Inchiesta Benko, "Colpisce l'estensione dei capi di imputazione e la presenza di insospettabili", l'ex giudice Ancona: "Cultura dell'indifferenza alimenta questi casi"
L'ex giudice Carlo Ancona a il Dolomiti: "I capi di imputazione sono estesi ma, per esempio, nel caso di Tangentopoli si parla di milioni, qui il panorama sembra più povero. Non si deve generalizzare ma non bisogna neppure nascondere che un uso disinvolto dei soldi c'è stato anche in precedenza"

TRENTO. "Ci sono alcune differenze tra l'inchiesta di 'Giano Bifronte' e questa 'Romeo' (o Benko): la principale riguarda l'estensione e l'oggetto dei capi di imputazione". Queste le parole a il Dolomiti dell'ex giudice Carlo Ancona. "Il sistema sembra più diffuso e ho letto nomi di persone che conosco e che non mi sarei aspettato di trovare tra gli indagati".
Dalla Sloi al disastro di Stava, dalla tragedia del Cermis al filone provinciale di Tangentopoli, il magistrato si è preso la responsabilità di tante sentenze storiche e Ancona ha legato il suo nome ai principali procedimenti giudiziari in Trentino. E' stato giudice a Trento dal 1977 al 2015 e successivamente a Rovereto fino al 2018, anno della pensione.
Quello che emerge dalla maxi-inchiesta è un profondo e ramificato scandalo giudiziario a ridosso delle elezioni. Indagini che arrivano all’improvviso e che sconvolge il panorama politico, imprenditoriale e amministrativo del territorio tra arresti, misure cautelari e il comportamento di figure di primo piano sotto la lente di ingrandimento.
Ma se per "Giano Bifronte" le forze dell'ordine avevano bussato alle porte della Provincia, per ora ci ferma all'ambito locale. E ci si muove, almeno adesso, su un equilibrio di piccoli piaceri e poche migliaia di euro, insomma "Piazeropoli". "I capi di imputazione sono estesi ma, per esempio, nel caso di Tangentopoli si parla di milioni, qui il panorama sembra più povero. A colpire è invece la diffusione dei meccanismi che non si limitano solo al mondo degli affari e dei rapporti con la politica. Un aspetto, questo, che rende le indagini ancora più complesse".
La percezione è di un sistema di piazeroti organizzati. "Nel periodo di Mani pulite e della sentenza, in Trentino, sulle tangenti A22 c'era una conoscenza dei meccanismi", evidenzia Ancona. "L'organizzazione in questo caso è rimasta il più possibile celata. Tuttavia la Procura è riuscita a mantenere il riserbo perché le indagini sono state condotte a lungo prima che scoppiasse il caso".
L'inchiesta Benko arriva in, rapida, successione a quella "Perfido" sull'infiltrazione della 'ndrangheta nel settore del porfido. Anche qui si sono intrecciati relazioni e rapporti ambigui, per usare un eufemismo, tra imprenditoria e politica. "Una vicenda che mi ha lasciato stupefatto tanto per la metodologia quanto per la presenza di indagati insospettabili".
A 16 anni dalla vicenda giudiziaria legata a "Giano Bifronte" non sono mancate le ombre in Trentino. "Non solo Tangentopoli - aggiunge l'ex giudice - posso ricordare il processo delle 'Tre Torri' o quello 'Caproni', anche se quest'ultimo caso mi è sempre parso legato a un uso un po' sciatto delle risorse, più che a un quadro criminoso".
Per il saggista e giornalista Sergio Rizzo questa è una conferma di un'Autonomia trentina "sopra le righe" e che "non ha più senso", una situazione che deriva dalla gestione, ingente, di risorse.
"Non generalizzerei e comunque ci sono poi processi e sentenze che cercano di ricostruire la verità dei fatti. Certo, non bisogna nascondere che un uso disinvolto dei soldi c'è stato anche in precedenza: ancora prima di oggi, ancora prima degli Anni 2000 o '90. In alcuni casi c'è un po' una cultura dell'indifferenza che consente a certe figure di agire per interesse personale a danno della comunità", conclude Ancona.














