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Trento
27 novembre | 19:51

Nel 2025 in Italia più di 200 morti per incidenti in bici. Marco Scarponi: "Dati terribili, bisogna lavorare sull'educazione". Sei vittime in Trentino, 4 in Alto Adige

Gli over 65 sono 98 (quindi quasi la metà) e, sul totale dei decessi, ben 20 sono stati provocati da pirati della strada - dunque il 10% - che sono fuggiti senza fermarsi e allertare i soccorsi. La regione con il maggior numero di vittime è la Lombardia con 45, seguita dall'Emilia Romagna (34: l'ultimo caso è di pochi giorni fa, con la 23enne Viola Mazzotti investita e uccisa da un camion, mentre si trovava sulla ciclabile) e dal Veneto con 27 morti, l'ultimo dei quali è stato il 65enne Giuseppe Fontana, travolto da un'auto lungo la SS51

Nel 2025 in Italia più di 200 morti per incidenti in bici

TRENTO. Il numero è esorbitante: nel 2025, ad oggi, sono 208 le persone che hanno perso la vita in seguito ad un incidente stradale mentre stavano pedalando in sella alla propria bici.

 

L'osservatorio di Asaps.it (Il portale della Sicurezza Stradale), che monitora in tempo reale la situazione con la collaborazione di Sapidata, racconta che, nei primi 331 giorni dell'anno, si è verificato un incidente mortale ogni giorno e mezzo sulle strade italiane.

 

Numeri decisamente impressionanti. Delle 208 vittime, 187 sono uomini e 21 sono donne. Gli over 65 sono 98 (quindi quasi la metà) e, sul totale dei decessi, ben 20 sono stati provocati da pirati della strada - dunque il 10% - che sono fuggiti senza fermarsi e allertare i soccorsi.

 

Il dato è preoccupante e fa registrare un notevole incremento rispetto al 2024, quando le morti in bicicletta - a causa d'incidenti (rientrano anche le cosiddette "uscite autonome") - erano state 185 secondo i dati diffusi dall'Istat.

 

La regione con il maggior numero di vittime è la Lombardia con 45, seguita dall'Emilia Romagna (34: l'ultimo caso è di pochi giorni fa, con la 23enne Viola Mazzotti investita e uccisa da un camion a Bologna, mentre si trovava sulla pista ciclabile) e dal Veneto con 27 morti, l'ultimo dei quali è stato il 65enne Giuseppe Fontana, travolto da un'auto lungo la SS51 nel territorio comunale di Ponte delle Alpi (Qui articolo).

 

In Trentino sono stati sei gli incidenti in cui ha perso la vita una o un ciclista. Tra questi anche la giovanissima Sara Piffer, 20enne originaria della val di Cembra, che ha perso la vita lo scorso 24 giugno dopo essere stata investita da una macchina mentre si stava allenando in Piana Rotaliana (Qui articolo).

 

Le altre persone decedute nel corso del 2025 sono un turista tedesco di 51 anni, caduto tra passo San Giovanni e Nago, deceduto all'ospedale il 17 agosto, l'editore trentino Roberto Conci, scontratosi con un altro ciclista il 18 maggio sulla pista ciclabile nella zona di Spini di Gardolo e morto alcuni giorni dopo all'ospedale Santa Chiara (Qui articolo), il 67enne Piero Scotto, residente in val di Sole, morto il 17 agosto dopo essere uscito di strada, cadendo in un torrente (Qui articolo), la 52enne turista polacca Waberska Beata Katarzyna, morta dopo lo schianto contro un muro il 5 settembre a Nago Torbole (Qui articolo) e l'87enne Valentino Piamarta, deceduto in ospedale a settembre dopo lo scontro con un altro ciclista (sulla ciclabile) nella zona di Boghetto (Qui articolo).

 

Quattro, invece, sono state le vittime sulle strade o sui sentieri dell'Alto Adige: si tratta del 74enne Rudolf Pichler, deceduto alcuni giorni dopo l'incidente avvenuto sul Passo della Mendola (Qui articolo), il 66enne di Laives Santo Nicita, scontratosi con un bus ad ottobre, un 87enne morto in seguito allo scontro con un'auto dei carabinieri a Bolzano (Qui articolo) e il 48enne biker estremo Andreas Tonelli, deceduto il 16 luglio dopo essere precipitato per oltre 200 metri nella zona di Vallunga (Qui articolo).

 

Marco Scarponi, fratello di Michele, segretario generale della "Fondazione Michele Scarponi" dedicata al ciclista marchigiano, morto nel 2017 dopo essere stato investito da un furgone a Filottrano, nelle Marche, è seriamente preoccupato. Non solo per il presente, lui che da anni si batte per la sicurezza stradale e dei cosiddetti "utenti deboli", ma anche per il futuro

 

"La prima cosa che mi sento di dire - esordisce Scarponi - è che non bisogna mai, sottolineo mai, dimenticarsi che dietro a questi dati ci sono persone. Persone che hanno perso la vita sulla strada. Il problema è enorme ed è ancora, purtroppo irrisolto e riguarda il nostro modo di approcciare la strada nei confronti degli utenti deboli, i ciclisti e, ovviamente, anche i pedoni. Questi morti sono vittime di un sistema che fatica a costruire la cultura della sicurezza stradale. Servono risorse, da immettere nel campo educativo e ne comunicazione: si fa molto, molto poco".

 

Ecco, allora, che qualcosa deve cambiare. Ok la cultura, ma sono possibili anche interventi "strutturali".

 

"Bisognerebbe anche modificare le nostre strade - conclude - per dare più spazio e permettere a chi vuole viverle in maniera diversa rispetto all'utilizzo dell'auto privata di poterlo fare con serenità e sicurezza. Serve attenzione e  verso chi decide di muoversi in maniera "dolce". Ma il problema, non finiremo mai di ripeterlo, è di carattere culturale. Questo deve essere un monito per tutti, partendo però da chi ha il potere di cambiare le cose: mi riferisco alla politica, in primis. Serve un percorso educativo. I dati sono drammatici".

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