Cantiere in azione al lago Bianco (FOTO) tra ruspe e trivelle: “Il danno è totale e assoluto, sono stati colpiti in un colpo tre diversi tipi di habitat”
L’ennesima denuncia arriva da Matteo Lanciani, del comitato Salviamo il Lago Bianco: “In settimana siamo rimasti fissi al cantiere, che è proseguito nonostante la nostra diffida, tra pasticci e danneggiamenti all’ambiente. Sul posto sono arrivati anche i carabinieri forestali che, dopo aver assicurato di non aver trovato illeciti, ci hanno identificato”

SONDRIO. La questione è nota come, purtroppo, lo sono le immagini dei danni causati ad uno splendido (e unico) lago alpino, inserito nel magnifico contesto del Parco Nazionale dello Stelvio. Lo specchio d’acqua in questione è il Lago Bianco, a circa 2.600 metri di quota al passo Gavia, dove ruspe e trivelle sono in azione, aveva spiegato lo scrittore lombardo Luca Rota (studioso delle dinamiche di relazione tra i territori di montagna) per la “posa delle tubature che preleveranno l’acqua dal Lago Bianco, uno dei laghi naturali alpini più belli e più elevati delle Alpi Retiche, al fine di alimentare i cannoni per l’innevamento artificiale delle pista da sci di Santa Caterina Valfurva" (Qui Articolo).

Negli ultimi mesi sono state diverse le iniziative portate avanti sul posto per tentare di salvare il bacino (Qui Articolo), culminate in un’approfondita diffida, un documento di ben 46 pagine, presentato dagli ambientalisti del comitato Salviamo il Lago Bianco per chiedere al Ministero dell’Ambiente, alla Regione Lombardia, alla Provincia di Sondrio, al Parco dello Stelvio e ai Comuni di Valfurva e Bormio l’urgente sospensione dei lavori. Diffida nella quale tra l’altro, avevano spiegato gli stessi esperti: “Vengono segnalati illeciti amministrativi, ambientali e procedurali” (Qui Articolo). I lavori, però, non si sono fermati e nel corso di questa settimana gli attivisti del Comitato hanno osservato attentamente la zona del cantiere, parlando di una situazione “oltre ogni limite”.

La diffida infatti è stata depositata lunedì 2 ottobre e parallelamente è partita anche quella delle associazioni nazionali che compongono l’Osservatorio sul Parco Nazionale dello Stelvio: “Martedì 3 – dice a il Dolomiti Matteo Lanciani, di Salviamo il Lago Bianco – abbiamo rilevato che nonostante le diffide il cantiere procede spedito e in questa giornata vengono fatti tremendi pasticci dalla ditta che opera in cantiere (Qui il resoconto degli ambientalisti sulla questione) e diversi tubi e punte di fresature rimangono malamente incastrate nel terreno. Uno dei tubi camicia esce in superficie a oltre 5 metri dalla riva del lago. Mercoledì 4 ottobre, dopo aver allertato tutte le possibili forze dell’ordine ed enti preposti al controllo riguardo i pasticci accaduti nelle giornate precedenti, ci rechiamo al cantiere ed incontriamo i carabinieri forestali di Valfurva mentre effettuano un sopralluogo”.

È in quell’occasione che gli ambientalisti stessi raccontano di aver chiesto conto della situazione ai militari (“secondo i quali – dice Lanciani – nel cantiere non è stato rilevato nulla di illecito”), richiedendo anche di vedere il documento di notifica preliminare di cantiere (“un documento che per legge deve essere esposto assieme ad altri cartelli”), consegnato in seguito da un operaio: “La norma prevede che se il documento non è esposto all’esterno del cantiere – precisa ancora Lanciani – il cantiere stesso debba fermarsi. La cosa più assurda poi è che la data apposta sulla notifica preliminare di cantiere (formata tra l’altro in questo caso da appena 3 pagine) è il 2 ottobre, cioè il giorno successivo alla ricezione della diffida dove segnalavamo proprio la mancanza del documento”.

A quel punto, dopo la richiesta di sequestrare il cantiere da parte dei membri di Salviamo il Lago Bianco, gli ambientalisti raccontano di essere stati identificati dai militari tramite i loro documenti personali: “In giornata abbiamo deciso quindi di presentare formale esposto in Procura – dicono gli ambientalisti – inoltrandolo all’Arpa e ai carabinieri del Noe di Brescia sperando che qualcuno rilevi l’assurdo ed intervenga”. In generale “ci troviamo quindi ad oggi (5 ottobre) spaesati ed allibiti da come nessuna istituzione o ente preposto stia intervenendo riguardo una situazione che da assurda sta diventando tragica. Proseguiremo comunque senza indugio per reiterare le segnalazioni aggiornandole riguardo gli ultimi folli sviluppi”.

Dal punto di vista naturalistico però, nel frattempo il danno causato è “assoluto e totale” conclude Lanciani: “Sono stati colpiti tre diversi tipi di habitat: torbiera stabile, prateria alpina e torrenti di montagna. Tutti e tre compromessi. In sostanza è già stato realizzato un grosso cratere per infilzare orizzontalmente il tubo camicia per succhiare e poi reimmettere l’acqua. La ‘fortuna’ (se di fortuna si può parlare) è che il lago stesso si sta dimostrando assolutamente resiliente, causando problemi enormi nel corso dei lavori. E nessuno ad oggi è intervenuto”.












