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| 22 set 2023 | 12:52

Rsa in Trentino a rischio collasso, Burli: "Dalla Giunta Fugatti nessuna risposta al problema dopo ben cinque anni di lavoro"

Nei giorni scorsi era stata la presidente di Upipa a lanciare l'allarme sul rischio che l'intero sistema si blocchi per la carenza di personale. L'allarme arriva anche dall'Apsp Beato De Tschiderer di Trento dove il 30% degli infermieri si trasferiranno alle dipendenze dell'Apss

Rsa in Trentino a rischio collasso, Burli: "Dalla Giunta Fugatti nessuna risposta al problema dopo ben cinque anni di lavoro"

TRENTO. “La carenza di personale, l’aumento degli ingressi e la totale mancanza di programmazione stanno mettendo a dura prova il sistema già pressato delle Rsa. Le soluzioni vanno poste sul tavolo ora. Non possiamo più aspettare”. Paolo Burli, candidato del Partito Democratico, interviene sull'emergenza che le case di riposo stanno attraversando in Trentino.

 

Nei giorni scorsi era stata la presidente di Upipa a lanciare l'allarme sul rischio che l'intero sistema si blocchi per la carenza di personale (QUI L'ARTICOLO). Oggi sulle pagine de il Dolomiti, lo stesso allarme arriva anche dall'Apsp Beato De Tschiderer di Trento dove il 30% degli infermieri si trasferiranno alle dipendenze dell'Apss e questo causerà non pochi problemi (QUI L'ARTICOLO).

 

“Dobbiamo chiamare le cose con il proprio nome: siamo di fronte ad un’emergenza” spiega Burli. “Gli anziani sono in continuo aumento, le liste di attesa sono raddoppiate e senza infermieri molte strutture sono a rischio chiusura. Quello che mi stupisce – continua Burli – è l’incapacità da parte della maggioranza politica attuale di dare una risposta chiara al problema dopo ben cinque anni di lavoro. Una programmazione andava pensata prima. Ora dobbiamo raccogliere i pezzi e ricostruire il sistema alla base”.

 

“La strada da seguire – conclude Burli – è quella già evidenziata da Francesco Valduga. Dobbiamo valorizzare il personale garantendo un adeguamento tra prestazioni, retribuzioni e carriere e al contempo cercare nuovi modelli di integrazione tra ospedali e territorio, mettendo di nuovo in campo la nostra capacità di essere una comunità”.

 

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