Innocente dopo 3 anni di carcere a Trento vince la causa contro il Ministero della Giustizia: sarà risarcito con 230 mila euro
Lawrence nel 2018 era stato condannato a Trento a 12 anni di carcere per i reati di riduzione in schiavitù, violenza sessuale e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina pluriaggravata a danno di una connazionale. Da quel momento, dopo oltre 5 anni di processo e dopo quasi 3 anni passati in carcere in misura cautelare, nel marzo del 2024, era stato proclamato innocente dalla Corte d'Assise di Trento

TRENTO. Dopo quasi tre anni trascorsi in carcere e un processo durato cinque anni, Saribo Lawrence è stato riconosciuto innocente e ora sarà anche risarcito dallo Stato con oltre 230 mila euro per ingiusta detenzione.
Lawrence nel 2018 era stato condannato a Trento a 12 anni di carcere per i reati di riduzione in schiavitù, violenza sessuale e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina pluriaggravata a danno di una connazionale. Da quel momento, dopo oltre 5 anni di processo e dopo quasi 3 anni passati in carcere in misura cautelare, nel marzo del 2024, era stato proclamato innocente dalla Corte d'Assise di Trento. Sentenza poi divenuta irrevocabile sancendo la definitiva assoluzione dell’uomo.
Assieme al proprio legale, l’avvocato Nicola Zilio, Saribo Lawrence aveva poi deciso di avviare una causa contro il Ministero della Giustizia per ingiusta detenzione. Una causa che ora ha vinto con il riconoscimento di oltre 230.000 euro di danni che verranno pagati dallo Stato.
LA DENUNCIA
Le indagini erano iniziate nel 2016 quando una giovane nigeriana si recò in Questura a Bologna per raccontare la sua drammatica esperienza del viaggio clandestino verso l’Italia. Nel corso della sua testimonianza la donna aveva spiegato agli investigatori le modalità di reclutamento in patria delle giovani e ignare donne, il trasferimento in Libia, il viaggio verso l’Italia e infine l'approdo in Francia.
Un racconto fatto di atteggiamenti violenti e intimidatori degli aguzzini, comprese le costanti minacce di morte ma non solo. Le ragazze, tutte tra i 20 e i 30 anni, da quanto risultava dalle dichiarazioni della denunciante, venivano reclutate in Nigeria con la falsa promessa di un lavoro in Europa, intimorite, venivano sottoposte a rito voodoo (ju-ju), in modo che fossero vincolate al pagamento del debito, circa 30 mila euro per coprire le spese di viaggio per raggiungere l'Italia. Per questo erano costrette a prostituirsi.
GLI INDAGATI E LE CONDANNE NEL 2018
I principali imputati per il reato di associazione a delinquere, considerati la mente criminale, furono Olivia Atuma, classe 1987 difesa dall’avvocata Matilde Greselin, e Justice Ehiorobo, classe 1990, anch’esso difeso sempre dall'avvocato Zilio.
Per loro, nel 2018, dopo essere stati assolti dall'accusa di associazione a delinquere rimase il reato di tratta di esseri umani che fu però riqualificato giuridicamente nell'ipotesi meno grave di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. A fronte di questa riqualificazione dei fatti è stato possibile per le difese chiedere ed ottenere il patteggiamento alla pena di 3 anni e 8 mesi di reclusione per la coppia.
Coinvolti nel processo ci furono altri tre soggetti, tutti fratelli di Olivia Atuma, anch’essi, secondo la prospettiva iniziale, considerati come compartecipi dell'associazione a delinquere e che aiutavano soprattutto la sorella Olivia nella gestione della tratta.
Con la sentenza arrivata nel 2018, il giudice assolse Andrea Atuma, difeso dall'avvocato Angelica Domenichelli di Trento mentre condannò Harrison Atuma, difeso dall'avvocato Marco Tognoli di Brescia, alla pena di anni 3 di reclusione, sempre riqualificando i fatti nell'ipotesi di favoreggiamento di immigrazione clandestina.
Il GUP, aveva però al tempo invitato il Pubblico Ministero a contestare a Lawrence Saribo anche il reato di violenza sessuale, per fatti avvenuti in Libia nel gennaio 2016 e, per procedere anche per tale reato commesso all’estero, era persino stata chiesta ed ottenuta l’autorizzazione a procedere del Ministro. All’esito del Giudizio l’uomo era stato condannato alla pena di 12 anni di reclusione oltre ad un risarcimento in favore della persona offesa di 25.000 euro, a solo titolo di provvisionale.
Condanna tuttavia basata sulle sole dichiarazioni della denunciante che era stata ritenuta credibile e attendibile dal Giudice, pur in assenza di riscontri alle sue affermazioni.
Impianto accusatorio poi del tutto stravolto dalla sentenza del marzo dello scorso anno dalla Corte d’Assise d’Appello che ha ritenuto, in assenza di prove certe, che l’imputato dovesse essere assolto perché il fatto non sussiste quanto alla violenza sessuale e alla riduzione in schiavitù, e per non aver commesso il fatto per il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Accogliendo le argomentazioni della difesa, sono stati valorizzati alcuni messaggi ed intercettazioni effettuate dagli inquirenti, che erano incompatibili con quanto scritto in denuncia e che mettevano in dubbio l’attendibilità della ragazza, con l’impossibilità di condannare l’uomo oltre ogni ragionevole dubbio. Ma ciò, dopo che lo stesso era stato tenuto in carcere in via cautelare in primo grado per quasi 3 anni.














