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| 27 mar 2023 | 19:20

Sul Corriere i 'privilegi' del Trentino Alto Adige, Rossi: “La nostra autonomia usata per demolire l'autonomia differenziata. Serve una strategia di difesa”

Sul Corriere della Sera oggi Milena Gabanelli parla di autonomia nella sua Dataroom, ripercorrendo i “privilegi” dei territori a statuto speciale. Pronta la risposta dell'ex presidente della Provincia Ugo Rossi: “Come avevo previsto, con l'avvio dell'autonomia differenziata è fondamentale oggi fare attenzione ai 'pericoli' che ne possono derivare”

Sul Corriere i 'privilegi' del Trentino Alto Adige, Rossi: “La nostra autonomia usata per demolire l'autonomia differenziata

TRENTO. Mentre prosegue, dopo l'approvazione in Consiglio dei ministri (Qui Articolo), l'iter del Ddl Calderoli sull'autonomia differenziata, sul Corriere della Sera i “privilegi” dell'autonomia speciale sono il tema della giornata nel Dataroom di Milena Gabanelli. “Regioni a statuto speciale, ecco i privilegi: perché sono a spese di tutti noi” il titolo del dossier apparso sulle pagine del quotidiano milanese, al quale l'ex presidente della Provincia di Trento Ugo Rossi non tarda a rispondere: “Si avvera quello che avevo previsto (Qui Articolo): con l'avvio dell'autonomia differenziata, che vedo positivamente, dobbiamo fare attenzione ai potenziali pericoli per la nostra autonomia speciale”.

 

Nelle ultime settimane infatti Rossi si era detto preoccupato delle possibili conseguenze del dibattito sul Ddl Calderoli: “A prescindere da ogni valutazione – aveva spiegato a il Dolomiti – in ordine alla reale portata del processo di realizzazione dell’autonomia differenziata nelle regioni a statuto ordinario e delle sue eventuali conseguenze sull’assetto dei rapporti fra Stato e Regioni, appare evidente che il dibattito che ne è scaturito non è scevro da rischi per l’immagine della nostra autonomia speciale che inevitabilmente sarà messa al centro dell’attenzione sia da parte di chi la utilizzerà come paradigma di riferimento sia da parte dei contrari che invece la additeranno come esempio di un privilegio ingiustificato e fonte di diseguaglianze fra territori”. Un dibattito che dunque, in definitiva: “Innescherà, come sempre avvenuto in passato, affrettate e superficiali valutazioni di comparazione”.

 

Nel suo approfondimento, partendo dalle origini storiche che hanno portato agli statuti speciali adottati da Sicilia, Sardegna, Valle d'Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, Gabanelli prosegue proprio mettendo in evidenza in cosa consista la similitudine tra le Regioni a statuto speciale e il Ddl Calderoli, ovvero “il principio che ogni Regione possa negoziare con lo Stato i settori che intende gestire in proprio trattenendo i tributi equivalenti”. A livello numerico, riporta Gabanelli, grazie all'autonomia i territori possono “trattenere a sé gran parte delle imposte” per pagare “sanità, assistenza sociale, trasporti e viabilità locali, manutenzione del territorio, infrastrutture per l'attrazione turistica” e, per quanto riguarda il Trentino Alto Adige e la Valle d'Aosta “anche l'istruzione”. In definitiva però, si legge nel dossier, guardando ai dati relativi alla spesa statale annua per ogni cittadino: “Lo Stato non ha spese minori – scrive Gabanelli – e in compenso le Regioni a statuto speciale hanno il doppio delle risorse da utilizzare per i loro territori”.

 

Un quadro, insomma, non certo lusinghiero. “La spesa pubblica – dice però Rossi – deve sempre essere regionalizzata. I dati presi a riferimento sono relativi ai conti pubblici territoriali, nei quali, per esempio, si conteggia anche la spesa pubblica relativa a realtà come Enel o Autobrennero in Trentino. E' chiaro però che non si possono 'trattare' come voci di spesa che riguardano solo il nostro territorio: stiamo ovviamente parlando di realtà o infrastrutture che non operano certo a favore esclusivamente del Trentino, ma che sono inserite in un contesto ben più ampio. In poche parole, se si investe per esempio su un'opera di carattere nazionale in Trentino è evidente che le ricadute non siano solo sul territorio e perciò è errato conteggiarne le spese relativamente solo alla nostra Provincia: il problema, diciamo, è relativo proprio alla base di calcolo. Quanto spenderebbe poi lo Stato per assicurare gli stessi servizi che oggi sono gestiti dalle due Province sul nostro territorio? È evidente infine che non si possano paragonare una spesa pubblica in un'area metropolitana e quella di un territorio montano come il nostro”.

 

Il punto però per l'ex presidente della Pat, come anticipato, è un altro: “Con l'avvio dell'iter sull'autonomia differenziata ho detto fin da subito che sarebbe stato necessario fare attenzione ai potenziali pericoli: Fugatti ha subito rassicurato, ma non basta certo contare su un ministro 'amico', mentre anche il Patt ha benedetto il Ddl”. Per Rossi il problema è rappresentato dalla possibilità di “utilizzare (malamente) i dati relativi alle autonomie speciali per indicarne i 'privilegi' e demolire così l'autonomia differenziata. A quel punto il pericolo, per noi, è di finire in un certo senso 'nel mirino'. L'autonomia ha bisogno di una cultura autonomista, di studio serio, di classe dirigente preparata. Francamente vedo molto poco in circolazione al riguardo”. Allargando poi il discorso, secondo l'ex presidente della Provincia oggi il Trentino (a differenza dell'Alto Adige, forte di una differenziazione anche a livello linguistico): “Si sta completamente omologando, sia a livello sociale che politico, al resto del Paese”.

 

Per questo, conclude Rossi: “Bisogna rafforzare i legami tra Trento e Bolzano, che oggi non poggiano sicuramente su una comunanza di vedute. La paura è che l'Alto Adige si spinga in solitaria a difendere l'autonomia mentre noi, in sostanza, restiamo al guado. Dal punto di vista politico è chiaro a mio parere che sarà questa la direzione verso cui ci porterebbe il centro-destra, il problema però è che in 5 anni il centro-sinistra cosiddetto autonomista non ha saputo fare altre che un tavolo kafkiano nel quale si dice di 'no' prima ancora di aver indicato un candidato presidente, senza saper trovare alternative”.

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