"Nei colloqui ci chiedono di non lavorare la sera e nel weekend. E' cambiato il mondo". Dai negozi ai bar, è allarme personale, Roman: ''Situazione davvero difficile"
Da Trento a Riva del Garda sono diversi i locali e i negozi che si trovano a fare i conti con la mancanza di personale. Gli episodi si stanno moltiplicando e si è davanti ad un vero e proprio cortocircuito nel mondo del lavoro che ogni giorno che passa peggiora. A pesare è anche l'andamento demografico e la mancanza di un ricambio generazionale

TRENTO. “Qui non si trovano più lavoratori. Dopo la pandemia è cambiato tutto e non sappiamo più cosa fare”. C'è chi ha deciso di accorciare gli orari, chi ha invece impostato un'apertura a fasce e chi invece sta dietro al bancone dalla mattina alla sera perché non ha nessun altro. Attività portate avanti da anni dalla propria famiglia che non si vogliono abbandonare.
Un cambio di mentalità nel mondo del lavoro che si vede anche a Trentino dove non mancano bar e negozi con cartelli appesi alle vetrine per la ricerca di personale. “Non è per nulla facile” spiega a il Dolomiti Fabia Roman presidente dell'associazione dei Pubblici Esercizi e vicepresidente di Confcommercio del Trentino. Oltre a rappresentare la categoria è anche titolare del bar Venezia a Trento e conosce in modo diretto la situazione.
“In queste settimane ho fatto dei colloqui – ci spiega – ed ho visto in modo chiaro come sia cambiato il modo di vedere il mondo del lavoro. In molti non vogliono più lavorare la sera, viene chiesto il riposo nel weekend. In tanti ricercano il tempo libero, ma le nostre attività, purtroppo, sono il tempo libero degli altri”.
Gli episodi si stanno moltiplicando e si è davanti ad un vero e proprio cortocircuito nel mondo del lavoro che ogni giorno che passa peggiora. Ci sono anche attività economiche costrette ad abbassare le serrande perché non trovano personale. L'allarme che era stato lanciato subito dopo la pandemia è continuato nel tempo senza mai finire ed ora per alcuni è diventato insostenibile.
In campo l'Agenzia del lavoro ha numerosi sforzi anche ampliando le proprie liste con persone che provengono da fuori provincia. Ma nulla, per il momento, sembra risolvere la carenza di manodopera che sta stritolando interi settori.
C'è anche un problema demografico. E sul tempo proprio nei giorni scorsi è stato presentato uno studio dalla Cisl di Belluno e Treviso che mostrava come in 40 anni gli over 65 sono raddoppiati mentre negli ultimi 10 anni i lavoratori tra i 25 e i 44 anni sono calati dell'11%.In prospettiva, l’invecchiamento della popolazione e degli occupati determinerà un mancato ricambio generazionale nel mercato del lavoro, per cui si stima che fra 15 anni mancheranno all'appello 17mila lavoratori in provincia di Belluno e 50mila in quella di Treviso.
Un andamento che può essere ripreso anche per quanto riguarda il Trentino vista la situazione demografica e l'invecchiamento della popolazione. “All'Unione abbiamo fatto un talent day per cercare personale e effettivamente l'età media delle persone che si sono presentate era ben più alta di quelle che si presentavano un tempo. Una volta la maggioranza era di giovani, ora non più” spiega Roman che sottolinea come non ci sia “un problema di busta paga”.
Nei primi mesi di quest'anno, infatti, è stato firmato il contratto provinciale del turismo. L’intesa riguarda 35 mila addetti, tra stagionali e fissi, che operano nelle strutture ricettive e nei pubblici esercizi della nostra provincia. Per tutti loro a partire da gennaio è scattato un aumento in busta paga di 50 euro lordi mensili non assorbibili. C'è poi la copertura sanitaria integrativa ed è stato deciso di triplicare la percentuale di versamento per la previdenza complementare, rispetto a quanto previsto dal contratto nazionale.
“Lo abbiamo fatto per mantenere il nostro personale – spiega sempre la vicepresidente di Confcommercio – chi va a dire che il settore non paga abbastanza sbaglia e crea solo ulteriori danni. Abbiamo sempre dato lavoro a tantissimi giovani e non ci siamo mai tirati indietro nell'impegnarci per la comunità”.


















