Ordine dei medici, in corsa per il nuovo consiglio anche i 'no vax'. Ioppi non si ricandida: "Anni difficili, servono nuove forze. Il futuro della Sanità? La prevenzione"
Dopo 10 anni, con 3 mandati, Marco Ioppi, ha deciso di non ricandidarsi alla presidenza dell'Ordine. Sarà presente all'interno della lista "Innovazione e continuità" guidata dal dottor Giovanni De Pretis. Ioppi ricorda i momenti più difficili durante la pandemia Covid, l'impegno per difendere i professionisti e lancia un nuovo appello per velocizzare i tempi di costruzione del nuovo ospedale. Sul personale sanitario spiega: "Non basta dire che va tutelato e che è il cuore dell'azienda. Il personale va valorizzato e coinvolto"

TRENTO. In corsa per il rinnovo del consiglio dell'Ordine dei medici ci sono anche i no vax. L'attuale presidente Marco Ioppi ha deciso di non ricandidarsi per il quarto mandato e nelle prossime settimane si saprà il nome del successore.
Sono tre le liste presentate: “Innovazione e continuità” guidata dal dottor Giovanni De Pretis e al suo interno vede diverse professionisti molto conosciuti sul territorio fra i quali lo stesso Ioppi. Ci sono poi due liste “Medici Ippocratici Trento” guidata dal dottor Paolo Lisi e “Insieme per la professione” con capolista Roberto Cappelletti, dove si candidano medici che in passato si sono espressi contro le vaccinazioni oppure contro alcuni protocolli sanitari adottati in tempo di Covid.
Marco Ioppi dopo 10 anni alla guida dei Medici del Trentino ha quindi deciso di lasciare spazio ad altri mantenendo comunque il proprio impegno nell'Ordine.
Dottor Ioppi, dopo tre mandanti ha deciso di non ripresentarsi. Perché questa scelta?
Essenzialmente perché è giusto favorire il ricambio. La mia posizione e il mio modo di concepire la presidenza dell'Ordine si conosce. Ci vogliono sicuramente tante energie, tanta disponibilità e tanto tempo. Mi sento anche di non avere più quella freschezza e quel dinamismo che potevo avere in passato. Altri possono offrire un servizio importante all'Ordine il cui ruolo non può affievolirsi ma deve essere sempre tenuto alto.
Mi è stato chiesto di restare nel consiglio per poter contribuire con l'esperienza accumulata negli anni e questo mi ha fatto piacere. La lista che me l'ha chiesto è “Continuità e innovazione” che punta a dare merito a quello che è stato fatto negli anni portandolo avanti con idee innovative.
Quante sono le liste che si presentano?
Oltre a quella appena citata, ne abbiamo altre due che hanno, però, un taglio particolarmente diverso. Sono liste essenzialmente sostenute dai no vax, da chi mi ha osteggiato in maniera a volte feroce, anche con contestazioni aspre nel corso, per esempio, delle votazioni di bilancio. Sono membri che hanno sempre sostenuto una posizione anti vaccinale, una lista più radicale dell'altra.
Purtroppo questa posizione di contrasto sul vaccino si è protratta dopo il Covid e si è manifestata in quasi tutti gli ordini regionali, con correnti che possiamo definire quasi negazioniste per contrastare la posizione ufficiale delle società scientifiche.
In questi anni uno dei momenti più difficili vissuti è stato quello pandemia. Lei lo ha vissuto da presidente dell'Ordine dei Medici ricevendo anche delle minacce.
L'ho vissuto sicuramente con angoscia. Abbiamo avuto una pandemia che ha fatto tanti morti e difronte alla quale ci siamo ritrovati indifesi. E' stata un'esperienza molto dura sicuramente. All'inizio avevamo il compito di proteggere i professionisti che sono stati buttati allo sbaraglio senza i dispositivi di protezione individuale. Mancavano le mascherine e i disinfettanti. E' stato un momento davvero difficile per sostenere i professionisti che erano rinchiusi negli ospedali e negli studi. Il dover chiudere tutte le attività ordinarie e vedere che c'erano tanti pazienti che non sapevano come farsi curare perché gli ospedali erano pieni, è stata un'esperienza che si spera di non vivere più. Abbiamo visto anche quanto è fragile il sistema sanitario e quanto miope la programmazione fatta negli anni precedenti.
In questi anni la Sanità è profondamente cambiata. Quali sono le priorità future?
Sicuramente la sanità era stata vista come una fonte di spesa, considerata come un vuoto senza fondo dove si sarebbero sprecati i soldi. Si è sempre pensato che si doveva risparmiare e tagliare. Basta guardare al 2019, prima del Covid, quando eravamo stati invitati ad accettare il piano di efficientamento che l'allora assessora Segnana, assieme al dirigente Ruscitti, avevano maturato. Volevano tagliare per arrivare ad un risparmio di milioni di euro. Il Covid ha fatto capire che non si puossono fare tagli indiscriminati.
Allora abbiamo avuto un nuovo modo di concepire la Sanità non più come una perdita orientando le risorse alla causa della salute e alla prevenzione. Oggi finalmente i governi, anche quello provinciale, hanno invertito la rotta.
La priorità ora è fare in modo che ci sia un interesse sincero per il personale. Non basta dire che va tutelato e che è il cuore dell'azienda. Il personale va valorizzato e coinvolto.
Occorre poi sostenere concretamente la salute. In futuro non avremo nessun governo capace di sostenere il peso gravoso della cura. Per questo serve un sistema che funziona e che punti alla prevenzione. Bisogna essere lungimiranti.
Stiamo anche affrontando anni di carenza di personale. Vengono usati i gettonisti e la posizione su questo dell'ordine è sempre stata chiara.
Ci sono dei servizi che servono e se manca personale è inevitabile l'uso dei gettonisti. Pensiamo ai servizi di anestesia e rianimazione negli ospedali periferici. Impossibile avere un ospedale senza una figura così importante. E' una vergona, invece, avere dei gettonisti che non servono a nessuno, che non abbattono le liste di attesa. E' una vergona che disincentiva anche chi crede e lavora nel pubblico.
Altro tema è il nuovo ospedale di Trento. Arriverà ?
Io voglio avere la speranza che questo progetto si vada a conclude e completare quanto prima. Non è possibile che si possa interrompere ancora. L'appello che facciamo ai governanti è quello di assumersi le responsabilità e di andare avanti. Abbiamo gli strumenti per accelerare, facciamo in maniera di fare quello che la legge e le norme ci permettano di attuare. L'ospedale di Arco, che festeggia i vent'anni, è stato fermo per più di dieci anni e solo grazie al coraggio e alle decisioni di due assessori, Giovanazzi e Conci, si è andati avanti.
Parlando sempre di personale oggi c'è un'emergenza che è quella delle aggressioni e delle minacce. Medici e infermieri sono quotidianamente costretti a lavorare in situazioni davvero difficili. Cosa bisogna fare per affrontare questa piaga?
E' obbligo dell'azienda mettere in sicurezza i posti di lavoro. Bisogna inventarsi tutto quello che serve. Mettere gli ambulatori periferici in infrastrutture con videosorveglianza, mettere più posti di polizia. Ma è anche vero che non è possibile militarizzare tutte le strutture sanitarie. Sarà difficile evitare tutti gli episodi. Ecco allora che dobbiamo capire le cause. Sicuramente, c'è tanta disinformazione, bisogna far capire che l'insuccesso non corrisponde ad un errore del medico. Oggi serve maggiore educazione e una informazione più corretta.
Ci sono poi sempre più cittadini che non riescono a curarsi. Ci sono mesi o anni di attesa per una visita e in alcuni casi la situazione rasenta la disperazione che si tramuta in rabbia e collera contro i medici e gli operatori sanitari che diventano le vittime.
Come sono stati i rapporti con la Provincia, con gli assessori Zeni, Segnana e Tonina?
Non facili. Perché hanno spesso pensato che l'ordine fosse una dipendenza dell'assessorato e una succursale dell'azienda. L'ordine ha un suo obiettivo, ha un suo compito che è quello di essere al servizio della salute delle persone. Se tutto questo fosse capito ci sarebbero molte più occasioni di dialogo e meno incomprensioni.
Con Zeni e Tonina abbiamo avuto maggiore sintonia nell'affrontare le varie tematiche. Diverso, invece, il rapporto con l'assessora Segnana che dava la sensazione che intendesse l'Ordine quasi come una succursale dell'assessorato.
Lei è stato presidente dell'Ordine per 10 anni. Ora, nonostante si è candidato per rimanere nel consiglio, cosa farà?
Continuerò il mio lavoro di attività ambulatoriale fino a quando mi piacerà e fino a quando non mi peserà. La mia attività è tutto quello che non ho potuto fare nella vita, dare spazio alle persone e ascoltarle. In ospedale i tempi sono sempre stati frenetici. Si era sempre di corsa con il rischio di avere sempre l'orologio in mano. Ora posso destinare parte del mio tempo a incontri più tranquilli, è forte il desiderio delle persone di essere ascoltate e consigliate.














