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| 14 gennaio | 10:15

Iran, migliaia di morti per la repressione. Trump promette aiuto Usa: “Fino a 12mila vittime, il peggior massacro nella storia contemporanea del Paese”

Mentre le proteste in Iran continuano, il presidente americano Donald Trump promette l'imminente arrivo di un “aiuto” americano e annuncia dazi al 25% per i Paesi che fanno affari con Teheran

TRENTO. Il presidente americano, Donald Trump, ha esortato i cittadini iraniani a continuare l'azione di protesta contro il regime degli ayatollah, promettendo l'imminente arrivo di un “aiutoamericano e annunciando dazi al 25% per i Paesi che fanno affari con Teheran, mentre le stime sul numero delle vittime della repressione salgono fino a 12mila.

 

A riportare il dato è il canale satellitare in lingua persiana Iran International – con sede a Londra e fortemente critico del regime iraniano – parlando del “più grande massacro della storia contemporanea” del Paese, portato avanti principalmente tra l'8 e il 9 gennaio, e citando fonti governative e di sicurezza, compresi il Consiglio supremo per la sicurezza nazionale e l'ufficio presidenziale.

 

Secondo l'emittente americana Cbs, i morti potrebbero essere addirittura 20mila, mentre altri media statunitensi riportano stime più conservative – New York Times e Washington Post parlano di 2-3mila vittime. Le informazioni che arrivano dall'Iran sono però inevitabilmente frammentarie: il regime ha da giorni bloccato internet nel Paeseoffline da ormai più di 132 ore –, da dove sono comunque trapelate immagini che mostrano i corpi senza vita di molti manifestanti.

 

Le manifestazioni nel Paese erano iniziate alla fine del 2025 a causa delle crescenti difficoltà economiche: da allora però la nuova ondata di proteste della popolazione iraniana si è allargata, includendo in particolare giovani e studenti universitari, molti dei quali sono scesi in strada per chiedere non solo la caduta della Repubblica islamica, ma addirittura il ritorno in patria del figlio dello scià, Reza Pahlavi - mentre gli appelli per sostenere la popolazione iraniana continuano anche in occidente.

 

 

“Mio compatrioti – ha detto lo stesso Pahlavi sui social – il mondo non ha solo visto e sentito la vostra voce e il vostro coraggio, sta ora rispondendo. Avrete sentito il messaggio del presidente degli Stati Uniti: l'aiuto è imminente. Continuate la lotta, come avete fatto finora. Non permettere a questo regime di creare l'illusione di una vita normale. Dopo tutti i massacri, c'è un mare di sangue tra noi e il regime”.

 

Il riferimento è all'intervento con il quale, nella serata di ieri, Donald Trump si è rivolto direttamente ai manifestanti iraniani: “Patrioti iraniani – ha scritto su Truth il presidente americano – continuate a protestare, prendete il controllo delle vostre istituzioni. Ricordate i nomi degli assassini. Pagheranno un prezzo molto alto. Ho cancellato tutti gli incontri con le autorità iraniane fino a quanto questo massacro senza senso dei manifestanti non cesserà. L'aiuto è in arrivo”.

 

Nel frattempo, come anticipato, il tycoon ha annunciato dazi al 25% per qualunque Paese che “faccia affari” con la Repubblica islamica; la misura avrebbe “effetto immediato” e riguarderebbe “ogni affare con gli Stati Uniti”. La misura punta a indebolire e a isolare ulteriormente il regime iraniano, andando però a colpire anche il suo partner commerciale principale: la Cina.

 

Come riporta il Sole24Ore infatti, lo scorso anno Pechino avrebbe acquistato oltre l'80% del greggio esportato dall'Iran attraverso piccole raffinerie indipendenti, che permetterebbero di aggirare le sanzioni già imposte dagli Usa – ufficialmente le compagnie petrolifere cinesi sostenute dallo Stato non acquistano petrolio iraniano dal 2022. Tra i Paesi più legati commercialmente all'Iran, dice il quotidiano di Confindustria, dopo la Cina ci sono Emirati Arabi Uniti e Turchia.

 

Al momento non è certo quali altre misure l'amministrazione americana stia considerando: sul tavolo della Casa Bianca, oltre all'opzione militare, ci sarebbe la possibilità di attuare cyberattacchi o di alzare ulteriormente la pressione economica sul regime.

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