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| 15 nov 2024 | 12:28

No al Centro di Permanenza per il rimpatri a Trento, le associazioni si mobilitano: "I soldi siano usati per l'inclusione sociale e per ritornare all'accoglienza diffusa" 

L'intervento dell'Assemblea antirazzista di Trento sul nuovo Centro di Permanenza per il Rimpatrio che la Provincia intende realizzare nel capoluogo

No al Centro di Permanenza per il rimpatri a Trento, le associazioni si mobilitano
di Redazione

TRENTO. “Mercoledì prossimo dalle 17.30 saremo in via Belenzani per esprimere la nostra contrarietà alla proposta avanzata da Fugatti, sulla base delle indicazioni governative, di realizzare a Trento un Centro di Permanenza per il Rimpatrio”. Queste le parole contenuti in un documento dell'Assemblea antirazzista di Trento sottoscritto da una trentina di realtà che a livello regionale sono contro i Cpr

 

“I Cpr – viene spiegato nel documento - sono dei moderni lager. Qui le persone sono trattenute fino a 18 mesi solo perché sprovviste di titolo di soggiorno e vengono sottoposte a sofferenze, abbandono e abusi incompatibili con un'idea di società basata sul diritto e sull'uguaglianza”.

 

Le associazioni si dicono contrare al Cpr anche se di piccole dimensioni e gestito a livello locale.  

 

“I Cpr – viene spiegato - non sono riformabili e ne chiediamo la chiusura in tutta Italia, come chiediamo la chiusura dei campi di confinamento realizzati dal governo Meloni in Albania. A maggior ragione, ribadiamo questo principio dopo l’approvazione del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo che prevede che la detenzione amministrativa dal 2026 possa essere allargata a tutte le persone richiedenti asilo, comprese minori e vulnerabili, in strutture che seppur non denominate Cpr, non avranno nulla di diverso da esso”.
Per i sottoscrittori questi centri “non renderanno Trento o Bolzano più 'sicure'”.

 

“Sono ben altre le politiche necessarie, a partire da quelle sociali che invece di essere implementate hanno subito i tagli della giunta Fugatti, aumentando così il numero di persone, comprese quelle minorenni, abbandonate e marginalizzate”.
La richiesta è quella di maggiori risorse per il sistema di accoglienza e inclusione sociale delle persone richiedenti asilo in tutti i suoi aspetti (lavorativo, sanitario fino a quello formativo) e che si ritorni ad un sistema di accoglienza diffusa e flessibile.

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