Immagini di ragazzine sessualmente esplicite e frasi come ''un neg*o in un fosso è sempre un buongiorno'': allenatore di sci e atleta condannati per una 'chat' oscena
La chat si chiamava ''Francesco Totti'' ed era diretta agli atleti maschi per la stragrande maggioranza minorenni. Il tecnico, bassanese sottoufficiale dell'Esercito, è stato condannato a un anno e tre mesi di reclusione e 6mila euro di multa. Il giovane atleta a dieci mesi di reclusione e 4mila euro di multa. Per entrambi pena sospesa con la condizionale

VERONA. Foto di atlete minorenni, frasi razziste e contenuti di odio raziale. Il tutto in una chat dove si trovavano ragazzini con meno di 18 anni. Hanno patteggiato la pena in tribunale a Verona un allenatore di 36anni e un tesserato di 20 di una squadra di sci nordico. Il tecnico, bassanese sottoufficiale dell'Esercito, è stato condannato a un anno e tre mesi di reclusione e 6mila euro di multa. Il giovane atleta a dieci mesi di reclusione e 4mila euro di multa per entrambi pena sospesa con la condizionale.
Per i due l'accusa era quella di diffusione di immagini sessualmente esplicite e di propaganda razzista. Le indagini hanno rivelato che le immagini, prima erano state condivise tra le atlete minorenni e i loro coetanei e poi inoltrate dal giovane atleta e dal tecnico nella chat della squadra maschile, composta da ragazzi sotto i 18 anni. E in cambio di queste foto prometteva ai ragazzi un posto nella squadra che poi avrebbe gareggiato.
La chat si chiamava ''Francesco Totti' ed è un ricettacolo di immagini sessualmente esplicite, orribili frasi razziste e violente (''aiuto sono sull'autobus e sono circondato dai ne*ri''; ''un neg*o giù per un fosso è sempre un bel buongiorno'') e anche delle immagini che in qualche modo inneggiavano a Hitler e meme e video di vario tipo considerati di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione raziale, etnica o religiosa.
La voce di quella chat era arrivata a qualche genitore e mentre la vicenda stava emergendo, diventando in qualche modo di dominio pubblico nell'ambiente dello sci, il tecnico si era tolto dalla chat, ma ormai era troppo tardi. Per il 36enne era già arrivata la sospensione dall'attività sportiva per sei mesi ad opera della Corte federale d'appello della Fisi mentre il tribunale militare aveva ritenuto di archiviare il procedimento.

















