Start up in calo, preoccupa il comparto ricerca. Profumo a il Dolomiti: "Serve nuovo ecosistema con scuole internazionali. Le basi poste da Kessler non bastano più"
L'ex Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca del Governo Monti ed ex presidente della Fondazione Bruno Kessler spiega: "L'internazionalizzazione che parte dall'educazione è certamente un argomento rilevante a cui porre grande attenzione. Il contesto è importante per attrarre investimenti utili per seguire la crescita delle start up e riuscire poi a consolidare l'ecosistema dell'innovazione"

TRENTO. “Per decenni è stato sufficiente seguire il pensiero lanciato da Bruno Kessler ma oggi, con i cambiamenti radicali che ci troviamo davanti, questo non basta più”. Il Trentino ha bisogno di un nuovo ecosistema che sappia creare e sviluppare quell'innovazione che ha trovato casa in questo territorio e allo stesso tempo sappia attrarre investimenti e capitale umano.
A dirlo è Francesco Profumo, ex presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca del Governo Monti e presidente della Fondazione Bruno Kessler fino agli inizi del 2023, intervistato da il Dolomiti, sul calo importante di start-up a cui si è assistito nel corso degli ultimi due anni. Un cambiamento che preoccupa considerando che il Trentino si è sempre contraddistinto per essere un territorio particolarmente fertile e attrattivo per questo tipo di imprese.
Francesco Profumo, in Trentino abbiamo avuto un calo del 26% negli ultimi due anni delle start up innovative nonostante da sempre questo territorio sia considerato fra i più fertili per far crescere le nuove idee. Una frenata che interessa anche il resto l'Italia: nel 2023 le start up regolarmente iscritte alla sezione speciale del Registro delle imprese sono diminuite del 3,6 per cento. Cosa sta accadendo?
Dobbiamo partire da una considerazione di tipo generale. Da una parte siamo davanti ad un dato positivo perché per il terzo anno consecutivo è stata superata la soglia di un miliardo di euro di capitali raccolti nel settore del venture. Ma siamo arrivati ad un miliardo e 48 milioni raccolti con un -49,6% rispetto il 2022.
Questi soldi sono stati investiti nel settore dei software e dei servizi digitali, nelle tecnologie, nell'Ai, nel settore della salute e delle scienze della vita e anche in energia e fintech.
A livello generale del nostro Paese, la Lombardia si è confermata il terreno più fertile per le start up italiane sia per numero di operazioni che di capitale raccolti dalle imprese raggiungendo il 62% della raccolta totale.
Questo è il panorama generale che ci troviamo davanti. Ma per quale motivo registriamo un calo delle start-up?
La diminuzione degli investimenti che vediamo è allineata con le tendenze che sono state osservate sia a livello europeo che mondiale per il capitale venture. Si registra da una parte un'ampia incertezza e dall'altra volatilità in tutti i Paesi. In Italia l'andamento del 2023 indica, possiamo dire, una fase di consolidamento del sistema del venture capital, che dimostra di aver raggiunto una massa critica di raccolta comunque rilevante, superiore al miliardo di euro, ma anche che si è però interrotto il trend di crescita degli anni precedenti.
Soprattutto non si è continuato a colmare il gap rispetto le altre economie europee e mondiali. Ci sono molto punti bui con qualche elemento di positività. Il fatto che la Lombardia e a seguire il Lazio e il Piemonte abbiamo mantenuto un rilievo importante, significa che questi sistemi, più strutturati rispetto a quelli di altre regioni, hanno retto meglio questa situazione .
Il calo delle start up in Trentino, invece, è molto consistente e preoccupa la mancanza di nuove iniziative. Quali potrebbero essere le cause?
In termini di generazione di conoscenza, abbiamo in primis l'Università di Trento ma anche Fbk e Fondazione Mach, che hanno proseguito nella direzione degli anni precedenti. Stiamo parlando di istituzioni di qualità e ben gestite con investimenti che sono stati portati avanti nel tempo.
Quello che, però, manca è una infrastruttura, una piattaforma, relativa alle nuove iniziative e alle start up. Questo determina una maggiore difficoltà a connettere le risorse di venture capital, comunque più limitate, con il sistema di innovazione trentino.
Cosa bisognerebbe fare?
Ci sono chiari e scuri. Bisogna procedere velocemente con una maggiore infrastrutturazione. Naturalmente se ci fossero risorse che provengono dal territorio trentino, potrebbero rassicurare gli investitori che vengono da altre aree. Questo è un elemento centrale. Se ci fosse un anchor investor, offrirebbe quella sicurezza che serve come motore di crescita per il venture capital.
Questa nuova piattaforma relativa alle nuove iniziative e alle start up, da chi dovrebbe essere creata?
In Italia, e in generale negli altri Paesi, queste piattaforme sono in genere collegate al sistema dell'innovazione, non è detto debba essere pubblica. Certamente un intervento del pubblico può aiutare e stimolare. Serve chiaramente un progetto e serve un po' di tempo. Un intervento della Pat sarebbe auspicabile, però è necessario che sia un intervento strettamente collegato al tema del venture. Anche nella fase iniziale della Silicon Valley, per esempio, è stato fatto un intervento pubblico perchè rassicura e attrae capitali privati. Questo aspetto bisognerebbe sempre tenerlo presente.
Fondamentale rimane attrarre investitori sia ricercatori. Lei crede che il Trentino abbia tutte gli elementi per essere attraente? E nel caso su cosa bisognerebbe invece intervenire?
Gli elementi perché un territorio sia attraente sono cambiati rispetto al passato. Oggi i giovani hanno un'attenzione al lavoro, al salario ma sempre di più alla qualità della vita. Da questo punto di vista il Trentino può avere un vantaggio competitivo molto rilevante.
Ci sono settori con un ottimo sistema qualitativo ma con un limite. Occorre pensare che un elemento importante di fortissima attrazione è quello di avere scuole internazionali. Più che l'Università, sto parlando delle elementari o delle medie quando i bambini hanno bisogno di stare vicino alle loro famiglie. Su questo tipo di infrastruttura servirebbe un intervento prevalentemente del pubblico ma non solo, questo è essenziale.
Sempre sul tema dei servizi, la qualità della rete è fondamentale, perchè stiamo parlando di persone che spesso lavorano da remoto. Poi c'è la connettività fisica ed avere ad un'ora da Trento l'aeroporto di Verona o circa due ore quello di Venezia sono elementi di grandi valore.
In passato abbiamo avuto un flusso di famiglie tra i 35 e i 40 anni che dalla Silicon Valley si sono spostate e dopo aver tentato in Svizzera, dove però la vita era molto costosa, sono approdati in Trentino. Questi sono buoni semi da tenere a mente. L'internazionalizzazione che parte dall'educazione è certamente un argomento rilevante a cui porre grande attenzione.
Parlando di start up, spesso mancano dati che possano essere in qualche modo utili per capirne l'evoluzione. Anche questo è un elemento di criticità.
C'è la mancanza di una piattaforma e di un ecosistema dell'innovazione che sia consolidato in Trentino. Se ci fosse, questi elementi relativi ai dati sia in termini di numeri di start up presenti che di investimenti, posti lavoro creati o altro, sarebbero disponibili.
Un altro argomento è il cosiddetto follow on. Ci sono realtà in cui i primi investimenti li trovano ma poi quando una start up cresce e ha bisogno di altri investimenti sono difficili da reperire e quindi spesso decidono di spostarsi magari dall'Europa all'America.
Da qui la necessità di seguire la crescita delle start up per riuscire a consolidare l'ecosistema dell'innovazione. Le riserse necessarie sono molto rilevanti e questo dimostra quando sia importante l'ecosistema che si crea per attrarli. Servono quindi un progetto e governo adeguato rispetto al tempo che si sta attraversando. E' la nuova economia, un nuovo modo di fare fabbrica, di sviluppare anche nel nostro paese attività che guardano il futuro in termini di industria.
Il pensiero di Bruno Kessler è stato fondamentale per creare quello che è oggi il Trentino in termini di sviluppo e di ricerca. Si sta perdendo questa strada o è cambiato qualcosa?
Due anni fa abbiamo festeggiato il 70esimo anniversario. Nel corso di questi decenni il Trentino è stato un ottimo esempio dal punto di vista della continuità. Chiaramente per decenni è stato sufficiente seguire quello che era stato lanciato da Bruno Kessler, oggi con questi cambiamenti radicali, con i nuovi modi di lavorare, nonostante le basi poste da Bruno klesser siano ancora attuali, non bastano più. L'auspicio è che si crei un sistema dell'innovazione trentino che parta proprio da quella piattaforma di cui parlavamo. Oggi, rispetto a 70 anni fa, è tutto più dimensionato verso una maggiore apertura, una maggiore capacità di interpretare i cambiamenti in atto o che ci saranno e avere maggiori collegamenti con quello che si avrà nel mondo per attrarre e scambiare esperienze.














