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| 13 lug 2025 | 14:46

Morti sul lavoro, il Trentino Alto Adige rimane in "zona rossa": 10 le vittime in 5 mesi, è la terza regione in cui lavorare è più pericoloso

I dati sono elaborati dall'osservatorio Vega e prendono in considerazione i primi 5 mesi del 2025, il settore delle costruzioni è quello con più vittime

Morti sul lavoro, il Trentino Alto Adige rimane in "zona rossa"

TRENTO. Da gennaio a maggio 2025 sono 386 i morti sul lavoro in Italia, 17 in più rispetto allo stesso periodo del 2024: questo il preoccupante bilancio che emerge dall'ultimo studio dell'Osservatorio sicurezza sul lavoro Vega Engineering di Mestre.

 

E tra le regioni che finiscono in "zona rossa" c'è, purtroppo, anche il Trentino Alto-Adige che, con 10 vittime, registra un’incidenza superiore al 25 per cento rispetto alla media nazionale (11,6 morti sul lavoro ogni milione di lavoratori) e si colloca al terzo posto nella classifica delle regioni in cui lavorare è più pericoloso, dietro solo a Basilicata e Umbria e seguito da Valle d’Aosta, Abruzzo, Sicilia , Puglia e Campania.

               

Guardando ai dati regionali, in Trentino Alto-Adige gli occupati annuali sono 511.259 e la percentuale di casi di morti sul lavoro si attesta al 2,5 per cento. Per quanto riguarda invece le due province: l'Alto Adige si colloca al 10° posto in Italia con 7 casi di morte sul lavoro a fronte di 260.904 occupati, mentre va "meglio" in provincia di Trento che, con i suoi 3 casi a fronte di 250.355 occupati, occupa il 48esimo posto (zona arancione) nella triste classifica basata sull'incidenza degli infortuni mortali.

 

A riassumere le istantanee più significative dell’ultima indagine elaborata, guardando all'intera penisola, è il presidente dell'Osservatorio Mauro Rossato. “Da gennaio a maggio sono ancora tante, troppe, le vittime sul lavoro - spiega - e rispetto ai primi cinque mesi del 2024 sono aumentate del 4,6% e si contano già 386 decessi, 17 in più dello scorso anno: 8 regioni sono in zona rossa e altre 3 in zona arancione, le due fasce critiche in cui raccogliamo le regioni con tassi d’incidenza infortunistica superiori alla media nazionale”.

 

Il report pone la lente d'ingrandimento sui settori più critici: alla fine di maggio 2025 quello più colpito è quello delle costruzioni, con 45 decessi in occasione di lavoro, seguito da attività manifatturiere (43), trasporti e magazzinaggio e commercio (33).

 

Emerge poi che i lavoratori stranieri sono soggetti ad un rischio di incorrere in infortuni mortali doppio rispetto agli italiani. Nel periodo preso in considerazione, viene specificato, sono 87 gli stranieri vittime di infortuni sul lavoro, su un totale di 386: 56 sono deceduti in occasione di lavoro e 31 in itinere. 

 

Guardando alle statistiche in relazione all'età, da gennaio a maggio 2025 l’incidenza più elevata si registra nella fascia d’età degli ultrasessantacinquenni (30,7) e in quella compresa tra i 55 e i 64 anni (19,1), seguita dalla fascia di lavoratori tra i 45 e i 54 anni (12,0). Numericamente, la fascia più colpita dagli infortuni mortali sul lavoro è quella invece tra i 55 e i 64 anni (102 su un totale di 277).

 

Per quanto riguarda la tipologia di infortuni, sulle 386 vittime totali,  277 sono decedute in occasione di lavoro (9 in meno rispetto a maggio 2024) e 109 in itinere, cioè nel percorso casa-lavoro (26 in più rispetto a maggio 2024).

 

Un ultimo aspetto analizzato dall'osservatorio è quello delle denunce totali di infortunio il cui numero complessivo, rispetto allo scorso anno, è calato dell'1,4%: si è passati dalle 251.132 alle 247.681. Nello specifico, il numero più elevato numero di denunce totali arriva dal settore Attività Manifatturiere (27.023) e a seguire Sanità (14.227), Costruzioni (14.145), Trasporto e Magazzinaggio (12.556) e Commercio (12.531).

                 

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