Aumenta l'uso del veleno per topi e la fauna selvatica è sempre più a rischio. L'allarme del Parco per il barbagianni: "Molti casi di intossicazione da rodenticidi"
Il sempre maggiore abbandono degli edifici vede anche un aumento demografico di ratti e topi comuni sia nelle campagne che nelle città, attratte da rifiuti incontrollati. Ecco che allora si aumentano i veleni, i quali tuttavia portano a conseguenze letali: entrano nelle catene alimentari di tutta la fauna selvatica, anche indirettamente. E portano alla morte

BUSSOLENGO. Barbagianni a rischio a causa del veleno per topi. L'allarme arriva da Parco Natura Viva a margine del 14° Convegno Nazionale della Ricerca nei Parchi.
Il barbagianni è un predatore della notte, non è presente in Trentino ma in numerose altre zone d'Italia. E' in grado di percepire lo squittio di un roditore nel buio assoluto a 800 metri di distanza. Ma è proprio dalla sua preda di elezione che arriva la minaccia principale: il barbagianni, un tempo grande alleato dell’agricoltura, oggi muore a causa dell’intossicazione da rodenticidi di cui si fa largo uso in zone urbane e rurali.
“Chiediamo alle autorità di fermare l’aumento dei veleni e di aiutare il barbagianni a poter tornare a fare il proprio lavoro. Un antidoto naturale che può consumare da 3 a 6 ratti per notte, amico dell’uomo e delle tasche pubbliche. Ma che non trova più habitat adatti a poter nidificare” spiega Mauro Delogu, del Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie dell’Università di Bologna.
Questo rapace è sempre stato utile per tenere sotto controllo la proliferazione dei roditori, che portano danni alle colture e diffondono malattie ma il progressivo abbandono delle campagne, gli ha sottratto luoghi preziosi di nidificazione.
E' stato chiamato anche “gufo dei fienili” poiché non costruisce il nido con elementi naturali ma colonizza depositi e sottotetti. Ovvero la ragione stessa che impegna lo staff del Parco nel progetto di installazione di casette nido negli edifici rurali della provincia di Brescia. “L’abbandono delle infrastrutture agricole - prosegue il professore - sta determinando la scomparsa degli esemplari, alla quale corrisponde un aumento demografico delle prede (principalmente ratti e topi comuni) sia nelle campagne che nelle città, attratte da rifiuti incontrollati. Ecco che allora si aumentano i veleni, i quali tuttavia portano a conseguenze letali: entrano nelle catene alimentari di tutta la fauna selvatica, anche indirettamente. E portano alla morte”.
Da qui, l’appello a lasciar fare - gratuitamente - quello che l’evoluzione ha lavorato milioni di anni per rendere possibile. “Fermiamo l’aumento dei veleni e aiutiamo il barbagianni a tornare nelle nostre zone. È sufficiente installare cassette nido negli edifici rurali abbandonati o in abitazioni agricole. Convivrà con noi senza farsi vedere e contribuirà a ripristinare un maggiore equilibrio ecologico anche nelle città”.














