Belluno provincia “cardioprotetta”, oltre 200 defibrillatori pubblici disponibili e più di 40 sono nei rifugi: “Importante far capire che tutti possono usarli per salvare vite”
Lions club, Provincia e Ulss 1 Dolomiti stanno portando avanti un progetto di mappatura dei defibrillatori di libero accesso disponibili 24 ore su 24 per incentivare la tempestività di intervento in caso di necessità

BELLUNO. Un territorio sempre più “cardioprotetto”. Lions club, Provincia di Belluno e Ulss 1 Dolomiti stanno infatti portando avanti un progetto di mappatura dei defibrillatori di libero accesso disponibili 24 ore su 24 per incentivare la tempestività di intervento in caso di necessità. Siamo a quota 191 già mappati, più gli oltre 40 presenti nei rifugi: numeri che si avvicinano ai 270 ipotizzati come cifra ideale per coprire adeguatamente il territorio.
Diverse le vite già salvate grazie ai defibrillatori pubblici, tra le quali lo scorso anno, a Cortina e Lamon, un turista americano di 63 anni e un abitante di Lentiai di 65, entrambi in arresto cardiocircolatorio e per i quali l’intervento di cittadini non medici è stato fondamentale.
Lo scorso dicembre, su richiesta del Lions Club Belluno, la Provincia ha quindi contattato tutti i Comuni per sapere il numero di defibrillatori presenti e attivi sul territorio. “La situazione finora rilevata è positiva - commenta Alberto Peterle, consigliere ai rapporti con gli enti locali - perché abbiamo rilevato 191 dispositivi. Avere questa consapevolezza è utile e da qui possiamo capire cosa c’è ancora da fare, ma il territorio provinciale è comunque ben coperto, aspetto fondamentale vista la distanza dai presidi sanitari”.
Presenti alla presentazione per il Lions Club Debora Lotto e Remo De Cian, che spiegano com’è nato il progetto e quali sono le principali finalità. “Il progetto è partito nel 2022 promosso dal Club Cadore Dolomiti e quest’anno è stato sposato dagli altri club. L'idea è capire dove e quanti defibrillatori sono utilizzabili per l’emergenza: il Suem si è reso subito disponibile con i dati a sua disposizione e ora stiamo mappando tutto il territorio.
Dai dati raccolti, su 60 Comuni, 42 possiedono almeno un Dae (defibrillatore automatico esterno) accessibile 24 ore su 24: si va da quelli con più di uno come Belluno e Alpago (a quota 11) a quelli che ne hanno uno come Zoppè di Cadore. Nove Comuni poi non ne hanno, ma questo non implica che non li possiedano all’interno di una struttura, nel qual caso vedremo se sarà possibile spostarli, mentre altri 9 non hanno ancora risposto ma hanno tutto il tempo per farlo.
Inoltre, stiamo chiedendo di compilare una scheda nella quale sono indicati i responsabili della struttura e dell'apparecchiatura, che deve essere mantenuta e aggiornata. Una volta completata la mappatura, i successivi obiettivi sono dotare tutti i Comuni di almeno un dispositivo e stabilire un minimo di Dae necessari in base al numero di abitanti e alla densità abitativa (si ipotizza uno ogni 1000 abitanti). L’ottimale sarà poi far sì che i nuovi apparecchi siano collocati in punti comuni e strategici, ad esempio davanti al municipio o una farmacia”.
Per supplire alle zone dove non sono presenti, il Lions è già intervenuto nel 2013 contribuendo all’acquisto di 22 defibrillatori per il Cadore (con contributo di almeno il 50% da parte dell’ente assegnatario), oltre alle iniziative per la Valbelluna e il Feltrino. Da alcuni anni, inoltre, promuove il progetto “Viva Sofia: due mani per la vita”, per fornire conoscenze utili a salvaguardare la vita in attesa del personale del 118. “Da circa dieci anni i Lions donano defibrillatori a Comuni, scuole, società sportive - spiegano - dove secondo noi c’è più necessità. Questa mappatura è partita con l’idea per cui, quando una persona chiama il Suem, quest’ultimo sappia indicare esattamente dove si trova il defibrillatore più vicino. Da lì poi si è sviluppato tutto il resto, fino al progetto di una mappatura online, ad esempio tramite Google Maps, in aggiunta all’applicazione del Suem”.
“Questo progetto ribadisce ancora una volta il concetto di rete. Avere chiara la presenza dei defibrillatori sul territorio - conclude Giuseppe Dal Ben, commissario Ulss 1 Dolomiti - aiuta molto: in parte li ha già mappati il Suem, ma sappiamo che ci sono situazioni in cui le disponibilità vengono da privati in punti di cui non siamo a conoscenza. Sviluppare questa rete è quindi importante perché fa parte di quella più ampia dell’emergenza. Accanto alla mappatura, inoltre, c’è l'azione di verifica e aggiornamento dei dispositivi, ma anche la formazione sull’uso di questa tecnologia. A volte, infatti, il momento di applicarla è difficoltoso per il comune cittadino: bisogna invece far capire che si tratta di una strumentazione relativamente semplice nell'utilizzo, che avviene grazie al supporto sia del macchinario stesso, che fornisce istruzioni a voce, sia dell’operatore del 118 con il quale si può rimanere in linea durante la procedura”.
A questi 191 attualmente mappati, si aggiungono infine i 42 defibrillatori del progetto “Rifugi sani e sicuri”, promosso dal Dipartimento di prevenzione dell’Ulss Dolomiti per migliorare la qualità complessiva, la sicurezza sanitaria e la capacità di promuovere la salute dei rifugi. Tra i requisiti necessari a ottenere la certificazione da parte dei rifugi, infatti, ci sono il possesso di un defibrillatore semiautomatico, che può essere conferito in comodato d’uso dal 118, e la formazione dei dipendenti al primo soccorso e all’uso del defibrillatore.












