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Trento
28 novembre | 18:57

Morte di Matilde Lorenzi, la procura cerca di fare chiarezza: ''Morte accidentale. Palinatura posizionata correttamente''. Ma allora le barriere non c'erano?

Un punto diventa indubbiamente controverso visto che su La Stampa nell'articolo di Niccolò Zancan del 21 novembre, il tenente colonnello Nicola Darida, comandante del reparto operativo di Bolzano e portavoce dell'Arma, aveva detto che le barriere c'erano, quando il direttore marketing dell'Alpin Arena Senales all'Agi aveva dichiarato che la rete contenitiva in quel tratto non serviva e oggi la procura chiarisce che le barriere non c'erano, c'erano solo i paletti demarcatori della pista

Morte di Matilde Lorenzi, la procura cerca di fare chiarezza: Morte accidentale

TRENTO. Un comunicato più lungo, ma che non aggiunge molto di più rispetto a quello pubblicato poche ore dopo il decesso di Matilde Lorenzi. Eppure un punto diventa indubbiamente controverso visto che su La Stampa nell'articolo di Niccolò Zancan del 21 novembre, il tenente colonnello Nicola Darida, comandante del reparto operativo di Bolzano e portavoce dell'Arma, aveva detto che le barriere c'erano, quando il direttore marketing dell'Alpin Arena Senales all'Agi aveva dichiarato che la rete contenitiva in quel tratto non serviva e oggi la procura chiarisce che le barriere non c'erano, c'erano solo i paletti demarcatori della pista.

 

La vicenda è ormai tristemente nota e riguarda la tragica morte della sciatrice azzurra Matilde Lorenzi avvenuta a Bolzano il 29 ottobre in seguito alla gravissima caduta avvenuta il giorno precedente sulla pista "Grawand 1", in val Senales, durante un allenamento con la nazionale italiana juniores. Come Il Dolomiti abbiamo riportato i dubbi e le perplessità di due ex campionissimi dello sci azzurro Paolo De Chiesa e Piero Gros su come era stata trattata questa vicenda con le indagini archiviate immediatamente, tutto derubricato a tragica fatalità. Eppure una ragazza ha perso la vita e così la vicenda è approdata anche al Csm con l'intento, da parte di tutti, di vederci chiaro e di fare in modo che certe tragedie non si verifichino più.

 

Oggi un comunicato della procura per spiegare meglio la posizione degli inquirenti e nuove discrepanze che emergono. All'inviato del quotidiano torinese, infatti, il portavoce dei carabinieri Darida aveva specificato: "Certo che c'erano (alla domanda: "ma c'erano le barriere?, ndr). Quella pista è usata da tutte le squadre di sci del mondo. Da lontano ognuno può dire quello che vuole, ma noi siamo andati lì. Abbiamo scattato le fotografie, abbiamo fatti i rilievi e abbiamo la testimonianza più importante, quella dell'allenatore che seguiva Matilde Lorenzi".

 

Una frase che non tornava con quanto affermato da Stefan Hutter, direttore marketing dell'Alpin Arena Senales, che aveva dichiarato all'Agi (Agenzia Giornalistica Italia): "La rete? In quel tratto della pista non serve, perché è su un tratto pianeggiante", ma con il comunicato emesso quest'oggi - giovedì 28 novembre - dalla Procura di Bolzano aggiunge ulteriori dettagli: "Come si evince dalla visione di alcune fotografie apparse sulla stampa, quel tratto di pista non era delimitato da una rete di protezione/contenimento, posto che ai senso dell'art. 13 della legge provinciale n. 14/2010 (...), non vi erano curve o tratti contraddistinti da forte pendenza, ovvero caratteristiche tali da causare pericolose fuoriuscite di pista. Anche ai sensi degli art. 9 (...) non vi era alcun pericolo atipico, né interno né esterno alla pista (...), tale da imporre al gestore lungo quel tracciato di allenamento misure di protezione e/o segnaletiche, neppure ai sensi dell'art. 10 (...)".

 

Dunque il tratto di pista (non il "tratto del tracciato", particolare anche questo non di poco conto) non era considerato pericoloso (eppure è morta una ragazza) e, ai sensi delle leggi vigenti, non vi era l'obbligo per il gestore di approntare misure di protezione e segnalazione. Ma, allora, perché è stato dichiarato che le barriere erano presenti? Nel medesimo comunicato si parla di "palinatura posizionata nel rispetto della normativa vigente", ma i pali che indicano la fine della pista non possono (e non sono) considerati "barriera".

 

E poi, problema questo sollevato dagli ex campionissimi azzurri Paolo De Chiesa e Piero Gros (QUI ARTICOLO), non c'è alcun riferimento a come è stato "disegnato" il tracciato dello slalom gigante sul quale si stava allenando Matilde. Nessuna verifica (da parte di un perito) è stata effettuata a riguardo? Intanto, come Il Dolomiti ha raccontato in esclusiva qualche giorno fa, la vicenda è approdata al Consiglio Superiore della Magistratura, con l'apertura di una pratica da parte dei consiglieri Ernesto Carbone e Claudia Eccher, che hanno chiesto all'Ufficio di Presidenza di esaminare e valutare il comportamento della Procura di Bolzano (QUI ARTICOLO)

 

A riguardo si attendono comunicazioni ufficiali, con l'Ufficio di Presidenza che potrebbe archiviare la pratica, oppure inviarla alla Prima Commissione e alla Procura Generale della Cassazione per gli approfondimenti e le indagini del caso.

 

Di seguito il testo integrale della nota ufficiale della procura bolzanina che, se aveva come obiettivo quello di chiarire alcuni aspetti, ha fallito nel proprio intento.

"In merito al decesso di Lorenzi Matilde - questa la nota ufficiale della Procura di Bolzano -, a seguito dell’incidente sciistico avvenuto in data 28.10.2024, verso le ore 9:45, sulla pista “rossa”, ossia di media difficoltà, Grawand G1 del comprensorio sciistico “Alpin Arena Senales” sito in Senales (BZ), in Loc. Maso Corto, lungo un tracciato di slalom gigante, la Procura di Bolzano comunica quanto segue.

- Dalle dichiarazioni rese dall’allenatore della ragazza, il quale ha assistito in prima persona alla dinamica dell’incidente, risulta che l’incidente si è verificato mentre l’atleta “effettuava una spigolata, perdendo il controllo della discesa e finendo rovinosamente fuori pista”.

- I Carabinieri della Stazione di Senales e del  Centro Addestramento Alpino di Selva Val Gardena trasmettevano come fatto non costituente reato gli esiti degli accertamenti, posto che, come risulta dal verbale di sopralluogo e dalle fotografie allegate, la pista era delimitata con “palinatura posizionata nel rispetto della normativa vigente”, l’incidente si è verificato “nella fase finale della discesa e più precisamente nella zona pressochè pianeggiante caratterizzata da uno slargo con una pendenza modesta (circa 15°)”, e non venivano rilevate violazioni alla normativa sulla sicurezza.

- Come si evince dalla visione di alcune fotografie apparse sulla stampa, quel tratto di pista non era delimitato da una rete di protezione/contenimento, posto che ai sensi dell’art. 13 della legge provinciale n. 14/2010, così come da ultimo modificata con legge provinciale di Bolzano del 18.07.2023, n. 15, non vi erano curve o tratti contraddistinti da forte pendenza ovvero caratteristiche tali da causare pericolose fuoriuscite di pista. Anche ai sensi degli artt. 9 c. 1 e 3 e 7 L.P. 14/2010 (“delimitazione piste da sci”) non vi era alcun pericolo atipico, né interno nè esterno alla pista, come definito dall’art. 15 del Regolamento di esecuzione (ovvero piante, massi, sostegni di impianti di risalita, alberi, curve particolarmente strette in prossimità di precipizi, crepacci, motoslitte in movimento ecc…), tale da imporre al gestore lungo quel tracciato di allenamento misure di protezione e/o segnaletiche, neppure ai sensi dell’art. 10 D.lgs. 2021 n. 40.

- Come hanno rilevato i Carabinieri nella relazione di incidente sciistico, quel giorno la neve era compatta e ben battuta, c’era bel tempo, la visibilità era ottima, con assenza di vento.

- Posto, dunque, che nel tratto di pista dove si era verificato l’infortunio, le stesse caratteristiche della pista erano tali da escludere qualsivoglia obbligo di attivazione da parte del gestore, non sussistendo alcuna insidia interna o esterna alla pista, che dovesse giustificare l’adozione di apposite cautele, e non ravvisandosi né da parte dei Carabinieri né da parte della Procura la violazione di alcuna regola cautelare, si è ritenuto e si ritiene tutt’ora che l’evento mortale sia stato causato da un fatto meramente accidentale neppure astrattamente qualificabile come reato ed il relativo fascicolo è stato iscritto a modello 45 (come fatto non costituente reato); motivo per il quale non sono stati disposti neppure accertamenti autoptici, ma questa Procura ha rilasciato il prima possibile il nulla osta alla sepoltura, anche per rispetto della famiglia".

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