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| 11 gen 2023 | 19:30

Flavescenza dorata, continua l'allarme. Acli Terra: ''In Trentino 130 ettari travolti dalla malattia''. Coldiretti: ''Ogni agricoltore deve fare la propria parte''

L'intervento del presidente di Acli Terra: “Ora siamo sulla strada giusta, ma è necessaria una maggiore unità all’interno del sistema agricolo trentino” 

Flavescenza dorata, continua l'allarme
di Elisa Franceschini, Alice Dalla Costa

TRENTO. “Troppi ritardi nella gestione della Flavescenza dorata: abbiamo perso più di mezzo milione di piante”. Sono queste le parole che arrivano da Matteo Trentinaglia, Presidente di Acli Terra del Trentino in merito alla situazione che si sta vivendo in Trentino e che riguarda una delle principali malattie della vite che ne causa l'ingiallimento e la morte.

 

Negli ultimi anni le coltivazioni trentine danneggiate dalla Flavescenza sono state ben 650 mila, pari a circa 130 ettari di terreno coltivato. Il fenomeno, ha spiegato Acli Terra, ha interessato in modo particolare gli impianti di Chardonnay, Pinot nero e Pinot bianco, si è sviluppato maggiormente nei comuni di Trento, Alta Vallagarina e Valsugana.

 

La sua ampia diffusione è da attribuire, continua Acli Terra, principalmente alla mancata attivazione delle misure di contrasto appropriate: già nel 2019, infatti, era stato consigliato alle aziende di ricorrere all’utilizzo di alcuni principi attivi risultati efficaci in precedenza, che tuttavia sono stati adottati solo a partire dall’inizio del 2021.

 

Una intempestività, ha spiegato il presidente Trentinaglia, che ha favorito la diffusione della malattia che si prolungherà anche nei prossimi anni dato il lungo periodo di incubazione. Per contrastarla sono state infatti messe in atto diverse profilassi, al fine di ristabilire l’equilibrio con ambiente e biodiversità e favorire l’aumento della resistenza delle piante a parassiti e funghi.

 

“La chiave per combattere la Flavescenza non si trova nella scoperta di una vera e propria cura, bensì nell’imparare a conviverci, tenendo sotto controllo la popolazione degli insetti vettore e favorendo la ricerca di piante naturalmente più resistenti” ha spiegato anche Luca Pedron, direttore dell’ufficio tecnico vitivinicolo Ferrari.

 

A questo proposito Gianluca Barbacovi, presidente della Coldiretti del Trentino, ha sottolineato “L’importantissimo contributo fornito dalla Fondazione Mach e dal Consorzio Vini” che ci garantisce il primato a livello nazionale nella gestione del fenomeno.

 

“Il confronto costante con la Provincia e le istituzioni locali – ha continuato Barbacovi – rimane fondamentale in un sistema agricolo come quello trentino, che ha sempre saputo dimostrare professionalità e senso di responsabilità. In ogni caso davanti a questi fenomeni non è ammissibile abbassare la guardia, e ogni singolo agricoltore è chiamato a fare la propria parte seguendo tempestivamente le indicazioni, poiché la responsabilità personale ricade su tutta la collettività”.

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