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Bolzano
29 ottobre | 21:42

Morte di Matilde Lorenzi: riaperta l'inchiesta. Due persone indagate per il decesso della giovane sciatrice azzurra: si tratta del suo allenatore e del responsabile della sicurezza della pista

A dare la notizia è stata la famiglia, con una nota ufficiale: l'inchiesta sulla morte di Matilde Lorenzi è stata riaperta. E' in corso un procedimento penale e due persone, l'allenatore della giovane sciatrice piemontese, scomparsa un anno e un giorno fa - il 28 ottobre 2024 - e il responsabile della sicurezza della pista - la Grawand 1, in Val Senales -, sulla quale la 20enne, promessa dello sci azzurro, si stava allenando risultano indagate

BOLZANO. A dare la notizia è stata la famiglia, con una nota ufficiale: l'inchiesta sulla morte di Matilde Lorenzi è stata riaperta.

 

E' infatti in corso un procedimento penale e due persone, l'allenatore della giovane sciatrice piemontese, scomparsa un anno e un giorno fa - il 28 ottobre 2024 - e il responsabile della sicurezza della pista - la Grawand 1, in Val Senales -, sulla quale la 20enne, promessa dello sci azzurro, si stava allenando, risultano indagate.

 

L'ipotesi di reato è quella di omicidio colposo.

 

E' una notizia che ha del clamoroso. In realtà il caso è stato riaperto già nove mesi fa, a gennaio 2025, ma la famiglia Lorenzi ha scelto - saggiamente - di non divulgare la notizia per evitare ulteriore ed eccessivo clamore attorno ad una vicenda e permettere agli inquirenti di lavorare nel più totale riserbo.

 

Di sicuro la memoria consegnata alla Procura di Bolzano nove mesi fa da parte dell'avvocato della famiglia Lorenzi, il legale torinese Gian Maria Nicastro, contenente alcune consulenze tecniche di parte, ha fornito ulteriore e preziosissimi elementi al pm altoatesino Igor Secco, che ha deciso di riaprire le indagini.

 

E ha disposto un doppio incidente probatorio, che è in corso in questi giorni (si è svolta una sola seduta, ne seguiranno altre e le considerazioni finali verranno depositate entro 90 giorni), il "primo" per ricostruire esattamente l'accaduto da un punto di vista "tecnico", il "secondo", di tipo medico - legale, per stabilire, con esattezza, quali siano state le lesioni che hanno portato alla morte la giovane sciatrice, che non venne sottoposta ad autopsia.

 

Un anno fa il caso era stato archiviato poche ore dopo la morte di Matilde Lorenzi: l'incidente era avvenuto durante l'allenamento mattutino del 28 ottobre e il decesso era avvenuto all'ospedale San Maurizio nella notte tra lunedì e martedì.

 

Il comunicato emesso dalla Procura altoatesina già il 29 ottobre mise fine alla vicenda visto che, analizzati gli elementi consegnati al giudice titolare dell'indagine da parte delle forze dell'ordine che si recarono sul luogo della tragedia per i rilievi, non venivano rilevate responsabilità di tipo penale.

 

Adesso la svolta, con due persone che risultano indagate.

 

"Siamo fiduciosi che i periti nominati dal Tribunale di Bolzano - spiega al telefono l'avvocato della famiglia Lorenzi, Gian Maria Nicastro - saranno in grado di ricostruire con estrema chiarezza quanto accaduto alla povera Matilde Lorenzi e così fornire ai Giudici i dati necessari per valutare le responsabilità del caso".

 

Sulla vicenda, più volte, si era espresso Paolo De Chiesa, l'ex campione azzurro e da trent'anni commentatore tecnico di RaiSport: sin da subito De Chiesa aveva espresso dei dubbi (tanto per utilizzare un eufemismo) riguardo le condizioni di sicurezza della pista (Qui articolo) e poi, assieme all'altro ex membro della "Valanga Azzurra" Piero Gros, si era detto "esterrefatto" del fatto che le indagini fossero state chiuse immediatamente (Qui articolo).

 

Due giorni dopo il decesso, le dichiarazioni rilasciate all'Agi (Agenzia Giornalistica Italia) da parte del direttore marketing dell'Alpin Arena Senales, Stefan Hutter, avevano fatto parecchio discutere.

 

"Posso dire che non c'era nessun ostacolo. Matilde si è infortunata sulla pista è poi è scivolata fuori dove c'era solo neve e non c'erano sassi, la parte ripida l'aveva già superata. La rete? In quel tratto della pista non serve, perché è su un tratto pianeggiante. I carabinieri della Val Senales e anche i soccorritori di Selva Gardena hanno subito escluso una nostra responsabilità, poi anche i magistrati hanno confermato che non ci sono responsabilità".

 

Riguardo al modus operandi della Procura di Bolzano, due consiglieri del Csm avevano chiesto l'apertura di una pratica per "fare chiarezza sulla correttezza e completezza delle indagini svolte" (Qui articolo e Qui articolo), a cui però non era seguito alcun provvedimento ufficiale.

 

A gennaio, ma si è saputo solamente oggi, l'inchiesta è stata riaperta, grazie al coraggio e alla determinazione della famiglia Lorenzi.

 

Di seguito riportiamo integralmente il comunicato integrale emesso dalla famiglia Lorenzi.

 

"A nome di tutta la famiglia Lorenzi - si legge nella nota ufficiale - volevamo informare che dopo la scomparsa della nostra Matilde abbiamo ritenuto di attendere le valutazioni della Procura della Repubblica di Bolzano, con la quale i nostri difensori di fiducia si sono interfacciati sin dallo scorso gennaio, affinché si potesse far chiarezza sulla dinamica di quanto occorso. La Procura della Repubblica di Bolzano ha accolto le nostre richieste e ha dato impulso ad un procedimento penale, ad oggi pendente cui è in corso un incidente probatorio che porterà a ricostruire, sia dal punto di vista della dinamica, sia da quello medico, le cause della tragedia che ha colpito tutti noi".

 

"Riteniamo questo passaggio doveroso nei confronti della nostra Matilde - prosegue la famiglia Lorenzi - in modo che il suo sacrificio possa risultare utile in futuro per la sicurezza dei tanti atleti che, come lei, quotidianamente si allenano sulle piste da sci. Dopo un breve ma doloroso periodo di riflessione la nostra famiglia ha creato la Fondazione Matilde Lorenzi ETS, che intende promuovere e sviluppare progetti finalizzati all’implementazione della sicurezza nello sci, con la convinzione che ogni sciatore e ogni atleta, indipendentemente dall’età o dal livello, meriti di praticare questo sport in un ambiente sicuro e consapevole, dove la prevenzione e la formazione siano prioritarie".

 

"La scelta di chiedere approfondimenti su quanto accaduto a Matilde per una corretta ricostruzione dei fatti è fondamentale non solo per dare giustizia a lei, ma anche per gli obiettivi della Fondazione - aggiungono i familiari della giovane sciatrice piemontese -. Dobbiamo trarre insegnamento dalla nostra immensa tragedia con l’obiettivo che in futuro venga analizzato preventivamente ogni fattore di rischio per così evitare che altri giovani si trovino ad allenarsi o gareggiare in condizioni di pericolo. Crediamo di doverlo a Lei e a tutti i ragazzi che amano questo stupendo sport, lo dobbiamo a tutte le sue amiche, alle sue compagne di squadra, a tutti quei ragazzi che sognano di diventare degli atleti professionisti e a tutto l’ambiente che gira intorno al mondo dello sci agonistico affinché non si debbano mai più commentare notizie così tragiche. Ancora oggi ci manca il respiro, ma lavorare per la Fondazione ci dà forza e coraggio e non potevamo andare avanti senza questo importante tassello. Confidiamo nel lavoro dei magistrati e degli esperti nominati dal tribunale e siamo fiduciosi che sapranno ricostruire correttamente quanto accaduto, individuando se vi siano state carenze nelle misure di sicurezza e/o di prevenzione. Proprio per questo e per il rispetto nel lavoro delle istituzioni, riteniamo opportuno e corretto non commentare ulteriormente la vicenda processuale -sulla quale non rilasceremo ulteriori dichiarazioni - attendendo l’esito delle indagini in corso".

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