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Bolzano
14 novembre | 10:04

Un allevatore lascia incolti i pascoli per protestare contro i lupi, il Wwf: ''Così ci saranno maggiori risorse per gli animali selvatici e per il ritorno del bosco''

L'iniziativa di un allevatore altoatesino ha conquistato la ribalta dei giornali della zona ma è l'ennesima protesta fine a sé stessa. In Alto Adige l'Ispra ha certificato che dal 2015 al 2022 le predazioni sono arrivate nel 100% dei casi in assenza di misure di prevenzione. Il Wwf: ''Condividiamo il pensiero del Signor Eberhorfer: "Anche gli animali da fattoria, portati al pascolo, hanno diritto alla protezione". Proprio per questo chiediamo agli allevatori di continuare a proteggere le loro greggi. Per raggiungere questo scopo è di grande importanza la figura dei pastori''

Un allevatore lascia incolti i pascoli per protestare contro i lupi

BOLZANO. Se il Trentino arranca nella gestione dei grandi carnivori e spesso finisce al centro delle proteste per abbattimenti, catture, scontri giudiziari e sparate della politica irricevibili (ma va anche detto che in qualche misura ci prova ad affrontare il tema della convivenza mettendo in pratica alcune delle iniziative di sicuro effetto come i recinti elettrificati, l'informazione, i cani da guardiania etc) in Italia c'è chi, oggettivamente, fa peggio, molto peggio, ed è l'Alto Adige.

 

Territorio con una scarsa presenza di lupi rispetto a buona parte del resto del Paese e una ancora più bassa di orsi (pochi, in dispersione, che dal Trentino si spostano ma il più delle volte poi tornano a ''casa'' perché le femmine sono praticamente stanziali, ormai, e vivono nel versante orientale della Provincia di Trento) affida al lamento ogni tentativo di approccio al fenomeno. Basti pensare che Ispra certificava che il 100% delle predazioni da lupo accertate in Provincia di Bolzano nel periodo 2015-2022 sono avvenute in assenza di misure di prevenzione. Dunque ogni protesta, a queste condizioni, diventa irricevibile come anche ogni richiesta di abbattimento dei grandi predatori visto che sono gli stessi allevatori con la complicità della politica (che preferisce speculare sulla loro rabbia invece che metterli nelle condizioni di lavorare) a non mettersi in regola come, con fatica, invece cercano di fare i loro colleghi nel resto del Paese. 

 

Ecco perché la protesta lanciata da un contadino della Val Martello, che ha avuto una discreta eco sui media altoatesini, di lasciare incolti i suoi terreni in protesta contro il lupo non ha un suo senso. ''Erich Eberhöfer ha deciso di “abbandonare” i propri fondi per lanciare un segnale: «Lascio tutto incolto e smetto con l’allevamento di pecore, non è più sicuro. Il mio è un monito»'', così si legge sull'Alto Adige. Sul tema prende posizione il Wwf del Trentino Alto Adige che spiega come si tratti ''di forme di protesta a forte impatto visivo, che però non risolvono i problemi di coesistenza tra le attività umane e il lupo''. Forme di protesta che ricordano da vicino i falò organizzati sulle montagne altoatesine sempre per protestare contro la presenza dei lupi. 

 

''Lasciando i prati incolti - commenta il Wwf - gli allevatori chiedono alla politica una regolamentazione (uccisione) chiara di lupi e orsi. Il lupo è una specie protetta dalle normative nazionali e internazionali, gli esemplari non possono essere abbattuti. L’espansione di questa specie in Italia negli ultimi anni è frutto di dinamiche naturali della specie. Va poi considerata l'importanza del lupo e il suo ruolo in natura: il controllo, attraverso la predazione, delle popolazioni di caprioli e cervi. Soprattutto nel Parco Nazionale dello Stelvio la densità dei cervi è troppo elevata. Ne conseguono danni da brucamento al bosco e alle colture agricole. La dominanza del cervo va a scapito di altre specie animali e pertanto riduce la biodiversità''.

 

''L'abbandono dello sfalcio - proseguono - su alcuni ettari di prato lascerà maggiori risorse agli animali selvatici erbivori. Nel lungo periodo l'area diventerà bosco, con l’importante funzione di protezione dalle valanghe (soprattutto sui versanti più ripidi), e di serbatoio di CO2 che viene immagazzinata all’interno del legno. Condividiamo il pensiero del Signor Eberhorfer: "Anche gli animali da fattoria, portati al pascolo, hanno diritto alla protezione". Proprio per questo chiediamo agli allevatori di continuare a proteggere le loro greggi. Per raggiungere questo scopo è di grande importanza la figura dei pastori. Negli ultimi anni in Alto Adige ci sono stati diversi esempi positivi. Più allevatori hanno affidato le loro pecore e capre ai pastori. Con la loro presenza sulle malghe, e attraverso l'impiego di cani e recinzioni, gli animali portati al pascolo, in alpeggio, sono stati salvati da possibili predazioni. Questo è, a nostro parere, il modo positivo di affrontare il problema''.

 

I numeri lo certificano: le predazioni avvengono in assenza di misure di protezione (o quando queste sono mal adottate). Tutto il resto è demagogia e anche se il percorso della convivenza è impegnativo e costringe gli allevatori a un cambio di mentalità è l'unica strada possibile.

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