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Trento
07 novembre | 17:46

Cinque trentini a New York per correre la maratona. Il racconto di Michele Ciurletti: "Un'esperienza indimenticabile" (VIDEO)

A trentanove anni uno degli "Highlander" del calcio regionale ha deciso di cimentarsi, per la prima volta, sui 42,195 chilometri più famoso del mondo. Con lui la moglie Caterina Russolo, la cognata Alice assieme al compagno Marco e il cugino della moglie Michele, che ha deciso di festeggiare così i suoi 50 anni. "Eravamo in 55mila e lungo il percorso c'erano 2 milioni di spettatori"

Cinque trentini a New York per correre la maratona

TRENTO. "Un'esperienza unica, indescrivibile, una delle emozioni più grandi che ho provato nella vita. Le foto e i video non rendono l'idea di cosa significhi correre la maratona di New York e percorrere le strade della Grande Mela in mezzo a 55mila runners e con 2 milioni di persone assiepate lungo il percorso. Mi vengono ancora i brividi a pensarci".

 

La prima volta non si scorda mai, soprattutto se coincide con la maratona più famosa del mondo, quella che parte da Staten Island, vicino al ponte di Verrazzano e si conclude, dopo i canonici 42,195 chilometri a Central Park.

 

Michele Ciurletti, uno degli "Highlander" del calcio regionale, che a 39 anni suonati milita ancora in Promozione con la maglia del Calisio e - per il momento - non ha intenzione di appendere le scarpette al chiodo, si è cimentato in una nuova sfida. Alla soglia delle 40 primavere, assieme alla moglie Caterina Russolo, alla cognata Alice e al compagno Marco Eydallin e al cugino di Caterina e Alice, Michele Russolo, con quest'ultimo che ha scelto di festeggiare così i propri 50 anni, ha varcato l'Oceano Atletico per regalarsi un'impresa memorabile. Diventata già un ricordo indelebile.

 

Tra l'altro Michele, che nella sua lunga carriera da calciatore ha militato anche in serie D con la Fersina Perginese, si è pure tolto lo sfizio di realizzare un "tempone", visto che ha chiuso in 3 ore, 37 minuti e 59 secondi, con una media - dunque - di 5'03" al chilometro. Una prestazione da vero runner amatoriale.

 

"Il primo obiettivo era quella di concluderla - racconta dopo il rientro in Italia - il secondo, alzando l'asticella, di completarla senza mai fermarsi. Al tempo, francamente, non ho mai pensato: il mio percorso di avvicinamento e allenamento è stato lungo e impegnativo, ma non sono mai stato un runner vero e proprio e, soprattutto, questa era la mia prima maratona della vita. Infatti siamo andati a New York anche con l'obiettivo di visitare la città e, dunque, nei giorni precedenti, abbiamo camminato parecchio, riposando poco perché volevamo anche "goderci" la Grande Mela. Domenica, poi, l'adrenalina e l'entusiasmo hanno portato energie insperate, visto che tutti e cinque abbiamo fatto dei gran bei tempi. E, soprattutto, ci siamo goduti ogni singolo metro di un evento che è unico al mondo. Non c'era un tratto del percorso dove non ci fossero spettatori, lungo il tracciato suonavano bande e deejay, oltre ai punti di ristoro c'erano tantissime persone che ti offrivano acqua e viveri e tutti incitavano tutti. Per la città e la popolazione si tratta dell' "Evento" dell'anno, al quale partecipano con grande entusiasmo: basti pensare che hanno stimato 2 milioni di presenze a bordo strada, oltre ai 55mila partecipanti. E, vi assicuro, che l'abbiamo percepito. Semplicemente meraviglioso: siamo tutti strafelici di esserci stati. E' un'esperienza che consiglio a tutti, almeno una volta nella vita".

Qualche giorno da turisti e poi domenica 3 novembre la gara.

"E una sgambata di dieci chilometri il giorno prima a Central Park - prosegue Ciurletti - per tenersi allenati. E' stato tutto bellissimo, dalla sveglia all'alba con successivo transfer alla zona di partenza, dal ritiro del pettorale all' "incolonnamento" nel "cancello" assegnato per la partenza, visto che lo start non avviene tutti assieme ed è un momento incredibile, perché c'è un silenzio assoluto e una cantante che, "a cappella", esegue l'inno americano. Poi il via, subito il ponte di Verrazzano che sembra non finire mai, le vie della città, la One Avenue che è "eterna" e l'arrivo a Central Park. La fatica si sente, certo che sì, ma tutto quello che c'è attorno ti aiuta a correre meglio e a vivere questi interminabili 42,195 chilometri con grande gioia. Ed è altrettanto meraviglioso tagliare il traguardo, ricevere la medaglia per aver partecipato e rendersi conto di avercela fatta. Nei giorni successivi è altrettanto bellissimo vedere i newyorkesi che ti fanno i complimenti quando capiscono che hai partecipato alla maratona e, seppur ci si trovi in una delle metropoli più grandi del mondo, capita d'incontrare altri runners che girano, giustamente "fieri", per la città con le rispettive medaglie".

Ma come è nata l'idea?

"Tutti e noi cinque siamo sportivi, anche se nessuno arriva dal mondo della corsa. Michele voleva festeggiare così i suoi 50 anni, io sono un calciatore ma ero affascinato dall'idea, mia moglie Caterina arriva dal tennis (ed era parecchio brava, ndr) e ha deciso d'intraprendere una sfida con sé stessa, così come sua sorella Alice, per la quale la maratona aveva un significato particolare. Voleva completarla, e ci è riuscita alla grande, dopo aver subito un grave infortunio e il suo compagno è uno sportivo di montagna e si è aggregato immediatamente con entusiasmo. Nella preparazione ci ha dato una mano, soprattutto buoni consigli sulle tabelle d'allenamento e sulla gestione della gara, Giordano Benedetti, ex atleta azzurro che è mio parente. Le sue imbeccate sono state certamente preziosissime".

 

La domanda è d'obbligo: ci sarà una "seconda volta"?

"Non lo so, magari ci sarà un'altra maratona "iconica", perché l'esperienza è stata favolosa. A New York, città incredibile, torneremo di sicuro, vedremo se anche per correre. Adesso siamo in fase di recupero anche se, confesso, il "male alle gambe" è durato solamente un paio di giorni. Ora tornerò ad allenarmi a tempo pieno con il Calisio perché il pallone è il primo amore e quello non si scorda mai".

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