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“Mancano le divise per il cambio e alcuni infermieri non parlano italiano, le Rsa sono allo sbando”. L'allarme di Fenalt: “Servono risposte subito”

“Sembra che non ci si renda conto dell’urgenza del problema. Ci sono circa mille anziani in attesa di un posto. E la politica tende a rinviare. Ma noi abbiamo bisogno di risposte a breve, se non a brevissimo” ha affermato Roberto Moser della Fenalt 

Di GF - 03 marzo 2024 - 09:05

TRENTO. “Mancano divise per il cambio e gli infermieri non parlano italiano. Le case di riposo sono allo sbando”. E' questo l'allarme che è stato lanciato in questi giorni dalla Fenalt per sottolineare la situazione critica di molte Rsa in Trentino. 

 

“Qualche giorno fa l’assessore provinciale alla sanità Tonina l’ha definito una bomba sociale: è il problema della non autosufficienza. Tonina ha un orizzonte di pianificazione che guarda ai prossimi 20-30 anni. Tempi biblici. Quello che Tonina trascura è che la bomba sociale non è una bomba ad orologeria, ma è una mina che sta già detonando” ha affermato Roberto Moser, vice segretario Fenalt e sindacalista di lunga data nel campo delle Rsa. 

 

Il tema della non autosufficienza e della situazione sanitaria sempre più grave in cui arrivano gli anziani in casa di riposo è un'emergenza che va avanti da diverso tempo. 

 

Sembra che non ci si renda conto dell’urgenza del problema. Ci sono – spiega Moser -  circa mille anziani in attesa di un posto. E la politica tende a rinviare. Ma noi abbiamo bisogno di risposte a breve, se non a brevissimo”. 

 

E’ un fiume in piena nell’elencare le difficoltà quotidiane con cui si scontrano gli operatori: “Alla Vannetti di Rovereto in un anno se ne sono andati 10 infermieri e prossimamente se ne andranno altri 2. Alla casa di riposo di Predazzo il

direttore comunica che le divise saranno lavate a giorni alterni e comunque non più di tre volte a settimana. Non è accettabile, perché la divisa è uno strumento che deve garantire l’igiene per l’operatore e per l’ospite, e che non può essere portata fuori dal luogo di lavoro. In un’altra casa di riposo trentina vengono installate telecamere nelle stanze senza la condivisione con i sindacati come previsto dalle leggi.” 

 

Ma è soprattutto il problema della carenza di infermieri che preoccupa. “In molti casi gli infermieri sono forniti da società cooperative. Al momento la legge prevede ancora, grazie a ripetute proroghe post-covid, che possano operare anche se non iscritti all’albo professionale. Può capitare– ed è capitato – che ci si trovi in servizio con un infermiere non italiano che non parla l’italiano. Qui il problema si pone chiaramente in termini di sicurezza, viste ormai le gravi patologie che affliggono gli ospiti.”

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