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Trento
10 ottobre | 17:47

Malattie mentali, il sindaco di Trento: "Dobbiamo superare lo stigma e la vergogna". L'indagine del Cng: "Pochi i giovani che chiedono aiuto"

Il sindaco di Trento Franco Ianeselli è intervenuto con un post sui social: "Oggi il pensiero va ai malati e alle loro famiglie, che spesso affrontano in solitudine drammi inimmaginabili. Va ai medici e a tutto il personale impegnato a fronteggiare un dilagante disagio mentale". La presidente del Consiglio Nazionale dei Giovani Maria Cristina Pisani: "Mi preoccupa vedere come ancora ci siano difficoltà nel sentirsi ascoltati, integrati e accolti negli ambienti sociali e fisici"

Malattie mentali, il sindaco di Trento: "Dobbiamo superare lo stigma e la vergogna"

TRENTO. "Non si parla volentieri di malattie mentali, anche quando si tratta di disturbi transitori e risolvibili. È più facile dire 'mi sono rotto il femore' piuttosto che 'soffro di depressione'. Dobbiamo  superare lo stigma e la vergogna, a diventare tutti più empatici nei confronti della sofferenza psichica altrui". Queste le parole che sono arrivate dal sindaco di Trento, Franco Ianeselli in occasione della Giornata mondiale della salute mentale che si celebra oggi. Un pensiero che il sindaco ha voluto rivolgere anche ai giovani nei quali purtroppo i disturbi psichiatrici sono in grande aumento.

 

Per esprimere vicinanza e sostegno a chi convive con disturbi mentali, il Comune di Trento ha deciso di illuminare di verde la fontana del Nettuno in piazza Duomo ricordando anche la ricorrenza sul pannello digitale presente sulla facciata dell’ostello di Trento. 

 

 

L’obiettivo della Giornata è anche quello di aumentare la consapevolezza dell’importanza della salute mentale, della prevenzione e del sostegno ai pazienti e alle loro famiglie combattendo nello stesso tempo lo stigma associato a questo tipo di disturbi.

 

Ad intervenire oggi sul tema è stato anche il Consiglio nazionale dei Giovani con la presidente  Maria Cristina Pisani presentando l’Indice di WELL-FARE, realizzato dal CNG con il supporto tecnico di “EU.R.E.S. Ricerche economiche e sociali”, che in una prospettiva del tutto innovativa, integra le quattro dimensioni del Benessere Individuale (percezione di sé, salute fisica, motivazioni, capacità di gestire le emozioni), del Benessere Relazionale (famiglia, rapporti amicali, rapporto con la comunità), del Benessere Spaziale (ambiente, sicurezza, qualità dell’abitare) e del Benessere Sociale (partecipazione sociale, adesione ai modelli culturali dominanti, capacità di cogliere le opportunità).

Il benessere dei giovani – ha spiegato Pisani - non si misura esclusivamente attraverso indicatori materiali, ma anche attraverso la fiducia in se stessi, la qualità delle loro relazioni sociali e dell’ambiente in cui vivono."  
 
L’Indice di WELL-FARE evidenzia una "prevalente soddisfazione" tra i giovani, con un punteggio medio di 63,9 su 100. Tra le dimensioni osservate, il benessere relazionale registra il punteggio più alto (69,3), seguito dal benessere individuale (65,6), sociale (63,7) e spaziale (56,9). Tuttavia, emergono differenze significative per genere e territorio: le giovani donne e i giovani del Sud riportano livelli di benessere inferiori rispetto ai loro coetanei maschi e ai giovani del Nord.
 
"L’indice indica che le relazioni con gli amici sono spesso il primo supporto emotivo, molto più della famiglia, soprattutto per le ragazze, che in numeri percentuali risultano fare più fatica a gestire emozioni e autostima. La centralità dei comportamenti alimentari e dello stile di vita per il benessere psico-fisico - aggiunge Pisani -appare ampiamente condivisa e trasversale, risultando il grado di accordo sempre vicino al 90% in tutte le componenti del campione; in particolare quello femminile sembra registrare una maggiore sensibilità. Il dato che mi preoccupa maggiormente è vedere come ancora ci siano difficoltà nel sentirsi ascoltati, integrati e accolti negli ambienti sociali e fisici. Non è un caso che solo il 7,1% dei giovani giudichi 'ottimo' il livello di soddisfazione per la qualità dell’ambiente in cui vive (spazi, relazioni, sicurezza, inquinamento), o che per il 21,8% le esperienze/situazioni di isolamento subite abbiano influenzato 'molto' negativamente il proprio benessere psicologico con una percentuale che sale al 39,5% quando si indagano gli effetti 'piuttosto negativi'”.
 
La maggiore preoccupazione che emerge leggendo i dati, ha spiegato la presidente del Consiglio nazionale dei Giovani,  “è invece il ridotto numero di giovani che, pur provando un disagio psicologico, chiede aiuto. Parliamo del 27,9% su un 75% che dichiara di aver sentito il bisogno di un supporto psicologico”.

 

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