Un Centro di Permanenza per il Rimpatrio in Trentino? Coppola: "Serve indirizzare le risorse per ripristinare l'accoglienza diffusa"
La consigliera di Alleanza Verdi e Sinistra ha presentato un'interrogazione in Consiglio provinciale per avere risposte da parte del governatore Fugatti sull'ipotesi di un Cpr in Trentino

TRENTO. Un Centro di Permanenza per il Rimpatrio in Trentino? Il tema è tornato nuovamente di attualità dopo l'incontro che nei giorni scorsi il governatore dell'Alto Adige, Arno Kompatscher, ha fatto a Roma con il ministro dell'interno Piantedosi.
A far discutere è il progetto di apertura di due Cpr in Trentino Alto Adige. Uno quindi in provincia di Bolzano e uno in provincia di Trento.
La consigliera di Alleanza Verdi e Sinistra, Lucia Coppola, ha presentato nelle scorse ore una interrogazione in Consiglio provinciale con la quale chiede al governatore Fugatti “se ritenga opportuno che il Trentino, i cui abitanti hanno tradizionalmente una storia di accoglienza e solidarietà, debba ospitare un Centro di Permanenza per il Rimpatrio, ben sapendo che tali strutture sono tristemente note per le deprivazioni e le sofferenze a cui vengono sottoposte persone private della libertà personale e di ogni diritto, pur non avendo commesso alcun reato”.
Vista la recrudescenza dei conflitti e la gravissima situazione internazionale, inoltre Coppola chiede sempre al governatore se non ritiene di “investire risorse e avviare azioni concrete insieme ai Comuni per ripristinare l' accoglienza diffusa in provincia di Trento. Unico e fondamentale strumento di inclusione, di valorizzazione di competenze, di contrasto all' illegalità”.
I Cpr sono strutture di detenzione dove vengono portati i cittadini non comunitari sprovvisti di un regolare documento di soggiorno (dunque senza aver commesso reati), oppure già destinatari di un provvedimento di espulsione. Ad oggi possono essere rinchiusi anche i richiedenti asilo provenienti da paesi sicuri se non forniscono subito una garanzia economica.
“L’esperienza – spiega Coppola nell'interrogazione - ci racconta che i Cpr sono luoghi in cui ogni diritto viene cancellato. Sono una zona grigia in cui le garanzie costituzionali di chi viene privato della libertà personale non sempre trovano applicazione. Secondo i dati del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale nel 2022 sono state rimpatriate meno della metà delle persone trattenute. Le persone non rimpatriate sono costrette a vivere in un limbo, fatto di privazione della libertà personale almeno fino alla decorrenza dei termini. Il dato di permanenza medio in un Cpr è sempre più lungo”.














