Iran, migliaia di morti per la repressione. Trump promette aiuto Usa: “Fino a 12mila vittime, il peggior massacro nella storia contemporanea del Paese”
Mentre le proteste in Iran continuano, il presidente americano Donald Trump promette l'imminente arrivo di un “aiuto” americano e annuncia dazi al 25% per i Paesi che fanno affari con Teheran

TRENTO. Il presidente americano, Donald Trump, ha esortato i cittadini iraniani a continuare l'azione di protesta contro il regime degli ayatollah, promettendo l'imminente arrivo di un “aiuto” americano e annunciando dazi al 25% per i Paesi che fanno affari con Teheran, mentre le stime sul numero delle vittime della repressione salgono fino a 12mila.
A riportare il dato è il canale satellitare in lingua persiana Iran International – con sede a Londra e fortemente critico del regime iraniano – parlando del “più grande massacro della storia contemporanea” del Paese, portato avanti principalmente tra l'8 e il 9 gennaio, e citando fonti governative e di sicurezza, compresi il Consiglio supremo per la sicurezza nazionale e l'ufficio presidenziale.
Secondo l'emittente americana Cbs, i morti potrebbero essere addirittura 20mila, mentre altri media statunitensi riportano stime più conservative – New York Times e Washington Post parlano di 2-3mila vittime. Le informazioni che arrivano dall'Iran sono però inevitabilmente frammentarie: il regime ha da giorni bloccato internet nel Paese – offline da ormai più di 132 ore –, da dove sono comunque trapelate immagini che mostrano i corpi senza vita di molti manifestanti.
Le manifestazioni nel Paese erano iniziate alla fine del 2025 a causa delle crescenti difficoltà economiche: da allora però la nuova ondata di proteste della popolazione iraniana si è allargata, includendo in particolare giovani e studenti universitari, molti dei quali sono scesi in strada per chiedere non solo la caduta della Repubblica islamica, ma addirittura il ritorno in patria del figlio dello scià, Reza Pahlavi - mentre gli appelli per sostenere la popolazione iraniana continuano anche in occidente.
My compatriots,
The world has not just seen and heard your voice and courage, it is now responding.
By now, you have probably heard the message from the President of the United States. Help is on the way.
Continue the fight, as you have done so far.
Do not allow this regime… https://t.co/KfotmDo0br
— Reza Pahlavi (@PahlaviReza) January 13, 2026
“Mio compatrioti – ha detto lo stesso Pahlavi sui social – il mondo non ha solo visto e sentito la vostra voce e il vostro coraggio, sta ora rispondendo. Avrete sentito il messaggio del presidente degli Stati Uniti: l'aiuto è imminente. Continuate la lotta, come avete fatto finora. Non permettere a questo regime di creare l'illusione di una vita normale. Dopo tutti i massacri, c'è un mare di sangue tra noi e il regime”.
Il riferimento è all'intervento con il quale, nella serata di ieri, Donald Trump si è rivolto direttamente ai manifestanti iraniani: “Patrioti iraniani – ha scritto su Truth il presidente americano – continuate a protestare, prendete il controllo delle vostre istituzioni. Ricordate i nomi degli assassini. Pagheranno un prezzo molto alto. Ho cancellato tutti gli incontri con le autorità iraniane fino a quanto questo massacro senza senso dei manifestanti non cesserà. L'aiuto è in arrivo”.
Nel frattempo, come anticipato, il tycoon ha annunciato dazi al 25% per qualunque Paese che “faccia affari” con la Repubblica islamica; la misura avrebbe “effetto immediato” e riguarderebbe “ogni affare con gli Stati Uniti”. La misura punta a indebolire e a isolare ulteriormente il regime iraniano, andando però a colpire anche il suo partner commerciale principale: la Cina.
Come riporta il Sole24Ore infatti, lo scorso anno Pechino avrebbe acquistato oltre l'80% del greggio esportato dall'Iran attraverso piccole raffinerie indipendenti, che permetterebbero di aggirare le sanzioni già imposte dagli Usa – ufficialmente le compagnie petrolifere cinesi sostenute dallo Stato non acquistano petrolio iraniano dal 2022. Tra i Paesi più legati commercialmente all'Iran, dice il quotidiano di Confindustria, dopo la Cina ci sono Emirati Arabi Uniti e Turchia.
Al momento non è certo quali altre misure l'amministrazione americana stia considerando: sul tavolo della Casa Bianca, oltre all'opzione militare, ci sarebbe la possibilità di attuare cyberattacchi o di alzare ulteriormente la pressione economica sul regime.












