Proteste in Iran, l'Anpi del Trentino: “La società civile si mobiliti per sostenere le richieste di una generazione in lotta"
Il presidente dell'Anpi del Trentino Mario Cossali interviene lanciando un appello ai partiti, alle forze sociali, alle associazioni e a tutti i cittadini: “Insieme contro la repressione e per la democrazia in Iran”

TRENTO. “Tutti gli appelli vanno sottoscritti e diffusi, ma non basta. È necessario che la società civile si mobiliti in modo incisivo per sostenere le richieste di una generazione in lotta: libertà, laicità dello stato, pluralismo politico e culturale”. È questo l'appello lanciato dal presidente di Anpi del Trentino Mario Cossali a partiti, forze sociali, associazioni e a tutti i cittadini per essere uniti “contro la repressione e per la democrazia in Iran”.
“Donna, vita, libertà – scrive Cossali – in queste parole si condensano con evidenza le aspirazioni che con grande coraggio vengono affermate nelle proteste iraniane, non voltiamoci dall'altra parte. Nei prossimi appuntamenti, a cominciare dal Cantiere di Pace, proponiamo sempre l'Iran all'ordine del giorno per una mobilitazione comune”.
Secondo i dati forniti dal presidente Anpi, sono almeno 524 le persone che finora hanno perso la vita durante le manifestazioni e oltre 19mila i manifestanti arrestati dalla polizia iraniana nelle rivolte scoppiate a metà settembre dopo la morte della 22enne Masha Amini, arrestata dalla polizia morale per aver indossato il velo in modo scorretto e poi picchiata a morte.
Ecco l'intervento integrale di Mario Cossali:
Le rivolte scoppiate in Iran a metà settembre, dopo la morte di Masha Amini, non si fermano. Masha, donna curda di 22 anni, era stata arrestata dalla polizia morale perché indossava il velo in modo scorretto ed è stata picchiata a morte. La risposta del regime teocratico alle proteste, nonostante le pressioni e gli appelli internazionali, è sempre più violenta. Durante le manifestazioni pacifiche vengono usate armi da guerra contro giovani e perfino bambini causandone la morte o ferendoli gravemente. Le ragazze vengono arrestate nelle scuole, portate in prigione e violentate. Le impiccagioni di giovani, accusati di “moharebh” (guerra contro dio), continuano così come i processi farsa che le precedono. Sulla rete sono presenti numerose petizioni per tentare di salvare la vita di giovani donne e uomini “colpevoli” di aver sostenuto i diritti umani fondamentali condannando la pena di morte. A Parigi la Tour Eiffel ha illuminato la notte parigina con lo slogan delle proteste che infuriano nelle piazze iraniane Su un altro versante della Torre, è stato affisso l’hashtag illuminato #Stopexecutions in Iran, ovvero stop esecuzioni in Iran, perché la macchina statale della morte non si ferma. Due dei manifestanti arrestati durante le dimostrazioni di questi mesi a Isfahan, Saleh Mirhashmi e Saeed Yaghoubi, sono stati trasferiti in regime di isolamento e gli attivisti della rete 1500 Tasvir temono che la condanna a morte emessa nei loro confronti possa essere presto eseguita, anche se non è ancora stata confermata dalla Corte Suprema di Teheran. Da quando le dimostrazioni sono iniziate, già quattro manifestanti sono stati impiccati e molti altri sono
stati condannati alla pena capitale. Secondo l’agenzia degli attivisti per i diritti umani Hrana, sono almeno 524 le persone che hanno perso la vita durante le manifestazioni e oltre 19mila i manifestanti arrestati dalla polizia iraniana.
Tutti gli appelli vanno sottoscritti e diffusi, ma non basta. È necessario che la società civile si mobiliti in modo incisivo per sostenere le richieste di una generazione in lotta: libertà, laicità dello stato, pluralismo politico e culturale. “DONNA, VITA, LIBERTA'”: in queste parole si condensano con evidenza le aspirazioni che con grande coraggio vengono affermate nelle proteste iraniane, non voltiamoci dall'altra parte. Nei prossimi appuntamenti, a cominciare dal Cantiere di Pace, proponiamo sempre l'Iran all'ordine del giorno per una mobilitazione comune.



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