Divieti, reti e piste parzialmente aperte, il grido d'allarme di Capanna Cervino: "Un duro colpo al turismo di passo Rolle. Siamo stremati: chiediamo aiuto a tutti"
Le piste sono parzialmente aperte ma l'accesso interdetto dai cartelli di divieto che mettono in difficoltà pedoni, ciaspolatori e scialpinisti per raggiungere la struttura. La titolare di Capanna Cervino lancia un appello per risolvere il problema di accessibilità in quota

SIROR. Divieti di accesso dalla statale fino oltre al rifugio, transenne e reti per bloccare l'accesso dalla forestale, piste parzialmente chiuse. La Capanna Cervino è sostanzialmente isolata e i turisti faticano così a raggiungere la struttura a oltre 2 mila metri al cospetto del Cimon della Pala nell'area del Primiero e delle Dolomiti patrimonio dell'Unesco. E arrivano così le disdette dei clienti con le ripercussioni del caso in questo periodo di altissima affluenza turistica per le festività di Natale e di Capodanno. Un duro colpo al turismo del passo Rolle.
"Siamo sfiniti, chiediamo l'aiuto delle istituzioni, dell'Azienda per il turismo e dei privati per modificare la concessione e definire l'uso di pubblico interesse di parte del demanio". Questo l'appello di Elena Mich. La titolare del Rifugio Capanna Cervino lancia un grido d'allarme per la situazione che non riguarda esclusivamente l'accessibilità della struttura ma l'intero indotto dell'area con ripercussioni per chi vuole vivere la montagna e compiere il giro delle malghe. "Sono ormai 3 anni che combattiamo per trovare una soluzione ma il gestore degli impianti è indisponibile".

E' una vicenda complessissima con una base un braccio di ferro tra sorella (titolare del Rifugio) e fratello (allevatore e proprietario degli impianti in zona Castellazzo), un forte attrito familiare con ripercussioni per tutto l'indotto. Ma anche naturalmente per l'attività imprenditoriale costretta alle piroette per far quadrare i conti e che dà lavoro a una decina di dipendenti, chiamati a più di qualche sacrificio nell'incertezza dell'afflusso, condizionato dal "coraggio" delle persone nella decisione di "sfidare" i divieti. Una vicenda che è stata segnalata da un gruppo di cittadini anche a Filippo Degasperi, consigliere provinciale di Onda.
La conduzione della struttura è familiare ma Mich si avvale di una decina di collaboratori per la stagione invernale, un organico che raddoppia poi in quella estiva.
"Abbiamo rinunciato a organizzare cene e cenoni per cercare di andare incontro a mio fratello ma non è bastato", aggiunge Mich. "In questi anni abbiamo incontrato le istituzioni, abbiamo provato a instaurare un dialogo, ci sono accordi di intesa che non vengono rispettati e non possiamo lavorare. L'anno scorso per questi divieti abbiamo dovuto portare in quota quanto necessario con l'attivazione di un elicottero invece di poter utilizzare i mezzi perché l'accesso viene reso difficoltoso anche a noi e ai nostri dipendenti".

La storia di Capanna Cervino affonda le radici agli anni ‘30 quando il pioniere del turismo locale Afredo Paluselli ha un’idea innovativa di “scuola di sci”. La guida alpina individua il luogo per aprire la prima scuola di sci delle Dolomiti e inizia a predisporre nel suo laboratorio di Ziano di Fiemme, i pezzi che avrebbero dato vita alla struttura, uno dei primi esempi di edificio prefabbricato. Il nome fu scelto in onore del Cimon della Pala, soprannominato il “Cervino delle Dolomiti”. Solo successivamente, tra gli anni '70 e 2000, arrivano rispettivamente gli impianti e le piste.
Nel 1996 la famiglia Mich acquista le varie attività. La società, Capanna e impianti, è unica fino a pochi anni fa, poi la morte del padre di Mich porta alla scissione delle attività. A ogni modo nel 2016 l'attuale titolare di Capanna Cervino ottiene a livello provinciale la concessione per ristrutturare la struttura con licenza estiva e invernale. Nel 2022 il completo rifacimento dell'edificio con bar, ristorante e 7 camere. Un investimento da 2 milioni con contributo pubblico dei de minimis da 200 mila euro. Ma contestualmente si inaspriscono anche i rapporti con il fratello, il quale nel frattempo ha ereditato la gestione degli impianti di risalita in località.

"La sua decisione è di aprire le piste solo in presenza di neve naturale", evidenzia Mich. "Non intende utilizzare l'innevamento artificiale e la battitura dei tracciati non è programmata ma varia di volta in volta. Il tapis roulant non è attivo, la pista non è agibile e quindi non si scia ma anche i pedoni, i ciaspolatori e gli scialpinisti, che costituiscono quasi l'80% dei nostri clienti, vengono messi in difficoltà perché i cartelli che dispongono il divieto di salire al rifugio vengono posizionati a valle già dalla statale e più in quota ci sono anche reti e transenne a ostacolare il passaggio. Il tutto sulla base della legge sul demanio e di quella provinciale".
Dalla Capanna al noleggio ma anche alle altre attività, tutti sarebbero in sofferenza per i divieti. "Siamo sotto scacco matto. Non si possono attraversare le piste e anche i pedoni, i nostri principali clienti, sono sostanzialmente bloccati. Non abbiamo neppure il diritto di passo e di accesso a casa nostra, se non nei tempi dettati da mio fratello. Ci rimettiamo tutti. Non chiediamo le modifiche delle norme ma che si intervenga per dichiarare l'interesse pubblico, anche solo per 500 metri, per poter gestire l'accesso e risolvere il problema. Ci appelliamo alle istituzioni, all'Apt e agli altri privati perché non possiamo più aspettare e non abbiamo altre soluzioni", conclude Mich.












