Una donna vittima di violenza può pronunciare la parola ''Erika'' e scatta il protocollo di tutela, a Bolzano in un anno trattati 30 casi
Una donna vittima di violenza che arriva al pronto soccorso può pronunciare la parola "Erika" e si attiva un protocollo che rende più protetto il percorso di accoglienza nei servizi di emergenza degli ospedali e garantisce loro supporto. Victoria Moraru è referente del progetto: "Moltissime purtroppo non denunciano o non ammettono neppure la violenza. Noi cerchiamo di indirizzarle verso i centri antiviolenza". Attivo 24h il numero verde di Gea 800 276433

BOLZANO. Al pronto soccorso basta pronunciare una parola, “Erika”, e per le donne che hanno subito violenza si attiva un protocollo specifico che rende più protetto il percorso di accoglienza nei servizi di emergenza degli ospedali e garantisce loro supporto medico, psicologico e legale.
A Bolzano è diventato ufficiale nel 2020, grazie alla collaborazione tra Provincia, Centri antiviolenza, Azienda sanitaria e Forze dell’ordine, che collaborano per offrire alle vittime di violenza un aiuto rapido ed efficace.
Il protocollo Erika è incardinato sul pronto soccorso, “primo punto di accesso ai servizi per la donna che ha subito aggressioni e violenze fisiche - spiega Victoria Moraru, referente del progetto Erika per il pronto soccorso di Bolzano -. La donna che arriva al pronto soccorso può andare in accettazione e pronunciare una semplice parola: Erika. A quel punto verrà comunicato immediatamente ai medici e infermieri del pronto soccorso, in modo che la donna non resti nella sala d'attesa ma venga presa in carico il prima possibile per il triage. Viene poi accompagnata in un ambulatorio dedicato, dove il medico si occuperà di fare una visita medica, a cui seguono altri accertamenti, come radiografie e visite specialistiche. A quel punto la donna può decidere se sporgere denuncia. Se le lesioni che ha subito sono molto gravi la denuncia parte d'ufficio. Se, invece, la donna non vuole sporgere denuncia, cerchiamo di metterla in contatto con i centri antiviolenza e di darle tutte le informazioni necessarie sui servizi attivi sul territorio per uscire dalla violenza”.
Nell'ultimo anno – da novembre 2022 a novembre 2023 – sono stati ci sono state 30 attivazioni del protocollo Erika per casi di violenza fisica. “Un numero che sicuramente è in difetto rispetto a tutti i casi di violenza domestica che arrivano al pronto soccorso, perché molte donne non lo vogliono dichiarare oppure non vogliono attivare il protocollo. Moltissimi casi restano, quindi, sommersi” aggiunge Moraru.
Sono stati trattati, inoltre, come protocollo Erika 8 casi di violenza sessuale, di cui uno pediatrico, ossia che ha coinvolto un minore di 15 anni.
Questi dati rappresentano, tuttavia, la punta dell'iceberg di una violenza che rimane spesso sommersa. “Nella maggior parte dei casi, infatti, le donne che arrivano al pronto soccorso dopo aver subito violenza non vogliono attivare il protocollo o non vogliono denunciare. Altre ancora non ammettono nemmeno la violenza, magari per paura, e giustificano ecchimosi e fratture con incidenti. E' il medico, dopo una visita dettagliata, a dover sospettare che le ferite siano state causate da aggressioni. A quel punto noi cerchiamo di dare alle donne tutte le informazioni sui servizi attivi, di metterla in contatto con i centri antiviolenza, che possono offrire accoglienza, supporto e consulenza psicologica” aggiunge Moraru.
Il centro antiviolenza Gea di Bolzano ha, inoltre, un numero verde attivo 24 ore su 24. E l' 800 276433. “Spesso le donne che vivono una situazione di violenza domestica costante hanno difficoltà a chiedere aiuto. Questo numero è sempre attivo. Le donne possono chiamare in qualsiasi momento, quando magari vanno a fare la spesa oppure a portare i bambini a scuola. Quando ha tempo e si sente sicura, può chiamare” conclude Muraru.
Nell'ambito delle iniziative per la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, fino al 28 novembre l'ospedale di Bolzano partecipa alla "Open Week - Violenza sulle donne” organizzata da Onda (Osservatorio Nazionale per la Salute della Donna). Oltre alle sedie rosse, è stato collocato in vari punti del nosocomio materiale informativo sui vari servizi di consulenza e sostegno alle donne. Il 25 novembre l’ospedale si illuminerà di rosso.













