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Trento
21 novembre | 19:48

I dubbi di Paolo De Chiesa e Piero Gros sulla morte di Matilde Lorenzi: "Esterrefatti che l'indagine sia stata chiusa e dalle motivazioni. Le barriere? Non c'erano"

"Lì, secondo noi, doveva esserci una doppia fila di reti "B", come nella pista sottostante, la "Leo Gurschler", in grado di assorbire l'impatto, in un fazzoletto di neve, di un atleta che viaggia a 60 - 70 chilometri all'ora, come scientificamente provato dai produttori delle reti" affermano i due campionissimi della "Valanga Azzurra". "Facciamo tutto questo per contribuire a far sì che simili tragici eventi non si ripetano più. Quando si parla di sicurezza non è mai troppo"

TRENTO. "Siamo rimasti semplicemente allibiti nel leggere le dichiarazioni rese dal procuratore facente funzioni di Bolzano, Axel Bisignano, riguardo la morte di Matilde Lorenzi. Nell'intervista rilasciata a Niccolò Zancan, inviato de La Stampa, che è salito sino a Bolzano per approfondire la vicenda, il dottor Bisignano afferma che l'indagine è stata chiusa perché il pm incaricato non ha ravvisato profili di reato. Ci hanno lasciato basiti le dichiarazioni del tenente colonnello Nicola Darida, comandante del reparto operativo di Bolzano e portavoce dell'Arma quando, riguardo le barriere - citiamo testualmente -, afferma che 'certo che c'erano. Quella pista è usata da tutte le squadre di sci del mondo. Da lontano ognuno può dire quello che vuole, ma noi siamo andati lì. Abbiamo scattato le fotografie, abbiamo fatto i rilievi e abbiamo la testimonianza più importante, quella dell'allenatore che seguiva Matilde Lorenzi. Aveva la visuale libera: ha spiegato con precisione quello che è successo'. Lo stesso tenente colonnello Darida spiega anche e pure qui riportiamo precisamente quello che è stato scritto -, che 'Matilde Lorenzi è morta per i traumi riportati in quella caduta. Per il trauma cranico e toracico, come è stato confermato dai medici. E' morta per la caduta in pista, non per il volo conseguente'. Parole, anche queste, che ci lasciano perplessi".

 

Paolo De Chiesa, ex membro della "Valanga Azzurra" e da oltre trent'anni una delle "voci" tecniche di RaiSport quando si parla di sci alpino, aveva già sollevato fortissime perplessità riguardo alla sicurezza della pista della Val Senales (QUI ARTICOLO) sulla quale Matilde Lorenzi era caduta il 28 ottobre. Successivamente la giovane sciatrice piemontese è spirata nell'ospedale di Bolzano, dove era stata ricoverata in condizioni disperate.

 

Il pensiero di De Chiesa è il medesimo di un altro "campionissimo" dello sci azzurro, il campione olimpico a Innsbruck '72 Piero Gros: dopo aver letto l'intervista - pubblicata su La Stampa - del magistrato altoatesino Axel Bisignano, che ha spiegato all'inviato del quotidiano torinese i motivi che hanno portato ad una rapidissima chiusura del caso legato alla morte di Matilde Lorenzi, i due ex compagni di squadra in Nazionale sono sobbalzati sulla sedia. E hanno deciso di non tacere i propri dubbi.

 

"Per chi ha fatto, fa parte del mondo dello sci e conosce perfettamente le dinamiche di questo sport - spiegano De Chiesa e Gros - leggere quanto dichiarato dal dottor Bisignano e dal portavoce dell'Arma dei Carabinieri non può che lasciare esterrefatti. Viene affermato che le barriere erano presenti. Ma dove? Dove sono? Nei video e nelle foto scattate immediatamente dopo l'incidente, non vi è traccia di barriere: crediamo sia importante conoscere la verità. Oppure viene considerata una"barriera" il muretto costruito con la neve accumulata dai gatti che, a quelle temperature, diventa durissimo? Lì, secondo noi, doveva esserci una doppia fila di reti "B", come nella pista sottostante, la "Leo Gurschler", in grado di assorbire l'impatto, in un fazzoletto di neve, di un atleta che viaggia a 60 - 70 chilometri all'ora, come scientificamente provato dai produttori delle reti. Poi notiamo una clamorosa incongruenza. Il tenente colonnello Darida afferma che in quel punto c'erano le barriere, mentre il direttore marketing dell'Alpin Arena Senales, Stefan Hutter, aveva dichiarato all'Agi che 'Matilde si è infortunata sulla pista e poi è scivolata fuori dove c'era solo neve e non c'erano sassi, la parte ripida l'aveva già superata. La rete? In quel tratto della pista non serve, perché è su un tratto pianeggiante" (QUI ARTICOLO). Quindi la rete c'era o non c'era perché non serviva? Si tratta di una contraddizione in termini, se non andiamo errati. Le foto in nostro possesso, le stesse che voi stessi avete pubblicato, dimostrano inequivocabilmente che a bordo pista, a distanza di pochi metri dal tracciato, c'era solamente il muretto di neve che (chi conosce minimamente lo sci, lo sa perfettamente), a quelle velocità e senza controllo, funge da trampolino e diventa un cordolo pericolosissimo, nel caso in cui il fuori pista adiacente sia un dirupo con due metri di dislivello. E poi come si fa ad affermare che Matilde sia morta in seguito alla caduta sulla pista e non per il volo conseguente fuori pista? E' stata fatta un'autopsia. No".

 

E poi avete anche più di un dubbio sul tracciamento della pista.

"Questo è il secondo grande elemento di discussione, sul quale nessuno è intervenuto. Ed è clamoroso ma, evidentemente, l'analisi del luogo è stata effettuata senza avere competenze specifiche in materia di sci alpino. Le reti non ci sono ma, anche fossero state posizionate correttamente, la distanza tra le porte più "esterne" e il bordo pista era assolutamente insufficiente. Non si può tracciare in questo modo, nemmeno se lo spazio a disposizione è ridotto ai minimi termini come sulla pista della Val Senales. A quel punto non si scende o si modifica sensibilmente il percorso, lasciando una via di fuga laterale. Noi ribadiamo il concetto che abbiamo espresso più volte: non c'erano le condizioni di sicurezza per scendere e allenarsi. Anche con le reti, "spigolando" a quella velocità, senza la dovuta distanza di sicurezza, il rischio di farsi seriamente male sarebbe stato comunque elevatissimo. La "spigolata" non è assolutamente fine a se stessa: chiunque abbia praticato un minimo di sci sa perfettamente che vieni "sparato" lontano e, se il bordo è vicino, si finisce inevitabilmente fuori dalla pista. Così come è accaduto alla povera Matilde".

 

La famiglia di Matilde Lorenzi ha detto "basta così". Vi siete dati una spiegazione a riguardo?

"Tutti devono rispettare il dolore di una famiglia meravigliosa che ha reagito con incredibile forza e dignità ad una tragedia simile. Non vogliamo sostituirci a loro, ci mancherebbe, ma esprimiamo - da esperti quali riteniamo di essere - le nostre perplessità riguardo a spiegazioni che non ci convincono. L'inchiesta è stata aperta e chiusa in pochi giorni e quanto accaduto non può essere derubricato ad un semplice errore tecnico o alla sfortuna. Per noi, e tanti altri nostri colleghi, non è così. E, sia chiaro, facciamo tutto questo per contribuire a far sì che tragici eventi come quello accaduto in Val Senales non si ripetano più. Quando si parla di sicurezza non è mai troppo. Parlarne è il primo step, ma non basta".

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