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| 10 mar 2023 | 11:28

Pfas in Trentino, Tonina: ''Allarme ingiustificato creato da un giornale locale''. Dopo i dati di Le Monde interviene in Aula: ecco qual è la situazione

Il vicepresidente Tonina davanti al Consiglio provinciale ha spiegato che "non ci sono situazioni che destano preoccupazione dal punto di vista della salute dei cittadini, perché i valori riscontrati nelle rilevazioni sono ampiamente al di sotto dei limiti ritenuti pericolosi per la salute umana”. Per il caso di rio Salone ad Arco  l'errore nella trasmissione dei dati da Arpav (rilevato da Appa). Si conferma il "continuo monitoraggio di corsi d'acqua, laghi e acque sotterranee" per indagare eventuali  situazioni potenzialmente critiche

Pfas in Trentino, Tonina: Allarme ingiustificato creato da un giornale locale''

TRENTO. “In base ai dati che sono stati raccolti dal 2019 al 2022 da Appa su 110 stazioni di monitoraggio di pozzi, laghi e corsi d'acqua non sono state riscontrate situazioni da indurre allarme” per quanto concerne le particelle Pfas.

 

A chiarirlo è stato in queste ore il vicepresidente Mario Tonina che è intervenuto in Consiglio provinciale, su richiesta delle minoranze, viste le notizie diffuse da un quotidiano locale cartaceo che avevano purtroppo creato allarmismo fra la popolazione.

 

 

LO STUDIO DI LE MONDE (QUI L'ARTICOLO)

L'allarme è nato dopo la pubblicazione di una grossa quantità di dati fatta dal quotidiano francese "Le Monde" sulla contaminazione dai Pfas in Europa, sostanze tossiche e persistenti. La "Forever pollution map", creata dalla testata accanto a ben 17 partner, è parte del "Forever pollution project", progetto grazie al quale è stato possibile mostrare la contaminazione di "sostanze chimiche che accompagneranno l'umanità per centinaia di anni, forse anche migliaia".

 

In seguito alla pubblicazione dell'indagine, a fine febbraio 2023,  con alcuni dati che riguardavano il Trentino, la redazione de Il Dolomiti aveva provveduto a mettersi in contatto con gli esperti del progetto per richiedere il "via libera" per l'utilizzo dei dati. Gianluca Liva, giornalista scientifico partner del progetto, ci aveva tuttavia spiegato che "a causa di errori di trascrizione fatti dai tecnici e sviluppatori di Le Monde, alcune coordinate (latitudine e longitudine ndr) di punti di 'presunto inquinamento' nella mappa risultavano essere errate".

 

Il tema è molto delicato ed abbiamo deciso di attendere il via libera per la pubblicazione dei dati. Nel frattempo, invece, giornali cartacei uscivano davando la notizia con tono allarmistico. Alcune criticità esistono ma lo stesso esperto Liva a il Dolomiti spiegava che "ciononostante, non è il caso di fare allarmismo". Diverso invece è stato l'approccio usato da un quotidiano cartaceo che ha pubblicato la notizia e che per giorni ha tenuto l'argomento in primo piano costringendo la Provincia ad intervenire per fare chiarezza sulle modalità di esposizione dei dati, sui livelli di contaminazione e conseguentemente sulle valutazioni di criticità che riguardano il territorio provinciale.

 

E' stato spiegato che ci sono alcune situazioni territoriali che necessitano di maggior attenzione e che Appa sta seguendo in modo approfondito da tempo senza però rilevare alcun genere di dato allarmante. “In termini generali – aveva spiegato la Pat nei giorni scorsi - va però precisato che a livello di contesto territoriale complessivo non si riscontrano situazioni di criticità”.

 

I DATI DELLE RILEVAZIONI IN TRENTINO DEI PFAS

A seguito della pubblicazione di Le Monde e soprattutto in particolare al presunto inquinamento delle zone di Arco e della Vallagarina, le minoranze in Consiglio provinciale (primo firmatario Alessio Manica) hanno chiesto e ottenuto dalla Giunta Provinciale, attraverso il vicepresidente Tonina, una comunicazione per chiarire la situazione.

 

LE PRIME RILEVAZIONI (2018)

Appa sul nostro territorio ha iniziato il monitoraggio dei Pfas a partire dal 2018 per rispondere a delle richieste normative e per fornire informazioni attendibili sulla presenza nelle acque superficiali di una serie di sostanze emergenti, non solo Pfas, che potenzialmente possono inquinare l’ambiente acquatico. In base agli esiti di questo monitoraggio, le sostanze emergenti riscontrate sul territorio europeo vengono successivamente inserite nella lista delle sostanze prioritarie da monitorare per definire lo stato di qualità delle acque.

 

Dal 2018 i Pfas sono stati inseriti in questo elenco e pertanto sono stati ricercati su 13 punti appartenenti ad altrettanti corpi idrici fluviali e su 3 pozzi del territorio provinciale, questi 16 punti sono stati scelti perché ritenuti da controllare prioritariamente, in base alla presenza a monte di attività con potenziale presenza di Pfas. o perché rappresentativi in quanto posti alle foci dei principali corsi d’acqua (Avisio, Brenta, Chiese, Fersina, Sarca, Noce).

 

In questo primo anno di monitoraggio, per le attività analitiche Appa si è avvalsa del supporto del laboratorio di Arpa Veneto di Verona, in quanto il proprio laboratorio non disponeva di metodi e strumentazioni adeguate ad analizzare questo tipo di molecole.

 

Nel 2018 sono state quindi eseguite le analisi su un totale di 58 campioni, riscontrando modeste quantità dei contaminanti 26 volte (17 per Pfos, 8 per Pfba e 1 per Pfhxa . In base ai risultati la situazione generale appariva rassicurante dal punto di vista ambientale.

 

Si è evidenziata, ha spiegato il vicepresidente Tonina, subito una criticità relativa al fiume Chiese, che ha spinto ad indagare scoprendo una contaminazione a basse concentrazioni ma diffusa, nella falda di Storo, ad oggi oggetto di controlli periodici e specifico studio.

 

Per quanto riguarda le acque sotterranee, è stata riscontrata la presenza solo di Pfos in due occasioni nel punto “pozzo valle dell’Adige” a Rovereto, con concentrazioni al di sotto del limite normativo di 30 ng/l ma che hanno spinto Appa ad intraprendere approfondimenti anche nella zona industriale di Rovereto.

 

“Oltre a quelle sopra esposte – continua Tonina nella sua relazione - dal monitoraggio del 2018 non sono state rilevate altre criticità, ed è ricompreso in questa valutazione anche il rio Salone di Arco, per il quale risulta ad oggi una preoccupazione ingiustificata

 

 

LE SECONDE RILEVAZIONI (2019 - 2022)

A partire dal 2019 Appa ha iniziato un monitoraggio autonomo per le 6 molecole normate più altri 6 Pfas. E' stato quindi deciso di effettuare a scopo cautelativo uno screening "a tappeto" sul territorio provinciale per ampliare la ricerca dei Pfas, su un totale di 71 siti fluviali, 3 lacustri e 10 sotterranei, per un totale di 659 campioni.

 

In totale nel quadriennio 2019-2022 Appa ha monitorato in autonomia per la ricerca dei Pfas nella rete ufficiale di classificazione 93 siti fluviali, 7 lacustri e 10 sotterranei, che si traduce in oltre 1300 prelievi effettuati su cui sono state fatte più di 12000 determinazioni analitiche di Pfas. In base ai dati raccolti dal 2019 al 2022 su 110 stazioni di monitoraggio di corsi d'acqua, laghi e pozzi, ha spiegato Tonina “a livello di contesto territoriale complessivo per queste molecole non si riscontrano situazioni tali da indurre un’allarme per la qualità ambientale delle nostre acque”.

 

Per quanto riguarda i corpi idrici superficiali e sotterranei, ha chiarito sempre Tonina, l'unica molecola che presenta dei valori su cui porre attenzione, soprattutto per via dei limiti ambientali estremamente bassi, è il Pfos, che è stato riscontrato nel 12% circa dei prelievi. Questi riscontri riguardano solo alcuni siti fluviali e si concentrano su alcune specifiche situazioni già note per altre problematiche qualitative, per i quali è previsto l’esame nei prossimi mesi delle potenziali fonti e delle possibili soluzioni.

 

“Questa situazione – ha continuato il vicepresidente Tonina - non desta preoccupazione dal punto di vista della salute dei cittadini, perché i valori riscontrati sono ampiamente al di sotto dei limiti ritenuti pericolosi per la salute umana”.

 

 

I CASI DEL RIO SALONE AD ARCO E IL RIO MOLINI DI VILLA LAGARINA

Il vicepresidente Mario Tonina nella sua relazione si sofferma ai dati del 2018 con una precisazione sul caso del rio Salone ad Arco ricostruendo un errore nella trasmissione dei dati. Una volta effettuata l'analisi sui campioni, infatti, il laboratorio di Verona ha spedito ad Appa i Rapporti di Prova, cioè gli esiti in documenti ufficiali firmati, che Appa ha consultato.

 

Successivamente Ispra, per redigere un Report specifico sui Pfas, ha ottenuto direttamente dallo stesso laboratorio l’estrazione cumulata di tutti i dati riguardanti i prelievi del 2018 sul territorio provinciale. “In questa estrazione – ha spiegato Tonina - c’è stato un errore materiale, al posto dei dati relativi ad un campione sul rio Salone è stata inserita da Arpav per mero errore materiale una riga concernente tutt’altro campione relativo ad analisi su filtro aria per altro committente”.

 

Appa ha rilevato e prontamente segnalato questo errore, e nel corso dello scambio di e-mail con Arpav  è stato chiarito l’inconveniente.  I dati corretti per il rio Salone mostravano l’assenza di Pfas. “In ogni caso - ha chiarito Tonina - anche i dati errati in sé non corrispondono comunque a superamenti di limiti normativi”.

 

Con riferimento invece al rio Molini di Villa Lagarina, Tonina ha segnalato come la situazione Pfas, “con valori inizialmente meritevoli di attenzione” nel 2020 ora è in graduale miglioramento soprattutto a seguito della modifica del regime degli scarichi. “Negli anni 2021 e 2022 infatti i dati mostrano medie annue sotto i limiti anche per la molecola peggiore, ovvero il Pfos”.

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