“Non si può morire lavorando”, l’ennesima tragedia riaccende l’allarme sicurezza. “Servono risposte”, il Trentino Alto Adige è in 'zona rossa': più di 10 morti in 6 mesi
Quella avvenuta ieri in alta Val di Non è la seconda morte sul lavoro in meno di un mese in Trentino. Secondo i dati dell'Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega di Mestre il Trentino Alto Adige è fra le regioni più insicure sul lavoro. Maestri e Manica: "Le dichiarazioni non bastano più, servono azioni concrete"

TRENTO. In alta Val di Non, al confine tra Trento e Bolzano, un operaio ha perso la vita durante un intervento su un sentiero forestale. Si tratta dell'ennesima vittima sul lavoro, una piaga che continua a travolgere intere famiglie, una conta drammatica delle vittime che continuano a morire mentre svolgono il proprio mestiere.
Othmar Wegher, titolare di un'azienda, 65 anni, è rimasto travolto dal mezzo cingolato che stava guidando mentre svolgeva dei lavori di sistemazione di un sentiero boschivo. A nulla, purtroppo, sembrano valere gli appelli, le denunce, gli impegni per la prevenzione. Si continua a morire.
È la seconda morte sul lavoro in meno di un mese in Trentino. “Siamo di fronte all’ennesima tragedia sul lavoro in un settore purtroppo particolarmente a rischio – ammette con sconcerto Manuela Faggioni, responsabile per la salute e la sicurezza della Cgil del Trentino –. Già dai tempi di Vaia, come sindacati abbiamo sollecitato proprio per questo settore un impegno straordinario su prevenzione e formazione specifica e, con certezza, posso dire che una parte delle somme delle sanzioni alle aziende è stata destinata a un potenziamento delle azioni preventive e formative. Ad oggi non sappiamo se il progetto ha prodotto azioni concrete”.
Quel che è certo, spiegano i sindacati, è che nel bosco gli incidenti, proprio per la particolarità delle condizioni di lavoro e la complessità delle operazioni, sono particolarmente gravi e conducono a gravissime menomazioni e, nei casi più drammatici, alla morte.
I dati fanno tremare i polsi. In Trentino, nei primi 4 mesi dell’anno, le denunce di infortunio all’Inail sono state 3.048, in linea con l’anno precedente. Le morti sul lavoro accertate da Inail (fino ad aprile) sono tre, a cui vanno aggiunte, però, quella di ieri e Victor Durbala, il giovane di 25 anni morto a Roncone il 23 maggio mentre lavorava per una ditta in subappalto.
In Alto Adige, invece, la situazione è addirittura peggiore. Tra gennaio e aprile, le denunce di infortunio sono state 5.124 rispetto alle 4.654 dello stesso periodo del 2024. Sei le persone che hanno perso la vita sul lavoro.
Proprio nei giorni scorsi, l'Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega di Mestre ha fotografato la situazione, mostrando come più della metà del Paese sia in zona rossa e arancione per quanto riguarda gli incidenti sul lavoro.

Sul podio dell’insicurezza nazionale ci sono Basilicata, Umbria, Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta, Abruzzo, Sicilia e Campania. “Rispetto al primo quadrimestre del 2024, le vittime sono aumentate dell’8,6%. Si contano già 291 decessi, 23 in più dello scorso anno”, ha affermato Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio.
“Resta per noi inaccettabile che di lavoro si continui a morire e che non si riesca a incidere in modo significativo sulla riduzione degli infortuni. Per questa ragione, accanto a maggiore prevenzione, non ci stanchiamo di chiedere anche maggiori controlli”. Qualcosa si può e si deve urgentemente fare, soprattutto in termini di prevenzione, di formazione dei lavoratori e di maggiore consapevolezza del rischio in quanto tale. A chiederlo sono i consiglieri del Partito Democratico, Lucia Maestri e Alessio Manica.

“Anche le parole non riescono più a esprimere un cordoglio reso più acuto dal senso di impotenza, che pare aleggiare su questa continua tragedia del nostro tempo”, hanno spiegato in una nota, puntando poi il dito contro la Giunta provinciale che “ha molto garantito e, a ben vedere, poco realizzato fino ad ora, assicurando altri impegni, altro sforzo e altra volontà di fermare quella che, ogni giorno di più, sembra una 'inutile strage”.
Le dichiarazioni, però, non bastano, spiegano i due esponenti del Pd. “Forse qualche impegno più concreto – e soprattutto immediato – potrà essere messo in campo – continuano Manica e Maestri – da chi ha assunto l’onore delle competenze politiche in questa materia, facendosi poco carico anche dell’onere. Le ripetute proposte di una costruttiva collaborazione sui temi della sicurezza del lavoro sono state accolte con lo sdegnoso rifiuto della Giunta provinciale, che ha dichiarato la sua volontà di porre subito mano a un tema così drammatico. A tutt’oggi, però, nulla ancora pare profilarsi all’orizzonte, aggiungendo al dolore la delusione delle vane promesse”.
Servono risposte e servono azioni. E servono subito. Perché la sicurezza sul lavoro non può più essere una promessa ma deve essere garantita in ogni luogo di lavoro.


















