Ennesima tragedia sul lavoro nei boschi, la Cgil alza la voce: “Servono più controlli e prevenzione, troppe situazioni di rischio e pericolo per i lavoratori"
Venerdì pomeriggio un boscaiolo di 41 anni ha perso la vita nel bosco della Digola, al confine tra Udine e Belluno. La dinamica esatta è ancora oggetto di indagine, ma Flai Cgil ribadisce ancora una volta la necessità di maggiori controlli a monte per le aziende. “Introdurre un meccanismo di filtro per verificare prima che entrino in bosco se le imprese abbiano le caratteristiche per far svolgere i lavori in sicurezza”

SAPPADA. “L’ennesimo infortunio mortale ai danni ai danni di un operaio che lavora nei boschi del Bellunese: non è ancora chiara la dinamica di quanto avvenuto, attendiamo l’esito delle indagini, ma quello che è certo è che, come abbiamo più e più volte dichiarato, il lavoro di esbosco è uno dei più pericolosi in assoluto e le condizioni in cui molto spesso si trovano gli operai sono molto lontane da essere le migliori possibili per tutelare la loro sicurezza”.
Sono le parole con cui le segreterie di Flai Cgil (Federazione lavoratori dell'agricoltura) commentano la tragedia sul lavoro avvenuta venerdì pomeriggio a Sappada, nel bosco della Digola, al confine tra le province di Udine e Belluno. “La maggior parte delle volte - proseguono Sebastiano Grosselle, di Flai Cgil Veneto, e Daniele Girardi, di Flai Cgil Belluno - si tratta di squadre che lavorano in trasferta con turni di ben più di otto ore al giorno e con ritmi di lavoro molto elevati, per massimizzare il periodo di lavoro fuori sede e il margine di profitto per le aziende. Servono controlli a tappeto ma serve soprattutto un meccanismo di filtro a monte per poter verificare prima che entrino in bosco se le imprese che si aggiudicano lavori sul territorio abbiano le caratteristiche per far svolgere i lavori in sicurezza”.
A pochi giorni dai referendum dell’8 e 9 giugno, il cui quarto quesito interviene proprio in materia di salute e sicurezza sul lavoro per modificare le norme che impediscono, in caso di infortunio negli appalti, di estendere la responsabilità all’impresa appaltante, vale ancora una volta la pena ricordare i numeri delle morti sul lavoro in Italia, alle quali forse ci stiamo pericolosamente abituando: nel 2024 sono infatti salite a ben 1.090. Per quanto riguarda in particolare il Veneto, secondo quanto riportato da Vega Engineering, che la definisce “una regione in difficoltà”, alla fine del primo trimestre 2025 il bilancio è critico. A fine marzo si contano infatti 21 morti sul lavoro, contro i 7 dello stesso periodo del 2024, nonostante l’incidenza rimanga al di sotto della media nazionale.
Flai Cgil ribadisce dunque la necessità che la regolarità delle aziende sia verificata prima dell’inizio dei lavori: significa verificare che sia stata regolarmente fatta la formazione in tema di sicurezza, che le aziende dispongano delle strumentazioni tecnologiche necessarie, che ci sia un numero adeguato di lavoratori, nonché la verifica delle forme contrattuali con le quali sono assunti, e che siano controllati i subappalti, che permettono di far entrare altri soggetti magari non qualificati.
“Di fatto, non esiste una regolamentazione sufficientemente stringente in questo settore. Nel Bellunese - proseguono - grazie allo sforzo portato avanti nei mesi scorsi è stato istituito presso la prefettura un importantissimo tavolo permanente di controllo delle condizioni di lavoro nei boschi, in cui tutti gli organismi di lavoro preposti ai controlli, in collaborazione con i carabinieri forestali, hanno potuto potenziare in sinergia tra loro la capacità ispettiva. Il tavolo ha già dato risultati importanti, ma non è purtroppo sufficiente”.
Cgil si attiverà dunque nuovamente con la prefettura e la regione Veneto, il cui ruolo a livello legislativo è in tal senso fondamentale. Senza queste verifiche preliminari, infatti, le condizioni di lavoro continueranno a essere tragicamente esposte a questo tipo di morti.












