Start-up, in due anni calo del 26%. L'esperto: “Non fermiamoci ai milioni di euro stanziati, si devono valutare i risultati”. Trentino terra per 'Nomadi digitali'? “Non ancora”
Le start-up innovative in Trentino sono tornate ai livelli del 2015-2016. Sandro Trento, professore del Dipartimento di Economia e Management dell'Università di Trento: "Ci riempiono di dati sui finanziamenti e il numero di nuove imprese ma avere qualche informazione sulle performance sembra quasi impossibile". E sull'attrattività del Trentino per i nuovi imprenditori spiega: "Occorre occuparsi di scuola e trasporti"

TRENTO. “Le start-up? Serve maggiore trasparenza. Abbiamo pochissime informazioni sui risultati che ottengono, sulle performance. Come economisti li abbiamo chiesti ma fino ad oggi nessuno ce li ha forniti”. A dirlo è Sandro Trento, professore del Dipartimento di Economia e Management dell'Università di Trento commentando i dati che nei giorni scorsi sono stati forniti dalla Camera di Commercio sull'andamento delle start-up innovative in Trentino. Un andamento che non è per nulla positivo e che preoccupa visto che il nostro territorio è da sempre visto come area fertile per questo tipo di imprese.
“Sono anni che destiniamo milioni di euro a queste aziende ma non si parla mai di risultati raggiunti” spiega a il Dolomiti il professor Trento.
UN BIENNIO IN CALO: I DATI
A fine 2023, le start-up innovative in provincia di Trento erano 139, un valore in forte diminuzione rispetto a un anno fa, quando il numero delle imprese di questa categoria era pari a 169 unità (-17,8%). Il 2022, a sua volta, aveva evidenziato una contrazione significativa rispetto al precedente periodo e quindi, complessivamente, lo stock di start-up innovative in un biennio si è ridotto di 50 unità (-26,5%).
A fine 2021 nel momento di massima espansione per questo ambito imprenditoriale, in provincia di Trento si contavano 36,9 start-up innovative ogni 10mila imprese, mentre in Italia questo valore era pari a 23,3. Solo due anni più tardi però, questi valori hanno subito una sensibile contrazione passando, rispettivamente, a 27,4/10mila imprese per Trento e a 22,5/10mila a livello nazionale.

In parte, viene spiegato dal Centro studi della Camera di Commercio di Trento, la flessione rilevata negli ultimi due anni è ascrivibile al fatto che 45 start-up innovative hanno raggiunto i termini oltre i quali non possono più rimanere iscritte nella sezione speciale del Registro delle imprese. Altre 42 unità hanno subito la cancellazione per mancanza dei requisiti.
Esiste, tuttavia, un oggettivo calo di nuove iniziative economiche a forte contenuto innovativo, a cui è difficile trovare una spiegazione univoca.
TANTI SOLDI PUBBLICI INVESTITI MA I RISULTATI?
Una questione importante sulle start up, in generale e non solo in Trentino, è che mancano dati sulle loro performance a distanza di uno, due o tre anni. “Pur parlando in gran parte di soldi pubblici – spiega il professor Sandro Trento - noi non sappiamo mai che tipo di risultati riescono ad avere. Oggi è quanto mai necessario riuscire a portare avanti uno studio serio su questi aspetti”.
Dati che servirebbero anche per indirizzare in modo migliore i finanziamenti e le politiche che si vogliono mettere in campo. “Servirebbe anche maggiore chiarezza sugli obiettivi da raggiungere con questi investimenti” continua Trento. “I soldi servono per aumentare i tassi di sopravvivenza di queste aziende? Vogliamo che sopravvivano di più delle aziende che non ricevono investimenti? Un altro obiettivo è che crescano più velocemente e che creino più posti lavoro? Oppure ci sono i brevetti, vogliamo che ne producano di più? Io vorrei che fosse chiaro ai contribuenti l'obiettivo delle politiche per le start up innovative. Ed oggi invece non lo è”.
Il rischio, in mancanza di chiarezza, è purtroppo quello di finanziare imprese che chiedono meno soldi, sembrano avere modelli più semplici, prospettive con meno rischi ma che non crescono.
“E' fondamentale riuscire ad analizzare le start up nel tempo per comprendere quali azioni di ecosistema e di contesto mettere in campo”.
Il TRENTINO E' UN TERRITORIO DI NOMADI DIGITALI?
La risposta che a molti verrebbe da dare è “No”. Purtroppo il Trentino non sempre è al passo con i nuovi modi di fare impresa.
“Questi aspiranti giovani imprenditori con un alto capitale umano – spiega Trento - sono nomadi pronti a trasferirsi da un posto altro del pianeta per far nascere la propria impresa”. Uno degli elementi di attrazione, spiega Sandro Trento, è la capacità di interconnessione in termini di trasporti rapidi.
“Il Trentino assicura queste condizioni? Ci sono trasporti che permettono ai nomadi digitali trasferimenti rapidi? Non mi sembra” continua il professore del Dipartimento di Economia e Management dell'Università di Trento.
Un altro punto debole, come già sottolineato da Francesco Profumo in una intervista rilasciata a il Dolomiti (QUI L'ARTICOLO), è la mancanza di servizi scolastici internazionali.
“Se vogliamo attrarre ricercatori dalle altre parti del mondo, se vogliamo attrarre nomadi digitali, c'è anche un altro aspetto a cui il Trentino deve pensare: non ci sono scuole, parlo di asili, elementari e medie, completamente in inglese che possano andare incontro ai bisogno di chi si trasferisce da noi. Per ragionare sull'attrattività degli imprenditori significa occuparsi di trasporti e di scuola”.


















