Un dipartimento della difesa civile senza strumenti militari, la proposta supera le 50mila firme e approda in Parlamento: ''La liberazione si chiama disarmo''
Sono state superate le 50mila firme necessarie per portare in Parlamento la proposta di legge di iniziativa popolare sulla difesa civile, non armata e nonviolenta: il disegno prevede anche l’istituzione di un apposito Dipartimento per coordinare e organizzare gli strumenti civili . La senatrice Aurora Floridia: "Vi chiedo di continuare a firmare, fino all’ultimo minuto del 18 settembre"

TRENTO. Oltre 50mila firme per portare in Parlamento la proposta di legge di iniziativa popolare sulla difesa civile, non armata e nonviolenta. La campagna “Un’altra difesa è possibile” ha così raggiunto e superato la soglia necessaria per la presentazione della proposta, centrando l’obiettivo prima della scadenza dei sei mesi dedicati alla raccolta delle sottoscrizioni.
Un risultato accolto con soddisfazione dai promotori e da chi, in questi mesi, ha sostenuto l’iniziativa sui territori. La raccolta, tuttavia, non è ancora terminata: sarà possibile continuare a firmare fino a venerdì 18 settembre e, come sottolineato gli organizzatori, le sottoscrizioni raccolte oltre la soglia minima contribuiranno a rafforzare il sostegno alla proposta nel momento in cui inizierà il suo percorso parlamentare.
La campagna nasce con l’obiettivo di rendere strutturale all’interno dell’ordinamento italiano una forma di difesa civile che utilizzi strumenti diversi da quelli militari. La proposta parte quindi dall’idea che la difesa del Paese possa passare anche attraverso la prevenzione dei conflitti, la mediazione, la cooperazione internazionale e la coesione sociale.
Il cuore del disegno di legge è contenuto nell’articolo 1, che riconosce la difesa civile, non armata e nonviolenta come componente del sistema nazionale di difesa e sicurezza della Repubblica. E, per darle una struttura stabile viene prevista l’istituzione, presso la Presidenza del Consiglio, di un Dipartimento della Difesa civile, chiamato a svolgere funzioni di indirizzo e coordinamento delle politiche del settore.
Secondo il progetto presentato recentemente dalla campagna, il Dipartimento dovrebbe mettere in relazione quattro strumenti principali: il servizio civile universale, valorizzato come forma di difesa civile della Patria; i corpi civili di pace, formati per intervenire nelle aree di crisi prima che i conflitti degenerino nella violenza armata; la protezione civile, nel suo ruolo di tutela del territorio e della popolazione anche di fronte alle emergenze ambientali e climatiche; e un nuovo Istituto di ricerca per la pace e il disarmo, dedicato allo studio, alla formazione e alla ricerca.
Il Dipartimento opererebbe quindi in accordo con le amministrazioni e le strutture già esistenti, senza sostituirne le competenze.

Un altro punto centrale riguarda le risorse. Gli articoli 2 e 3 prevedono la creazione di un fondo nazionale per la difesa civile, non armata e nonviolenta, destinato a finanziare le attività del dipartimento e i programmi previsti dalla legge. Sono inoltre previsti anche criteri di trasparenza nell’utilizzo delle risorse e una relazione annuale al Parlamento sulle attività svolte e sui risultati ottenuti.
L’articolo 4 disciplina invece la copertura finanziaria, inserendola nella programmazione ordinaria della finanza pubblica e nelle previsioni della legge di bilancio, mentre l’articolo 5 riguarda principalmente la sua entrata in vigore.
Nel suo complesso quindi, la proposta non prevede la sostituzione della difesa militare, ma l’introduzione stabile di strumenti civili da affiancare a quelli già esistenti, con particolare attenzione alla prevenzione dei conflitti, alla sicurezza delle comunità e alla tutela delle popolazioni (e del territorio).
A celebrare il superamento delle 50mila firme è stata anche la senatrice Aurora Floridia, (esponente dei Verdi e appartenente al Gruppo per le Autonomie) che in questi mesi ha seguito e sostenuto l’iniziativa: già lo scorso luglio infatti aveva promosso in Senato un incontro dedicato alla campagna, contribuendo a portare la raccolta firme all’interno del dibattito parlamentare.

In un post pubblicato sul proprio profilo Facebook, proprio oggi, mercoledì 16 settembre, la senatrice ha espresso la propria soddisfazione per il risultato raggiunto, ricordando anche il suo coinvolgimento nel percorso della proposta e il contributo dato alla sua stesura legislativa.
“Evviva. Ce l'abbiamo fatta. Un’emozione aver raggiunto questo importante risultato. Vi chiedo di continuare a firmare, fino all’ultimo minuto del 18 settembre. E poi, ci vediamo in Parlamento”, ha sottolineato poi, invitando così i cittadini e le cittadine a proseguire con le sottoscrizioni.
Poi si legge: "Ringrazio di cuore Mao Valpiana, presidente del Movimento Nonviolento, e le persone che hanno contribuito a rendere questa campagna un vero successo, incluse tutte le meravigliose persone che hanno scelto di mettere la loro firma, sostenendo questa iniziativa".
A promuovere la campagna “Un’altra difesa è possibile” anche la Conferenza nazionale enti per il servizio civile (Cnesc), la Rete Italiana Pace e Disarmo e Sbilanciamoci!.
Il superamento del quorum rappresenta però soltanto il primo passaggio. Con la consegna delle firme, la proposta potrà approdare in Parlamento e iniziare il proprio percorso istituzionale: saranno quindi le Camere a esaminarne i contenuti e a determinare il successivo percorso legislativo.














