Nuove massicce proteste in Iran: bloccato internet nel Paese. A Teheran cori contro Khamenei e palazzi governativi in fiamme
Grosse proteste nelle città iraniane, dalla capitale Teheran a Isfahan: le autorità della Repubblica islamica hanno bloccato internet nel Paese mentre nelle strade i manifestanti chiedono la caduta del regime

TEHERAN. Nuove massicce proteste si sono registrate nella notte in Iran dopo gli appelli del principe in esilio, Reza Pahlavi, mentre i manifestanti in molte città del Paese chiedono con sempre più forza la caduta del regime. Le autorità della Repubblica islamica hanno reagito bloccando internet, ma l'inerzia del movimento di protesta – il più grande dal 2022 – sembra crescere a dodici giorni dall'inizio delle manifestazioni, scattate in risposta alla disastrosa situazione economica nel Paese.
❗️ Iran, enormi proteste antigovernative in corso a Teheran. Blackout di Internet a livello nazionale. Segnalati cortei in centinaia di città. Interruzioni di servizio in diversi media statali e semi-ufficiali @ultimoranet pic.twitter.com/Zh83cLSdDi
— Ultimora.net (@ultimoranet) January 8, 2026
Numerosi testimoni hanno confermato al New York Times la presenza, nella serata di ieri, di grossi cortei in molte città iraniane – da Teheran ad Isfahan, da Mashhad a Bushehr a Shiraz – nei quali si contavano migliaia di donne e uomini di tutte le età. Nella capitale sarebbero partiti cori contro il regime - “morte a Khamenei” - e per la libertà della popolazione della Repubblica islamica.
Diversi video girati la scorsa notte hanno mostrato edifici governativi in fiamme in tutto il Paese, compresa Teheran, portando in alcuni casi alla reazione violenta da parte delle autorità. Al momento non è chiaro il numero di eventuali vittime – negli scorsi giorni si stimavano oltre 30 morti dall'inizio delle proteste e migliaia di persone arrestate. Secondo quanto riportato dall'Ong Iran Human Rights, il bilancio attuale sarebbe di 45 vittime, 13 delle quali uccise il 7 gennaio, indicando un crescente uso della violenza da parte del regime.
Come anticipato, negli scorsi giorni era stato il principe in esilio Reza Pahlavi – figlio dell'ultimo scià, deposto nel 1979 con la Rivoluzione islamista iraniana – a rilanciare sui social le proteste in programma per la serata di ieri e quella di oggi, alle ore 20. Lo stesso Pahlavi può contare su un appoggio crescente in particolare nelle fasce più giovani della popolazione iraniana – quelle nate ben dopo l'epoca di repressione e riforme economiche scellerate che ha caratterizzato il regno dello scià – e la partecipazione alle proteste di questi giorni sarà quindi un importante termometro per interpretare l'effettivo sostegno sul quale potrebbe contare all'interno del Paese.
“Milioni di iraniani – sono le parole condivise sui social dallo stesso Pahlavi – hanno richiesto la loro libertà questa notte. Il regime in Iran ha risposto tagliando tutte le linee di comunicazione. Ha bloccato internet. Ha tagliato le linee telefoniche. Potrebbe persino tentare di bloccare i segnali satellitari”. Il principe in esilio ha poi ringraziato apertamente il presidente americano Donald Trump – che incontrerà nei prossimi giorni nella sua residenza di Mar-a-Lago – invitando i leader europei all'azione.
Negli scorsi giorni il Times, citando fonti di intelligence, aveva riportato come il leader supremo della Repubblica islamica, l'ayatollah Khamenei, abbia già preparato dei piani per fuggire a Mosca – insieme a circa 20 persone tra famigliari e collaboratori – nel caso in cui le proteste si fossero intensificate ulteriormente.
Di certo, spiegava però ieri a il Dolomiti Luigi Toninelli – ricercatore Ispi specializzato proprio nel contesto iraniano –, attualmente il principe Pahlavi non gode di un'estesa base politica nel Paese, non ha un suo partito né un suo elettorato: “Il cambiamento più naturale sarebbe un'evoluzione della Repubblica dopo la morte della guida suprema, Alì Khamenei, ma non è escluso che potenze esterne decidano di forzare la mano”. Parlando di un eventuale regime change in Iran però, ha aggiunto: “Le incognite sarebbero moltissime, come molti sarebbero gli scenari possibili, da un regime militare a una nuova Repubblica islamica, dal ritorno dello scià alla presa di potere di un leader populista: sarebbe sostanzialmente come giocare d'azzardo”.












