La rinascita dopo il rogo: i boschi della Val Venosta risorgono dalle ceneri con specie resistenti al calore e alla siccità
I lavori di risanamento non si concentrano infatti solo sul ripristino, ma puntano a un futuro ricco di biodiversità

BOLZANO. Dopo i devastanti incendi boschivi che hanno colpito i comuni di Laces, Prato allo Stelvio e Stelvio la scorsa primavera (QUI l'articolo), le foreste stanno già vivendo la loro fase di rinascita. I lavori di risanamento, avviati con dal Servizio forestale provinciale in accordo con Comuni e proprietari terrieri, non si concentrano infatti solo sul ripristino, ma puntano a un futuro ricco di biodiversità.
“Il Servizio forestale provinciale e i forestali della zona stanno facendo un ottimo lavoro per mettere in sicurezza le aree danneggiate, rimboschire e prevenire futuri pericoli naturali,” sottolinea l'assessore provinciale alle Foreste, Luis Walcher. L'assessore ha anche voluto rimarcare la grande professionalità e l'impegno dei forestali, figure che “lavorano su terreni ripidi, con vento e intemperie, e svolgono un lavoro pionieristico per la protezione della nostra popolazione e del nostro paesaggio.”
I lavori di pianificazione e progettazione sono iniziati immediatamente dopo gli incendi, come riassume Günther Unterhiner, direttore della Ripartizione Servizio forestale.
Nei mesi scorsi, sono già stati completati i primi interventi essenziali e ne sono stati pianificati di cruciali. A Laces, a causa delle condizioni geologiche instabili, l'accesso alla fattoria Platztair, nella frazione di San Martino, è stato spostato su un breve tratto sul versante montuoso e i lavori sono stati conclusi con successo a settembre. Inoltre, è stata progettata la realizzazione del bacino antincendio in località Albl, con inizio lavori previsto per la prossima primavera. Sono state avviate anche indagini per ripristinare la vecchia strada della fattoria San Martino come accesso di emergenza. A Prato allo Stelvio, nell'area bruciata del sentiero Montoni, i lavori di sgombero sono iniziati subito dopo lo spegnimento del rogo.
Nelle aree boschive completamente distrutte, in particolare nei pressi di Laces, l'azione di rimboschimento è già in pieno svolgimento. Sotto la guida del responsabile della stazione forestale locale Christian Santer, sono stati piantati oltre 1000 alberi decidui autoctoni, tra cui sorbi, ciliegi selvatici, aceri montani, betulle, frassini e carpini, ai quali si sono aggiunti arbusti come sambuco, salice, rosa canina e ginepro.
La strategia del Servizio forestale provinciale è chiara: "L'obiettivo è quello di ripristinare la funzione protettiva naturale della foresta e, allo stesso tempo, promuovere la biodiversità," spiega il vicedirettore dell'Ispettorato forestale di Silandro, Andreas Platter. Inoltre, il rimboschimento si sta concentrando su specie resistenti alla siccità e al calore per rendere la foresta più adatta al clima.
A Prato e Stelvio, sotto la direzione del coordinatore del cantiere Fabian Stecher e della responsabile della stazione forestale Barbara Folie, sono stati seminati inizialmente semi di specie pioniere come betulla e sorbo, seguiti in estate dalla piantumazione di giovani alberi decidui e arbusti. A causa della siccità, i lavori di piantumazione intensivi sono ripresi a metà ottobre, e gli alberelli piantati favoriranno il ringiovanimento naturale.
Per la sopravvivenza delle nuove piante, si utilizzano protezioni sostenibili in legno e gabbie metalliche riutilizzabili per difenderle dalla selvaggina. In una collaborazione virtuosa con il Comitato Prato allo Stelvio, i tronchi degli alberi bruciati sono stati disposti trasversalmente al pendio, offrendo alle giovani piante protezione dalla neve, dal sole e dai danni della fauna selvatica.
Oltre al rimboschimento, sono in corso importanti interventi tecnici per il ripristino delle strade forestali e il miglioramento delle infrastrutture antincendio esistenti (idranti, stazioni di pompaggio e bacino antincendio Schartalm), progetti che saranno completati nella prossima stagione lavorativa.
“I lavori proseguiranno ancora per molto tempo”, conclude Platter, a sottolineare la vastità e la meticolosità degli interventi necessari per la piena ripresa dell'ecosistema.














