"Fiume di studenti” in mezzo alla strada, arriva lo stop alle auto. I residenti: “Ragazzi maleducati, dal Comune un’ode all’inciviltà e un incentivo a non far rispettare le regole”
A poche ore dall’inizio delle scuole le modifiche alla viabilità pensate per la sicurezza degli studenti fanno discutere. Il Dolomiti è stato contattato da una residente perplessa da una misura che il Comune di Belluno ha ipotizzato di introdurre durante gli orari scolastici di entrata e uscita. “Viene premiata l’inciviltà a scapito dei residenti, che negli ultimi anni subiscono sempre più disagi a causa di giovani indifferenti alle regole più basilari”, afferma

BELLUNO. Mancano poche ore al suono della prima campanella e le modifiche alla viabilità pensate per la sicurezza degli studenti fanno discutere. Il Dolomiti è stato contattato da una residente perplessa da una misura che il Comune di Belluno ha ipotizzato di introdurre durante gli orari scolastici di entrata e uscita. "Viene premiata l’inciviltà a scapito dei residenti, che negli ultimi anni subiscono sempre più disagi a causa di giovani indifferenti alle regole più basilari", afferma.
Recentemente l’amministrazione di Belluno ha infatti reso note alcune modifiche alla viabilità che prenderanno il via a fine settembre per far fronte a situazioni problematiche per il traffico urbano. Tra di esse l’introduzione sperimentale di un semaforo che impedirà l’accesso ai veicoli in salita in via San Lorenzo, dove è presente l’istituto Ipsia Brustolon e lungo la quale confluiscono anche gli studenti che salgono o scendono a piedi dal liceo Renier e dall’istituto Calvi, passando sopra l'ospedale.
Il semaforo è stato pensato per agevolare il “fiume di ragazzi”, come lo ha definito il vicesindaco Paolo Gamba, che percorre via San Lorenzo, strada priva di marciapiedi e a doppio senso di circolazione. L’obiettivo è impedire alle automobili di salire negli orari di inizio e fine delle lezioni, costringendo i residenti a fare il giro per Mussoi per accedere alle abitazioni. “Come ha detto Gamba sembra letteralmente un fiume, che però blocca entrambi i sensi di marcia. Il problema - spiega la donna - è che negli orari di cui si sta parlando i ragazzi transitano in gruppi numerosi in mezzo alle carreggiate, totalmente indifferenti alle automobili. Di fatto bloccano la circolazione e non accennano minimamente a stare in fila indiana o a gruppi di due: capita che gli automobilisti li sfiorino con gli specchietti, finendo anche per essere insultati”.
La donna definisce dunque il provvedimento “un’ode all’inciviltà e un incentivo a non far rispettare le regole”, che spingerebbe i residenti a un giro più ampio in quelli che sono orari di punta anche per i lavoratori. “Chi ha solo un’ora di pausa pranzo - osserva - rischia di perdere più tempo facendo il giro per Mussoi e di andare a congestionare ulteriormente la rotatoria della Cerva, già difficile di suo. Non credo inoltre che il semaforo risolverà il problema, visto che comunque i ragazzi stanno in mezzo alla strada anche per chi scende dalla via”.
Non sono inoltre gli unici problemi. Dove dovrebbe sorgere il semaforo è stato realizzato da alcuni anni un sovrappasso, obbligatorio da usare per attraversare via Internati e Deportati, una delle principali arterie della città. “Eppure anche lì - prosegue - sono diversi quelli che continuano a passare sotto, scavalcando il guard rail. Il sovrappasso è stata una benedizione sia per i pedoni sia per il traffico: non percorrendolo, però, si creano situazioni ancora più pericolose perché gli automobilisti ora non si aspettano di veder attraversare qualcuno, ma anche lì pare che le regole non esistano”. Infine petardi sparati a fine lezioni, via La Vignetta (che passa tra le abitazioni) scambiata per un circuito per le moto, genitori che vanno a prendere i figli e parcheggiano in ogni angolo libero davanti alle case. Insomma, una situazione non facile, che il semaforo difficilmente risolverà.
“Io sono cresciuta qui - spiega la donna - ho frequentato le scuole del circondario e non c’erano questi problemi. Le scuole presenti, inoltre, sono sempre le stesse e non credo che il numero di studenti sia aumentato in misura tale da rendere necessario intervenire in questo modo: quello che è cambiato, piuttosto, è il loro atteggiamento. Si dice che sulla strada non ci sono marciapiedi, ma di fatto non sono realizzabili e comunque in molte strade è così: la linea bianca serve proprio a stabilire dove rimanere per la propria sicurezza e per quella di chi guida. Invece sembra che non esista”.
Cosa si dovrebbe fare allora? “Non spetta a me trovare una soluzione - conclude - ma non mi pare che creare disagi ai residenti e rendere scomodo l’accesso alle proprie case, peraltro in orari critici anche per loro, sia quella ideale. Mancano un’educazione di base, cui non c’è dubbio che non spetta al Comune provvedere, e anche una certa severità: invece si continua ad adottare misure per evitare il problema, quasi come se non si volesse turbare i ragazzi spingendoli a comportarsi come dovrebbero e come, oltretutto, noi stessi da studenti abbiamo sempre fatto”.











