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Trento
31 ottobre | 06:00

L'indagine sulla morte di Matilde Lorenzi: è clamorosa la notizia dell'esistenza di un video dell'incidente. De Chiesa: "Perché non è uscito prima? Perché le forze dell'ordine non hanno chiesto nulla?"

Chi l'ha girato? La Fisi come "ripresa tecnica" che, una volta che gli è stato richiesto in via ufficiale, l'ha consegnato alla famiglia Lorenzi. Che, a sua volta, lo ha inserito nella memoria prodotta per chiedere la riapertura del caso. E, allora, perché tale video non è stato esibito prima, subito dopo l'accaduto? E, soprattutto, perché le forze dell'ordine intervenute sul posto, nel momento in cui hanno dovuto acquisire tutti gli elementi da consegnare poi al pm, non hanno chiesto se esistesse un supporto video dell'incidente?

BOLZANO. La notizia che esiste un video (nemmeno troppo "misterioso", visto che erano in diversi, esclusi gli "interessanti", a sapere dell'esistenza di questo preziosissimo file) è piombata come un fulmine sull'inchiesta che riguarda la tragica scomparsa della giovane sciatrice Matilde Lorenzi.

 

Un video dove si vede chiaramente l'incidente mortale avvenuto il 28 ottobre 2024 sulla pista Grawand 1, in val Senales, che rimette tutto in discussione e apre scenari completamente diversi.

 

Le domande che sorgono spontanee, alla luce della riapertura del caso sulla morte della giovane sciatrice (Qui articolo) e del comunicato ufficiale diramato dalla Procura di Bolzano (Qui articolo), adesso sono tantissime. Certamente più di quante non ve ne erano già un anno fa. E le risposte ad alcuni dei quesiti potrebbero diradare dubbi e cancellare ipotesi ''inquietanti'' riguardo la vicenda.

 

Nella nota emessa dalla Procura altoatesina viene specificato che il procedimento è stato riaperto ormai mesi fa (a febbraio) "dopo il deposito di una memoria prodotta dalle persone offese (cioè la famiglia Lorenzi, ndr) con allegate due consulenze (una medica - legale, secondo la quale, alla luce della documentazione sanitaria già acquisita, "la morte della sciatrice non è stata causata dalla caduta lungo il tracciato ma dal successivo impatto contro il margine rialzato della pista" e una relativa alle eventuali misure di sicurezza omesse che avrebbero impedito il verificarsi dell'evento) e la videoregistrazione della dinamica dell'incidente".

 

Ecco, le ultime sei parole del paragrafo arrivano con la forza di un vero e proprio tornado. Dunque esiste, anzi è sempre esistito, un video che mostra le immagini (terribili) della caduta della gigantista azzurra.

 

Un incidente risultato poi fatale alla 20enne sciatrice piemontese, che venne soccorsa sul posto, elitrasportata all'ospedale San Maurizio di Bolzano dove morì pochi minuti prima della mezzanotte dello stesso giorno (Qui articolo).

 

Il video è stato consegnato nelle mani del magistrato che si occupa dell'indagine, all'interno della memoria difensiva prodotta dalla famiglia Lorenzi, tramite il proprio avvocato Gian Maria Nicastro. Tale prova, di fondamentale importanza, è stata acquista durante le indagini difensive effettuate durante i mesi di novembre, dicembre e gennaio.

 

Chi l'ha girato? La Fisi come "ripresa tecnica" (come è normale accada, al giorno d'oggi, per gli allenamenti delle squadre nazionali, degli atleti top level: la fase di "analyst" ha acquisito un'importanza fondamentale, in tutte le discipline, sci compreso) che, una volta che gli è stato richiesto in via ufficiale, l'ha consegnato alla famiglia Lorenzi. Che, a sua volta, lo ha inserito nella memoria prodotta per chiedere la riapertura del caso.

 

E, allora, perché tale video non è stato esibito prima, subito dopo l'accaduto? E, soprattutto, perché le forze dell'ordine intervenute sul posto, nel momento in cui hanno dovuto acquisire tutti gli elementi da consegnare poi al pm, non hanno chiesto se esistesse un supporto video dell'incidente? 

 

Appare evidente, e adesso è certificato dalla Procura, che le indagini siano state tutt'altro che approfondite, con una tragedia di simili proporzioni che è stata subito "derubricata" ad una caduta.

 

Chi non ha mai creduto alla tesi della caduta in pista e della "sfortuna" è Paolo De Chiesa, l'ex sciatore azzurro e da trent'anni opinionista di RaiSport che, già all'indomani dell'accaduto, a Il Dolomiti, aveva espresso tante perplessità, sia riguardo le condizioni di sicurezza della pista sia per la tempestività con cui erano state chiuse le indagini.

 

"In primis sono molto contento - spiega De Chiesa - che l'indagine su questo tragico evento sia stata riaperta. Lo avevo detto, lo ribadisco e, adesso, queste mie parole sono suffragate dalle decisione della Procura di Bolzano: il caso era stato archiviato troppo frettolosamente, erano state omesse informazioni estremamente importanti, decisive ai fini dell'accertamento dei fatti. Da quel tragico 28 ottobre 2024 non è passato un giorno in cui non ho pensato e non ho detto che Matilde non poteva essere morta per un caduta in pista, per aver "sbattuto la faccia" contro la neve, perché era stata "sfortunata". Io lo sapevo da tempo che esisteva una ripresa video dell'incidente e, adesso, mi chiedo: perché tale video non è "uscito" prima? Perché è stato nascosto? Perché chi si è occupato di effettuare i rilievi sul luogo dell'incidente non ha verificato se vi fosse della documentazione video e fotografica dell'accaduto? Queste sono domande a cui dovrà essere data una risposta".

 

La vicenda riguardante la morte di Matilde Lorenzi ha diversi punti "oscuri", che dovranno essere chiariti dalle indagini. Che dovranno accertare se le due persone indagate abbiano effettivamente responsabilità per quanto accaduto e se ci sono state omissioni o tentativi di occultare la verità.

 

"E' fondamentale - conclude il commentatore tecnico di RaiSport - che su questa vicenda venga fatta piena luce. Per Matilde, la sua famiglia, ma anche per tutti gli sciatori impegnati sulle piste che devono potersi allenare in condizioni di massima sicurezza. I tempi sono cambiati, adesso sotto i piedi gli atleti hanno dei veri e propri "missili" che sono pronti ad "esplodere: e, allora, bisogna proteggere gli atleti, prevenire ogni possibile rischio. I muretti devono essere a distanza, servono le reti di protezione adeguate, non solamente nei punti più pericolosi della pista, ma dovunque, perché l'imprevisto può capitare sempre, dovunque e a chiunque, compresi i fuoriclasse. Su questi temi non si scherza, stiamo parlando della vita degli atleti. Adesso non ci resta che aspettare che l'indagine faccia il proprio corso, che i fatti vengano ricostruiti esattamente, che venga appurato se qualcuno ha mistificato la realtà o avuto un comportamento omertoso durante l'ultimo anno e che venga chiarito, una vola per tutte, se quanto accaduto alla povera Matilde poteva essere evitato. Per quanto mi riguarda ripeto quanto ho già detto centinaia di volte: sì, la tragedia poteva essere evitata, ma adesso - per fortuna - lo pensano anche altri, compresa la magistratura".

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