente ha poi assegnato una bandiera nera anche alla Regione Veneto e al Comune di Cortina per “l'ostinazione nel voler costruire ex novo la pista da bob a Cortina (Cortina sliding centre), nonostante la palese disponibilità da parte della vicina Innsbruck a ospitare le gare olimpiche del 2026”. Non si tratta, in questo caso, del primo giudizio negativo espresso dall'associazione sul progetto: “Ma questo caso – scrive Legambiente – è talmente emblematico che non ci si può esimere dal riprendere l'argomento. Oggi più che mai, a meno di tre anni dall’inizio dei giochi, a lavori di costruzione dell’impianto ancora da iniziare, sorprende l’ostinazione delle istituzioni nel voler dotare a tutti i costi la città di Cortina di una infrastruttura come questa. In base al dossier di candidatura, il cantiere sarebbe dovuto essere aperto già da diversi mesi ma al momento siamo ancora alla fase di demolizione delle vecchie strutture. Intanto i costi sono lievitati: il dossier prevedeva 47.712.000 di euro; a inizio 2023 il presidente della Regione Veneto ha dichiarato che la spesa sarebbe ammontata a circa 120 milioni; ora si parla di almeno 81,6 milioni. Lo Stato ha garantito 61 milioni, mentre la Regione accantonerà 400mila euro all’anno per i vent’anni successivi alle Olimpiadi, per coprire le perdite già certe. Pure il Trentino e l’Alto Adige, attraverso il “Fondo Comuni di confine”, si impegnano a coprire parte dei futuri costi di gestione e i deficit previsti per almeno 15 anni”.

 

Sebbene anche il CIO avesse suggerito l’utilizzo della vicina pista di Innsbruck, in Austria, si legge nel dossier: “La Regione Veneto e il comune di Cortina non ne hanno voluto sapere. La scelta di costruire la pista a Cortina è in chiara discordanza con le raccomandazioni contenute nell’Agenda 2020+5 del CIO e con quanto dichiarato nel dossier di candidatura. Non aver voluto prendere in considerazione l’alternativa disponibile e molto meno dispendiosa di Innsbruck è stato un errore. Com’è noto, l’Austria era interessata a ospitare le gare di bob, addirittura pare non vedesse l’ora di fare una proposta, ma da parte dell’Italia non c’è mai stata una richiesta ufficiale. Eppure molto probabilmente l’Italia avrebbe potuto ottenere ottime condizioni, con possibili bassi costi per l’allenamento, accessibilità a tutte le strutture tutto l’anno ecc. Peccato che questi aspetti tutt’altro che secondari siano stati considerati privi d’interesse da parte dell’Italia. Con questa bandiera ancora una volta ci preme sottolineare come la nuova pista di bob di Cortina non sia che l’esempio più eclatante della mancanza di volontà dei decisori politici locali nel reinterpretare effettivamente in chiave sostenibile il modello delle Olimpiadi MI-CO 2026”.

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