Fine vita, 6 mila firme per la legge trentina e c'è anche quella di Mirko Bisesti (Lega): "Una battaglia di civiltà". Valcanover: "No etichette politiche o religiose"
Tra le migliaia di persone che hanno sottoscritto la proposta di legge provinciale dell’Associazione Coscioni anche il consigliere provinciale leghista Mirko Bisesti: "Molti che si riconoscono nella Lega e nel centrodestra mi hanno detto la stessa cosa: questa è una battaglia di civiltà". L'avvocato Fabio Valcanover: Ad essere affrontato è il tema della sofferenza, del dolore e della fase terminale della vita, che attraversa le famiglie e la società civile in generale"

TRENTO. "Il senso di questa proposta di legge? Non intervenire, ampliando o restringendo, sui confini già stabiliti dalla Corte Costituzionale relativamente ai casi in cui è possibile intraprendere la strada del suicidio assistito, ma solo sulla regolamentazione delle modalità di quello che la sanità pubblica dovrebbe fare, riconoscendo il fine vita come un tema riguardante l'ambito della salute". Queste le parole, rilasciate a il Dolomiti, dell'avvocato Fabio Valcanover che domani, 3 ottobre, depositerà – assieme a Flavia Decarli, Damiano Trenti e Giovanna Ceol del Comitato Promotore "Liberi Subito Trentino" – le oltre 6 mila firme, raccolte in provincia di Trento, delle persone che hanno sottoscritto la proposta di legge provinciale sul "suicidio assistito" elaborata dall'Associazione Luca Coscioni.
Tra queste anche una per certi aspetti inattesa, quella del capogruppo della Lega in consiglio provinciale Mirko Bisesti che ha spiegato, in un lungo post social, come si tratti di una battaglia "che non ha colore politico, che deve rimanere trasversale e che riguarda la dignità di ogni persona".
"Ho firmato per dire che il fine vita non può più essere un tabù, che la dignità e la libertà delle persone meritano ascolto anche nell’ultimo tratto del cammino. Non è una scelta facile da raccontare – specifica Bisesti – perché dentro c’è dolore, c’è paura, ma c’è anche amore per chi non vuole essere lasciato solo. Amore per chi desidera poter scegliere come affrontare il momento più difficile. Un giornalista oggi mi ha chiesto: 'Tu che sei della Lega, di centrodestra, firmi questa battaglia?' La mia risposta è semplice: sì, certo. Perché ci credo, da cittadino, da politico e da credente. E perché in questi mesi tantissime persone con cui ho parlato, e moltissime che si riconoscono nella Lega e nel centrodestra, mi hanno detto la stessa cosa: questa è una battaglia di civiltà".
Tornando alla raccolta firme per sostenere la legge "Liberi Subito", questa è iniziata in Trentino lo scorso 14 luglio e l’iniziativa, spiega l'associazione, si ispira all’esperienza della Regione Toscana: in sintesi, mira a dotare anche la Provincia di Trento di una normativa che stabilisca procedure e tempi certi per l’accesso al suicidio medicalmente assistito, in conformità con la sentenza 242/2019 della Corte Costituzionale.
"La proposta di legge – spiega Valcanover – trova fondamento nella sentenza 'Cappato-Dj Fabo', che ha depenalizzato l'aiuto al suicido assistito in casi specifici. Cosa significa? Che la domanda del paziente dovrà essere analizzata da una commissione multidisciplinare permanente che entro venti giorni dovrà verificare l'esistenza dei requisiti stabiliti dalla Corte Costituzionale. Come? Con una valutazione clinica e attraverso il parere di un Comitato Etico".
Una volta completata la verifica – viene sottolineato – le Regioni, e in questo caso la Provincia di Trento, dovranno garantire entro sette giorni, attraverso l'Azienda Sanitaria pubblica, il supporto tecnico e farmacologico necessario, con l'intero percorso che dovrà essere concluso entro un massimo di trenta giorni dalla richiesta. Inoltre, ad essere garantita sarà la gratuità delle prestazioni sanitarie collegate, senza costi aggiuntivi per il richiedente.
Ma ora, dopo che le firme saranno depositate, quali saranno gli step successivi?
"Il primo passaggio sarà il controllo della regolarità delle firme – spiega Valcanover – e poi si procederà alla verifica della non contrarietà a norme imperative contenute nella Costituzione e nello Statuto provinciale. Il disegno di legge verrà poi affidato ad una commissione, a cui prenderanno parte anche i soggetti proponenti: al termine della discussione, se entro due anni il disegno non verrà discusso anche dal Consiglio Provinciale, si andrà al referendum".
Una volta messi a fuoco i tratti salienti della legge, la riflessione dell'avvocato Valcanover si fa di più ampio respiro: "Ad essere affrontato è un tema – quello della sofferenza, del dolore e della fase terminale della vita – che attraversa le famiglie e la società civile in generale".
"Il senso di questa proposta di legge – conclude Valcanover – è evitare che ciò che la Corte Costituzionale definisce lecito rischi di dover sconfinare in pratiche clandestine oppure scontrarsi con la 'legge economica' che fa si che solo chi è facoltoso possa recarsi all'estero per adempiere alla pratica. Bisogna comprendere che non stiamo parlando di vita e di morte, ma del poter finire la propria vita con le minori sofferenze possibili: si tratta quindi di un tema legato all'ambito della salute".
Un'ultima battuta l'avvocato Fabio Valcanover la dedica a chi, appoggiandosi ad ideologie politiche o fedi religiose, osteggia il suicidio assistito. "Parliamo di vicende personali, e su queste non ci possono essere etichette politiche o religiose. È solamente una questione di civiltà – conclude – nell'affrontare un determinato argomento , e per civiltà intendo la capacità di entrare nel cuore del problema non facendosi disorientare da quelle che possono essere mere contaminazioni ideologiche".


















