Il mondo del ciclismo piange la scomparsa di Claudio Michelotto: fu secondo al Giro d'Italia nel 1969 e sfiorò il successo nel 1971
Nel 1969 chiuse al secondo posto il Giro d'Italia, contendendo la vittoria finale a Felice Gimondi e trionfando in una delle tappe più dure della cosa, la Rocca Pietore - Cavalese. Al termine di quell'edizione del Giro vinse la classifica riservata agli scalatori. Due anni più tardi indossò la maglia rosa sino alla quart'ultima tappa

TRENTO. Il mondo del ciclismo piange la scomparsa di Claudio Michelotto, ex professionista - dal 1966 al 1973 -, che in carriera aveva conquistato numerosi successi, quali la Tirreno - Adriatico e la Coppa Agostoni nel 1968, il Giro di Sardegna, il Trofeo Laigueglia e la Milano - Torino nel 1969 e il Giro della Campania nel 1971.
Nato a Trento nel 1942 (avrebbe compiuto 83 anni il prossimo 31 ottobre), Michelotto era una passista - scalatore abilissimo sia nelle gare di un giorno che nelle corse a tappe: nel 1969 chiuse al secondo posto il Giro d'Italia, contendendo la vittoria finale a Felice Gimondi e trionfando in una delle tappe più dure della cosa, la Rocca Pietore - Cavalese. Al termine di quell'edizione del Giro vinse la classifica riservata agli scalatori.
Due anni più tardi, nel 1971, indossò la maglia rosa per dieci giorni, dall'ottava alla 17esima tappa, per poi cederla allo svedese Pettersson al termine della quart'ultima frazione. Decisiva fu una crisi sul Pordoi durante la Lienz - Falcade: Michelotto, che aveva avuto dei problemi di salute nei giorni precedenti, venne attaccato più volte dagli avversari, sino a quando non cedette.
La sua avventura nel professionismo terminò due anni dopo, nel 1973, dopo sette stagioni, iniziando a lavorare nel commercio di auto. Continuò a pedalare, per pura passione, partecipando a tante gare amatoriali anche dopo aver interrotto l'attività ufficiale.
Claudio Michelotto è scomparso qualche giorno fa: tutto il mondo del ciclismo locale lo sta ricordando con grande affetto












