Ospedali e medici di famiglia non si parlano, in Trentino Alto Adige "Sprecati 84 milioni di euro in ricoveri". Ioppi: "Serve maggiore integrazione, ma dall'Apss poco sostegno"
I medici del territorio si consultano raramente con gli ospedalieri e spesso il fascicolo sanitario elettronico non è aggiornato nel momento del ricovero. A fotografare la situazione è stata "Fadoi", la Federazione dei medici internisti ospedalieri. "L'integrazione fra specialisti ospedalieri e medici di famiglia dovrebbe essere un obiettivo fondamentale ma vien poco perseguito"

TRENTO. E' stato definito un vero e proprio “blackout comunicativo” quello che sta avvenendo fra gli ospedali e i medici presenti sul territorio. Un blackout che causa in Trentino Alto Adige 28 mila ricoveri impropri che costano alla collettività 84 milioni di euro. Il dato è stato fornito da Fadoi, la Federazione dei medici internisti ospedalieri nei giorni scorsi e che fotografa una sanità ferma, che non funziona e che è destinata, purtroppo, a peggiorare.
“E' la situazione che stiamo vivendo quotidianamente” ci spiega il presidente dell'Ordine dei Medici, Marco Ioppi. “Da tempo su questa tematica battagliamo per farla cambiare non avendo, purtroppo, il sostegno da parte dell'Azienda
sanitaria” continua il presidente.
L'analisi presentata da Fadoi fa capire che specialisti ospedalieri e medici di famiglia si consultano raramente, mentre in otto casi su dieci i pazienti arrivano in reparto senza che si sappia nulla dei loro trascorsi in fatto di salute perché il fascicolo sanitario elettronico è aggiornato appena una volta su cinque.
Così non ci si deve poi stupire se in media un ricovero su cinque si sarebbe potuto evitare con una migliore presa in carico dei pazienti da parte dei servizi territoriali. Il che in numeri assoluti fa 28 mila ricoveri evitabili l’anno, pari a uno spreco di circa 84 milioni , calcolando che il costo medio di un ricovero è di circa 3mila euro. Mentre, a proposito di ricoveri impropri, sono in media il 10% quelli di natura “sociale” più che sanitaria. Ossia di pazienti che si sarebbero potuti assistere anche a casa se solo esistesse un servizio di assistenza domiciliare o una rete familiare in grado di accudirli.
“Troviamo una sanità buona ma a scompartimenti che non parlano e non comunicano fra di loro – spiega Ioppi – e quindi abbiamo servizi eccellenti su binari che non si contrano mai”. I motivi sono vari. “Prima di tutto perchè c'è un ricambio generazionale molto elevato e poi perché manca il tempo. I carichi di lavoro sono diventati enormi e in alcuni casi si arriva addirittura a non aver il giusto tempo per seguire in maniera adeguata i pazienti”.
Dall'analisi portata avanti a livello nazionale da Fadoi, partendo dai ricoveri “sociali” questi rappresentano il 10% del totale nel 40% delle strutture interpellate mentre la quota supera il 20% nel 40% degli ospedali e il 30% nel 20% degli stessi. Percentuale di ricoveri impropri che è di più del 40% nel 10% dei nosocomi, mentre in altre realtà ospedaliere la quota di ricoveri evitabili oscilla fra il 10 e il 30%. In media un 20%.
Una situazione che ci porta davanti ad un fallimento della sanità territoriale e ad uno spreco di milioni di euro. Sulla necessità di dialogo fra gli ospedali e i medici di famiglia presenti sul territorio l'Ordine dei Medici in Trentino si sta spendendo da ormai diverso tempo anche con una serie di incontri ideati per facilitare la conoscenza tra i vari professionisti. “L’Ordine – viene spiegato nel progetto - desidera promuovere e sostenere la costruzione di conoscenze e contatti sull’offerta dei servizi specialistici delle strutture ospedaliere locali e creare una rete diretta a sostegno della colleganza tra i curanti per avviare i pazienti al miglior percorso di cura”.
Il blackout comunicato porta da un lato al fallimento della sanità territoriale e dall'altro ad uno spreco di milioni di euro. Colpa? “Servirebbe dare come obiettivo l'integrazione. Ma così purtroppo non è stato fatto. Se noi avessimo il sostegno dell'azienda nelle varie iniziative che puntano ad far incontrare questi mondi la situazione sarebbe ben diversa. Sull'integrazione invece non viene fatto quasi nulla. Noi ci mettiamo a disposizione, chiediamo all'azienda che ci dia una mano ma nulla” conclude Marco Ioppi.


















