Dalle piazze iraniane la sfida finale alla Repubblica Islamica. Abdolmohammadi: “Siamo davanti ad un movimento di massa che punta a libertà e democrazia"
"C'è un grande alleato con il popolo, c'è la Casa Bianca" spiega Pejman Abdolmohammadi, professore in Relazioni Internazionali del Medio Oriente all'Università di Trento e Visiting Professor a Berkeley. Sono migliaia le persone scese in strada dopo l’appello dell’ex principe ereditario in esilio, Reza Pahlavi

TEHERAN. Decine di città coinvolte, una protesta che non accenna a diminuire e che giorno dopo giorno coinvolge sempre più persone (Qui l'articolo). E' la protesta contro il regime che sta andando avanti da quasi due settimane in Iran.
“Siamo davanti ad un momento storico per il Medio Oriente” ha spiegato a il Dolomiti, Pejman Abdolmohammadi, professore in Relazioni Internazionali del Medio Oriente all'Università di Trento e Visiting Professor a Berkeley oltre ad essere autore del libro “Il Nuovo Medio Oriente: Potere, Diplomazia e Realismo”.
Intere città sono state bloccate da proteste continue e mentre Teheran tenta di soffocare la rivolta con la repressione e il blackout digitale, dalle piazze emerge un nome chiaro per il futuro del Paese: quello dell'ex principe ereditario in esilio Reza Pahlavi.
Professor Pejman Abdolmohammadi, siamo al 13esimo giorno di proteste in Iran. Che ruolo sta giocando la società civile in questa rivolta contro il regime che continua ad ingrandirsi?
Siamo davanti ad un momento storico per il Medio Oriente. Vediamo un movimento di massa patriottico allargato a livello nazionale. Lo scopo principale di questa rivolta-rivoluzione è il superamento pieno della Repubblica Islamica per il raggiungimento della libertà, della democrazia e di uno Stato laico.
Abbiamo una richiesta chiara dalle piazze di nominare come figura di unità Reza Ciro Pahlavi II, figlio dell'ultimo Scià iraniano Mohammad Reza Pahlavi.
I social media e l’informazione digitale stanno avendo un ruolo importante. Proprio per questo diverse zone dell'Iran, nelle scorse ore, hanno subito un blackout digitale, con le connessioni internet crollate.
Sì questo è un problema essenziale ma non è la prima volta che succede. È una pratica che il regime ha già fatto varie volte. Una sorta di routine che mette in atto la Repubblica Islamica quando si trova in grande pericolo per poi commettere crimini contro l'umanità.
Questa volta però la partita è diversa. C'è un grande alleato con il popolo, c'è la Casa Bianca. Per la prima volta il presidente degli Stati Uniti si è direttamente interessato della situazione ed è alleato con la popolazione a differenza di quello che è successo in passato. Anche questo blackout non potrà passare inosservato.
La rivolta-rivoluzione in Iran sta entrando in una fase decisiva. Abbiamo visto l’appello dell’ex principe ereditario in esilio Reza Pahlavi. Ha il sostegno per poter essere la guida futura del paese?
Ha un sostegno reale dalle piazze che lo hanno acclamato in diverse occasioni in questi giorni. Non lo stanno dicendo politici e analisti ma il popolo. Questo ha sorpreso l'opinione pubblica mondiale perché spesso c'è un pregiudizio nei confronti della monarchia persiana. Il principe, invece, è acclamato. Non c'è quasi una manifestazione di protesta dove non si parla di lui.
Può essere lui quindi a guidare una fase di transizione nel caso di caduta del regime?
È una figura che ha prestigio e legittimità per una parte della popolazione scesa in piazza. Non può esserci qualcuno deciso a tavolino da pochi ignorando il popolo. Oggi il futuro dell'Iran è strettamente collegato al futuro del Medio Oriente che si trova davanti ad un cambiamento importante di paradigma.
Il nuovo corso è quello di un Medio Oriente che sta andando nella direzione della stabilità e della secolarizzazione. In questo processo l'Iran è un'area importante anche per gli Stati Uniti in chiave anti Cina. La maggioranza della popolazione è per un'alleanza in questo senso dimostrandosi molto critica nei confronti della Cina e della Russia. La situazione però non è semplice.
La Repubblica Islamica cederà il proprio potere?
Non sarà semplice. Dobbiamo aspettarci una repressione importante. Ma il principe, in questo momento, viene visto come una figura di traghettatore importante. La direzione è la liberal democrazia. Sarà poi una monarchia costituzionale che ha radici persiane, oppure una repubblica democratica, ma comunque si tratterà sempre di democrazia.


















